
La gestione logistica dei soggetti sottoposti a misure restrittive della libertà personale e il monitoraggio dei livelli di sicurezza all’interno delle strutture penitenziarie rappresentano, nel panorama giudiziario contemporaneo, un nodo di fondamentale importanza gestionale. Quando l’attenzione mediatica e la sensibilità sociale attorno a determinati procedimenti penali si fanno particolarmente acute, l’amministrazione carceraria deve attivare protocolli specifici per tutelare l’incolumità dei singoli indagati. Il coordinamento tra le diverse case circondariali del territorio e la pianificazione dei trasferimenti diventano quindi strumenti indispensabili per garantire il regolare svolgimento delle attività istituzionali, preservando l’isolamento necessario ed evitando potenziali situazioni di criticità ambientale all’interno delle sezioni detentive.
I trasferimenti cautelari e la gestione dell’isolamento
Le complesse manovre logistiche attorno alla custodia cautelare di uno dei principali indagati di una drammatica vicenda ligure hanno registrato una svolta subito dopo il primo confronto formale con i magistrati. È rimasto nel centro clinico del carcere di Marassi fino all’interrogatorio di ieri, mercoledì, nel tribunale di Imperia. Poi Emanuel Iannuzzi, arrestato per maltrattamenti aggravati dalla morte di Beatrice Aiello, appena due anni, è stato portato direttamente nel carcere di Imperia.
Una misura programmata fin dal suo arresto, sabato scorso nella sua casa di Perinaldo, perché a Genova non esiste una sezione adeguata a un detenuto come lui, considerato ad alto rischio. E in effetti, una volta varcata la soglia di Marassi, Iannuzzi avrebbe ricevuto insulti dagli altri detenuti. Così il 42enne fra sabato e mercoledì è rimasto nel centro clinico, in isolamento. Non è mai entrato in contatto con altri carcerati, eccezion fatta per l’arrivo a Marassi, e non ha mai fatto l’ora d’aria.
La linea dei difensori e la posizione della madre
Il silenzio davanti al giudice per le indagini preliminari definisce la prima contromossa tecnica stabilita dai legali, in attesa di poter visionare l’intero fascicolo probatorio raccolto dagli inquirenti. Mercoledì, a Imperia, di fronte al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere: «Ma siamo stati noi a consigliargli di non parlare, perché non abbiamo ancora letto né visto gli atti», ha detto l’avvocata Maria Gioffré, che difende l’uomo insieme al collega Cristian Urbini.
La madre della piccola vittima si trova invece ristretta in un altro istituto piemontese fin dal momento in cui sono scattate le prime indagini sul campo. La mamma di Beatrice, Emanuela Aiello, accusata di aver commesso gli identici reati, resta invece nel carcere di Torino, dove era stata portata il 9 febbraio scorso, il giorno in cui aveva chiamato il 118 dicendo che la figlia stava male. Per la Procura, però, la bambina era già morta da diverse ore.


