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Putin e Zelensky dicono sì alla pace, ma lo zar non cede il Donbass. Trump: “Dovete incontrarvi”

Pubblicato: 05/06/2026 07:16

La pace torna a comparire nel linguaggio pubblico di Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, ma resta ancora lontana dal trasformarsi in un vero percorso negoziale. Il capo del Cremlino dice di essere pronto a discutere, il presidente ucraino rilancia un confronto diretto, Donald Trump invita i due leader a incontrarsi. Eppure, dietro le aperture, rimangono intatti i nodi che hanno bloccato finora ogni trattativa: il controllo russo sul Donbass, il ruolo degli Stati Uniti, la presenza dell’Europa come garante e la possibilità di un cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte.

Come ricostruisce Enrico Franceschini, Putin ha parlato a San Pietroburgo, a margine della cosiddetta “Davos russa”, sostenendo di essere disponibile a una soluzione sulla base di non meglio precisati compromessi discussi con Trump lo scorso agosto in Alaska. Il presidente russo ha detto che il leader americano gli avrebbe chiesto alcune concessioni e ha lasciato intendere di poterle valutare, ma solo se anche Kiev farà altrettanto.

Il nodo del Donbass

La disponibilità del Cremlino, però, resta condizionata da un punto che per l’Ucraina e per l’Unione europea è inaccettabile: il pieno controllo russo del Donbass, comprese le aree ancora difese dalle forze ucraine. È questa la linea rossa di Mosca, il limite oltre il quale Putin non sembra voler arretrare. Nello stesso intervento, il capo del Cremlino ha anche rilanciato il nome dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come possibile mediatore, respingendo le critiche legate ai suoi rapporti passati con Gazprom e definendolo non un amico personale, ma un grande statista di cui entrambe le parti potrebbero fidarsi.

Putin ha poi ribadito di non essere contrario all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, a condizione però che l’Ue non assuma i tratti di un blocco militare. Una formula che conferma la strategia russa: separare formalmente l’adesione europea di Kiev dalla sua integrazione nella sicurezza occidentale, lasciando però irrisolto il cuore politico e militare del conflitto.

La pressione di Trump

Sul fronte opposto, anche Zelensky ha rilanciato una proposta diretta. In una lettera aperta a Putin, il presidente ucraino ha sostenuto che gli Stati Uniti sarebbero oggi distratti dal conflitto in Iran e ha chiesto di trattare direttamente, con Europa e America nel ruolo di garanti. La proposta prevede un cessate il fuoco sull’attuale linea del fronte per tutta la durata del negoziato, sul modello di quanto avvenuto tra Washington e Teheran nella guerra del Golfo.

La risposta del Cremlino è stata gelida, più vicina alla sfida che all’apertura. Il portavoce di Putin ha fatto sapere che la lettera sarà sottoposta al presidente russo, aggiungendo che Zelensky può andare a Mosca quando vuole per incontrarlo. Trump, da parte sua, ha provato a spingere nella direzione del faccia a faccia, limitandosi a dire che sarebbe positivo se i due leader si incontrassero.

Il quadro resta quindi ambiguo. Da una parte, Putin e Zelensky continuano a usare un linguaggio duro, segnato da minacce, condizioni e accuse reciproche. Dall’altra, entrambi evocano l’ipotesi di una trattativa, segno che qualcosa sul piano militare e politico potrebbe essersi mosso. La differenza rispetto ai mesi precedenti è che la Russia non appare più nella stessa posizione di forza: in alcuni settori del fronte le truppe di Mosca arretrano, mentre nel Paese crescono malcontento, tensioni interne e timori sulla tenuta del potere.

Secondo il Wall Street Journal, anche alcuni falchi russi avrebbero cominciato a chiedere apertamente la fine della guerra. Tra loro viene citato Aleksej Chadaev, storico vicino a posizioni solitamente oltranziste, che avrebbe riconosciuto come l’attuale andamento del conflitto non conduca alla vittoria, ma rischi di spingere la Russia verso una sconfitta completa. È forse dentro questa crepa, più che nelle parole ufficiali, che si può leggere il vero significato delle aperture di queste ore.

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