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Hormuz, l’Italia prepara i cacciamine invisibili: Crotone e Rimini pronte dopo l’accordo Usa-Iran

Pubblicato: 16/06/2026 17:15

Lo Stretto di Hormuz torna al centro della partita internazionale dopo l’accordo Usa-Iran e l’Italia prepara le sue unità specializzate per una possibile operazione di sicurezza navale. Le prime due navi pronte a entrare in azione sono la Crotone e la Rimini, cacciamine della Marina Militare che potrebbero essere impiegati se l’intesa tra Washington e Teheran dovesse reggere. L’obiettivo, insieme ad altri mezzi europei di Olanda, Francia e Regno Unito, sarebbe quello di liberare l’area da eventuali mine navali e rendere nuovamente sicura una delle rotte energetiche più delicate del mondo.

L’Italia è considerata uno dei Paesi più preparati della Nato nel settore dei cacciamine, insieme a Olanda, Francia e Regno Unito. La Quinta Divisione Navale della Marina Militare dispone di otto unità di classe Gaeta, tutte di stanza nel porto di La Spezia. Sono navi costruite per operare in scenari estremamente delicati, dove la minaccia non arriva da un nemico visibile, ma da ordigni nascosti sotto la superficie del mare, capaci di bloccare il traffico commerciale e militare.

Crotone e Rimini pronte se regge l’intesa tra Washington e Teheran

Le unità di classe Gaeta sono lunghe 52 metri, larghe 10 e hanno un equipaggio composto in media da 40-50 marinai. La loro caratteristica principale è lo scafo in vetroresina, scelto per ridurre al minimo le tracce magnetiche e rendere più difficile l’attivazione delle mine navali sensibili al campo magnetico delle navi. Anche i motori sono progettati con dispositivi antivibrazioni, così da limitare il rumore e nascondere la presenza dell’unità ai sistemi acustici degli ordigni.

La definizione di cacciamine invisibili nasce proprio da questa capacità: avvicinarsi alle aree contaminate senza farsi individuare dai sensori delle mine. Non si tratta di invisibilità in senso assoluto, ma di una combinazione di materiali, tecnologie e procedure che riducono la firma magnetica e acustica della nave. In un teatro come Hormuz, dove ogni movimento ha un peso militare, economico e diplomatico, questo tipo di unità può diventare decisivo.

Droni marini e scafi in vetroresina, così cambia lo sminamento navale

Le operazioni di sminamento navale sono cambiate profondamente negli ultimi anni. Accanto all’azione dei cacciamine tradizionali, oggi cresce il ruolo dei droni marini, strumenti capaci di esplorare fondali, individuare ordigni e ridurre i rischi per gli equipaggi. La nave resta il centro operativo dell’intervento, ma una parte sempre maggiore del lavoro viene affidata a sistemi remoti, più adatti a muoversi vicino alla minaccia senza esporre direttamente i marinai.

Per questo la possibile missione nello Stretto di Hormuz avrebbe anche un valore tecnologico e strategico. Non sarebbe soltanto un’operazione di bonifica, ma la dimostrazione di come la sicurezza delle rotte marittime dipenda ormai dall’integrazione tra competenze navali tradizionali, mezzi specializzati e nuove tecnologie. Se l’accordo tra Stati Uniti e Iran reggerà, la fase successiva potrebbe passare proprio da qui: dal lavoro silenzioso dei cacciamine europei, chiamati a riaprire uno dei passaggi più sensibili del commercio mondiale.

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