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Sofia Barillà morta in erasmus, la famiglia rompe il silenzio sul suo corpo. Sconvolgente

Pubblicato: 04/06/2026 19:03

La gestione delle emergenze internazionali e la tutela dei cittadini all’estero rappresentano da sempre un banco di prova cruciale per le istituzioni e i servizi di assistenza globale. Quando si attivano i protocolli di cooperazione tra Paesi, la tempestività burocratica e l’efficacia delle coperture assicurative diventano elementi determinanti per garantire il supporto necessario ai soggetti coinvolti e alle loro reti familiari. L’analisi delle criticità procedurali e dei ritardi operativi in contesti transfrontalieri offre spesso lo spunto per una riflessione più ampia sui diritti dei cittadini in mobilità e sulla necessità di risposte coordinate e strutturate da parte delle autorità competenti.

Il dramma in Portogallo e i nodi burocratici

Una tragica fatalità ha colpito una giovane universitaria italiana all’estero, trasformando il dolore dei familiari in una complessa battaglia logistica per il rimpatrio. La salma di Sofia Barillà, studentessa palermitana iscritta al Politecnico di Milano morta il 31 maggio in Portogallo, mentre era in Erasmus, dovrebbe rientrare in Italia la prossima settimana. L’autopsia aveva confermato il decesso per ischemia cardiaca per la 20enne che al momento del malore si trovava nel bagno della casa presa in affitto con altri studenti. Il giorno dopo, la giovane avrebbe dovuto sostenere un esame universitario e poco prima del decesso stava parlando al telefono con la zia.

La famiglia ha fatto sapere di aver avuto difficoltà a far rientrare la salma in Italia a causa di alcuni problemi legati all’assicurazione per gli studenti che partecipano al programma Erasmus. “La società Europe Assistance – ha spiegato la zia – ha tenuto noi familiari in attesa di notizie per giorni. A ogni chiamata ci rispondevano con un: ‘Vi richiamiamo tra dieci minuti’. Le telefonate non sono mai arrivate”. Secondo la zia della studentessa, alla famiglia non sarebbe mai stato fornito un numero diretto o il nome di una persona che si occupasse del caso di Sofia. “Siamo stati di volta in volta rimandati da un centralino a un operatore al quale dovevamo spiegare di nuovo tutto. Anche le pressioni esercitate dal Consolato fino a ieri pomeriggio sono state inutili”.

Il rientro autonomo e il sostegno istituzionale

Di fronte allo stallo delle procedure ordinarie, i parenti hanno dovuto optare per una soluzione diretta pur di accelerare i tempi della dolorosa attesa. I familiari hanno deciso di prenotare autonomamente un posto per Sofia su un aereo cargo giovedì 11. Le spese, sempre stando alle parole della zia, saranno tutte a carico dei parenti della 20enne. “Ci riserviamo di proseguire per vie legali nei confronti dell’assicurazione”. Alla famiglia Barillà, una mano tesa è arrivata dal presidente della Regione Renato Schifani, che ha messo a disposizione l’attivazione di un fondo destinato a questo genere di eventi nel caso in cui l’assicurazione non provvedesse al risarcimento.

“Grazie all’interessamento del Consolato e del ministro di Grazia e giustizia portoghese stiamo cercando di accelerare i tempi per i documenti necessari per far rientrare Sofia. Speriamo di anticipare tutto a martedì 9 giugno”. Il desiderio dei familiari è ora quello di porgere l’ultimo saluto a Sofia. “Vogliamo riabbracciarla il prima possibile”, ha sottolineato la zia della ragazza.

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