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Schiaffo a Trump sulla guerra in Iran: la Camera gli impone uno stop

Pubblicato: 04/06/2026 07:03

Donald Trump apre all’ipotesi di un incontro con Mojtaba Khamenei e continua a parlare di un possibile accordo sul nucleare, ma da Washington arriva un segnale politico che rischia di complicare i suoi piani. La Camera dei Rappresentanti ha infatti approvato una risoluzione che impone al presidente di ottenere il via libera del Congresso per proseguire le operazioni militari contro l’Iran, oppure di interromperle.

Il provvedimento è passato grazie ai voti di tutti i democratici e di quattro repubblicani, segnando una delle più significative prese di distanza interne nei confronti della Casa Bianca dall’inizio della crisi. Anche se la misura dovrà passare al Senato e potrebbe essere bloccata dal veto presidenziale, il messaggio politico è chiaro: cresce il disagio del Congresso verso una guerra che appare sempre più priva di una strategia definita.

Il Congresso sfida la Casa Bianca

La decisione della Camera arriva mentre Trump continua a oscillare tra aperture diplomatiche e minacce militari. Intervistato dal New York Post, il presidente ha sostenuto che Teheran sarebbe pronta a rinunciare definitivamente all’arma nucleare e ha lasciato intendere che un accordo potrebbe essere firmato già nel fine settimana.

Parole che contrastano con quanto affermato dai Pasdaran iraniani, secondo cui ogni dialogo sarebbe attualmente interrotto. Una distanza che alimenta ulteriori dubbi sulla reale possibilità di una soluzione negoziale e sulla direzione che sta prendendo il conflitto.

Nel frattempo gli scontri indiretti tra le due parti proseguono nel Golfo Persico, aumentando il timore che la crisi possa trasformarsi in una guerra di lunga durata. Negli ambienti dell’intelligence occidentale c’è chi paragona già lo scenario a quello ucraino: un conflitto destinato a trascinarsi nel tempo, senza una vera vittoria per nessuno dei contendenti.

Il peso delle elezioni e del petrolio

Dietro le aperture diplomatiche di Trump c’è anche una ragione politica interna. Con le elezioni di metà mandato sempre più vicine, la Casa Bianca deve evitare che l’aumento dei prezzi dell’energia e dell’inflazione si trasformi in un problema elettorale.

Il presidente continua così a rassicurare i mercati, sottolineando che il petrolio non ha raggiunto i livelli temuti dagli analisti e insistendo sulla possibilità di una rapida conclusione della crisi. Allo stesso tempo, però, non esclude che il blocco navale dello Stretto di Hormuz possa proseguire per mesi, arrivando fino a settembre.

Trump si è detto persino disponibile a incontrare Khamenei: «Mi piacerebbe vederlo. Mi piace incontrare tutti». Una dichiarazione che fotografa perfettamente la linea della Casa Bianca, sospesa tra la ricerca di un accordo e la prosecuzione della pressione militare. Una strategia che però convince sempre meno il Congresso americano, deciso a riaffermare il proprio ruolo nelle decisioni di guerra.

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