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Bimba morta a Bordighera, arrestato il compagno della madre: accuse anche per la donna. Foto e video shock

Pubblicato: 30/05/2026 10:07

Nuovo sviluppo nell’inchiesta sulla morte della bambina di due anni trovata senza vita il 9 febbraio scorso a Bordighera, in provincia di Imperia. I carabinieri hanno arrestato Manuel Iannuzzi, 42 anni, compagno della madre della piccola, con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. Un’analoga ordinanza cautelare è stata notificata anche alla madre, già detenuta da mesi.

La vicenda aveva scosso l’intera comunità quando i soccorritori, intervenuti nell’abitazione della donna dopo una richiesta di aiuto, avevano notato lividi e segni sospetti sul corpo della bambina. Gli accertamenti successivi avevano evidenziato che il decesso sarebbe avvenuto diverse ore prima dell’allarme lanciato ai servizi di emergenza.

Le indagini e le contraddizioni emerse

In un primo momento la madre aveva attribuito le ecchimosi a una caduta dalle scale avvenuta nei giorni precedenti. La donna aveva inoltre raccontato di aver trascorso la notte tra l’8 e il 9 febbraio insieme alle tre figlie nella casa del compagno a Perinaldo, per poi fare ritorno a Bordighera al mattino.

Gli investigatori hanno però riscontrato numerose incongruenze tra il racconto fornito e gli elementi raccolti attraverso telecamere di sorveglianza, testimonianze e accertamenti tecnici. L’autopsia ha poi rilevato la presenza di numerose lesioni e di un grave trauma cranico, indicato come causa della morte.

Nel corso delle indagini, i carabinieri del Ris di Parma hanno individuato tracce di sangue sia nell’automobile della donna sia nell’abitazione del compagno. Questi elementi hanno contribuito al rafforzamento del quadro accusatorio nei confronti dei due indagati.

Le testimonianze delle sorelline

Tra gli aspetti più drammatici dell’inchiesta figurano le dichiarazioni delle due sorelle della vittima. Dopo essere state trasferite in una struttura protetta e aver iniziato un percorso psicologico, le bambine hanno fornito agli inquirenti una ricostruzione diversa da quella inizialmente raccontata.

Secondo quanto riferito durante la conferenza stampa della Procura di Imperia, le minori avrebbero dichiarato che, quando la piccola stava male, gli adulti avrebbero tentato di farla riprendere immergendola sott’acqua e dandole dello zucchero, senza però richiedere assistenza medica.

Gli investigatori ritengono che le prime versioni fornite dalle bambine possano essere state influenzate dagli adulti coinvolti, mentre il successivo percorso psicologico avrebbe consentito loro di raccontare con maggiore precisione quanto vissuto.

Foto e video nel cellulare sequestrato

Uno degli elementi considerati più rilevanti dagli inquirenti sarebbe emerso dall’analisi del telefono cellulare sequestrato a Manuel Iannuzzi. Nel dispositivo sarebbero state trovate fotografie che mostrerebbero la bambina con il volto tumefatto e segni compatibili con presunti pestaggi.

Tra i file acquisiti compare anche un video nel quale alla piccola verrebbe imposto di fumare una sigaretta. Nelle immagini, secondo quanto riferito dagli investigatori, la bambina piange mentre gli adulti presenti ridono e scherzano. Per la Procura, il materiale documenterebbe un contesto caratterizzato da continue vessazioni e comportamenti degradanti nei confronti della minore.

L’inchiesta ha portato a una modifica dell’impostazione accusatoria iniziale. Secondo gli investigatori, la morte della bambina non sarebbe il risultato di un singolo episodio, ma l’esito di una lunga sequenza di violenze, percosse e maltrattamenti che avrebbero provocato lesioni ripetute nel tempo fino al trauma fatale.

Le accuse della Procura

Nell’ordinanza cautelare, il giudice parla di indizi ritenuti particolarmente gravi e descrive condotte caratterizzate da estrema violenza nei confronti della bambina. Secondo l’accusa, la piccola non sarebbe stata portata in ospedale nonostante le sue condizioni fossero già molto compromesse nelle ore precedenti al decesso.

La Procura sostiene inoltre che la richiesta di soccorso sia arrivata soltanto quando la bambina era ormai morta. Gli investigatori ritengono che ciò possa aver rappresentato un tentativo di simulare un intervento di emergenza e di ostacolare la ricostruzione dei fatti.

Le indagini proseguono in attesa delle relazioni definitive del Ris di Parma e dei consulenti tecnici incaricati di chiarire ogni aspetto della vicenda.

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Ultimo Aggiornamento: 30/05/2026 15:31

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