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Lega travolta a Vigevano, il vecchio fortino lombardo mostra una crisi più profonda

Pubblicato: 27/05/2026 07:13

A Vigevano il crollo della Lega non è soltanto una sconfitta amministrativa. È il segnale di una frattura politica più larga, maturata dentro una città governata per decenni dal Carroccio e diventata ora il simbolo di un arretramento che attraversa buona parte della Lombardia. Il partito perde il sindaco uscente, non arriva neppure al ballottaggio con il nuovo candidato e vede crescere, dentro lo stesso campo, la concorrenza degli scissionisti di Futuro nazionale.

Il caso Vigevano e la frattura nel centrodestra

La città, secondo centro della provincia di Pavia, diventa così il laboratorio più evidente della crisi leghista. Riccardo Ghia, assessore uscente e candidato del Carroccio, attribuisce il risultato anche alla mancata convergenza piena degli alleati, sostenendo che con i voti di Fratelli d’Italia e Forza Italia il ballottaggio sarebbe stato raggiungibile. Il dato politico, però, resta pesante: rispetto al 2020, la Lega passa dal 27 per cento al 9,6 per cento, perdendo gran parte del proprio consenso storico.

Dentro questo risultato pesa anche l’irruzione dell’area vicina a Roberto Vannacci, che a Vigevano aveva riempito la piazza pochi giorni prima del voto. Luca Sforzini, dirigente locale di Futuro nazionale, rivendica la rottura con il vecchio Carroccio e sostiene che la Lega non sappia più intercettare quella che definisce l’area del disgusto. Furio Suvilla, candidato sostenuto dagli scissionisti, accusa invece il partito di aver governato senza più una vera identità di destra, soprattutto sui temi della sicurezza e della cura del territorio.

Le accuse interne e il nodo delle candidature

Nel partito, intanto, la resa dei conti si concentra sul segretario cittadino Andrea Sala. A lui viene attribuita la scelta di inserire in lista due candidati della comunità musulmana di Vigevano, Hussein Ibrahim e Hagar Haggag, entrambi alla prima esperienza politica. Le loro candidature, accompagnate anche da post social con riferimenti religiosi, sono state poi sconfessate dalla segreteria regionale e da Matteo Salvini. Secondo ambienti leghisti, quella vicenda avrebbe provocato una perdita consistente di consensi, a fronte di un risultato personale molto limitato per i due candidati.

La crisi locale, però, non nasce soltanto da quel passaggio. Negli ultimi anni la Lega vigevanese è stata attraversata da uno scontro interno molto duro tra l’ex sindaco Andrea Ceffa e l’ex eurodeputato Angelo Ciocca. Una guerra politica finita anche in tribunale, con accuse incrociate e testimonianze sulla cosiddetta congiura di Sant’Andrea. Anche Ceffa è indagato per corruzione e falso in una vicenda legata a un incarico nella municipalizzata Asm Vigevano. Il risultato elettorale arriva quindi dopo una lunga stagione di logoramento.

La crisi lombarda della Lega

Il problema, però, non riguarda solo Vigevano. In diversi comuni lombardi la Lega arretra in modo netto rispetto alle precedenti amministrative. A Legnano scende dal 15,5 al 6 per cento, a Mantova dal 9,6 al 4,4, a Corsico dal 12,8 al 3,8, a Somma Lombarda dal 20,8 al 7,5, a Segrate dall’8,7 al 2,6 e a Bollate dal 16,8 al 9. Numeri che descrivono un ridimensionamento pesante proprio nella regione che per anni è stata il cuore politico e organizzativo del Carroccio.

Per Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda, il voto rappresenta un campanello d’allarme difficile da ignorare. La linea del ritorno a un maggiore spirito nordista, pensata per recuperare consenso nei territori dove il partito era nato, al momento non sembra produrre effetti. Dentro una parte dell’apparato cresce così l’attenzione verso Vannacci, considerato da alcuni un possibile riferimento per intercettare elettori delusi. Il dato più duro arriva da Milano, dove ambienti leghisti ammettono ormai un consenso intorno al 4 per cento. Una soglia che rende la crisi non più locale, ma strutturale.

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