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Flotilla, l’inchiesta italiana si allarga: spuntano altri nomi pesantissimi

Pubblicato: 24/05/2026 09:40

L’inchiesta della procura di Roma sull’assalto israeliano alle navi della Flotilla potrebbe allargarsi ben oltre la figura di Itamar Ben-Gvir, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano già finito al centro delle attenzioni dei magistrati italiani. I pm coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi starebbero infatti valutando anche le eventuali responsabilità di altri esponenti della catena di comando militare e politica israeliana.
I nomi emergono da un dossier preparato dalla Fondazione Hind Rajab, organizzazione che raccoglie denunce e prove relative ai presunti crimini commessi a Gaza e nei Territori palestinesi. Il documento dovrebbe arrivare nelle prossime ore sulle scrivanie dei sostituti procuratori Lucia Lotti e Stefano Opilio.

I nomi nella lista consegnata ai magistrati

Al momento non risultano iscritti nel registro degli indagati né ipotesi di reato formalizzate, ma la direzione dell’indagine sembra ormai delineata. Nelle denunce raccolte dagli attivisti si parla di violenze sessuali, torture, sequestri di persona, rapine e persino del rischio di naufragio provocato durante l’abbordaggio delle imbarcazioni umanitarie.

Nel dossier figurerebbero i nomi del viceammiraglio Eyal Harel, nominato comandante della Marina israeliana poche settimane prima dell’operazione contro la Flotilla, del capo di Stato maggiore della Difesa Eyal Zamir, del capo del servizio penitenziario Kobi Yaakobi e del ministro della Difesa Israel Katz. Gli investigatori dovranno ora verificare eventuali responsabilità dirette oppure legate alla catena di comando.

Il video di Ben-Gvir al centro dell’indagine

La posizione più delicata resterebbe quella di Ben-Gvir. Alcune immagini pubblicate dallo stesso ministro sui social mostrerebbero infatti gli attivisti della Flotilla inginocchiati nel porto di Ashdod, con le mani legate dietro la schiena, mentre vengono derisi da agenti israeliani e dallo stesso politico.

Per la procura, quei filmati potrebbero rappresentare una delle prime prove concrete delle violenze denunciate dai partecipanti alle missioni umanitarie.

Le accuse degli attivisti

Le testimonianze raccolte dai carabinieri del Ros e dai legali degli attivisti parlano di pestaggi, utilizzo di taser, minacce e molestie sessuali. Alcuni fermati hanno descritto le navi come “campi di concentramento galleggianti” nel Mediterraneo. Altri avrebbero raccontato di scariche elettriche usate “sul collo e sui genitali”, anche contro persone bagnate.

Per l’ultima spedizione della Flotilla sono già stati ascoltati il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto e il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani. Nei prossimi giorni verranno sentiti anche gli altri attivisti rientrati in Italia.

Le cartelle cliniche potrebbero diventare prove chiave

Un ruolo importante nell’inchiesta potrebbe essere giocato anche dai referti medici. Molti attivisti, rientrati giovedì a Istanbul con voli charter della Turkish Airlines, sono stati accompagnati direttamente in ospedale prima del ritorno in Italia.

Alcuni di loro, come il sessantanovenne Ruggero Zeni, si troverebbero ancora in Turchia perché non in condizioni di affrontare il viaggio. Le cartelle cliniche compilate dai medici turchi e successivamente da quelli italiani potrebbero entrare formalmente nel fascicolo aperto dalla procura di Roma e diventare elementi fondamentali per accertare le presunte torture e gli abusi denunciati dagli attivisti fermati dalla Marina israeliana.

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