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“Perché l’ho fatto”. Manuela Bianchi e l’overdose, soltanto adesso la verità

Pubblicato: 22/06/2026 17:24

Sono in miglioramento le condizioni di Manuela Bianchi, figura centrale nella vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Pierina Paganelli, la pensionata uccisa a Rimini nell’ottobre del 2023. La donna è stata soccorsa nei giorni scorsi dopo aver assunto una quantità eccessiva di farmaci prescritti e, secondo quanto riferito dai suoi legali, sarebbe ora fuori pericolo.

A confermarlo è stato il team che la assiste, precisando che quanto accaduto non sarebbe stato finalizzato a compiere gesti estremi. Dopo l’intervento dei sanitari del 118, Manuela Bianchi è stata trasportata in ospedale, dove è stata sottoposta alle cure necessarie. Le sue condizioni sono progressivamente migliorate e si valuta un percorso terapeutico in una struttura specializzata.

L’episodio arriva a pochi giorni dalla sentenza di primo grado che ha assolto Louis Dassilva, accusato dell’omicidio di Pierina Paganelli. L’uomo, detenuto dal 2024, è tornato in libertà dopo la decisione del tribunale, anche se la Procura di Rimini ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso.

All’epoca dei fatti, Manuela Bianchi e Dassilva avevano una relazione sentimentale. Le dichiarazioni rese dalla donna durante l’incidente probatorio erano state considerate uno degli elementi più rilevanti dell’inchiesta e avevano contribuito ad alimentare il dibattito attorno al caso.

In una nota diffusa dallo Studio Barzan, i legali della donna hanno denunciato una situazione di forte pressione psicologica accumulatasi negli ultimi mesi. Secondo la difesa, la loro assistita sarebbe stata esposta per lungo tempo a giudizi pubblici, critiche e attacchi personali sia sui social network sia in altri contesti legati alla vicenda.

«Da oltre 32 mesi la nostra assistita è oggetto di una costante esposizione mediatica», si legge nel comunicato, che parla di un aggravamento delle condizioni emotive e psicologiche della donna. Gli avvocati hanno inoltre annunciato l’intenzione di valutare eventuali azioni legali nei confronti di chi avrebbe contribuito a diffondere contenuti ritenuti lesivi.

Dopo il ricovero, Manuela Bianchi ha scelto di raccontare in prima persona quanto vissuto. In una lunga dichiarazione ha spiegato di aver attraversato un periodo particolarmente difficile, segnato dalle conseguenze della vicenda giudiziaria e dall’esposizione mediatica che ne è derivata.

«Sono quasi tre anni che vivo un dolore che sembra non avere fine», ha scritto. La donna ha raccontato di sentirsi profondamente provata dagli eventi degli ultimi anni e dalle ripercussioni che questi hanno avuto sulla sua vita privata, lavorativa e familiare. «Ciò che mi ha distrutta davvero è stata la gogna mediatica», ha aggiunto.

Nel messaggio conclusivo, Bianchi ha voluto lanciare un appello alla prudenza nei giudizi e alla responsabilità delle parole. «Una parola pronunciata senza conoscere la verità può ferire profondamente», ha affermato. Pur ammettendo di aver attraversato momenti molto difficili, ha ribadito la volontà di guardare avanti e di continuare il proprio percorso di cura: «Non voglio arrendermi. Continuerò a lottare per mia figlia, per la mia famiglia e per la verità».

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