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Zanzare killer, scatta l’allarme West Nile in Italia: ecco le regioni a rischio!

Pubblicato: 22/06/2026 17:48

L’estate che avanza non porta con sé soltanto l’afa e le caratteristiche notti tropicali, ma riaccende i riflettori su un fenomeno biologico silenzioso e costantemente monitorato: l’impennata della popolazione di insetti vettori e il conseguente rischio di trasmissione di patologie virali. Dengue e West Nile hanno ormai cessato di essere minacce esotiche confinate a latitudini tropicali; al contrario, la penisola manifesta una circolazione endemica sempre più evidente. Gli specialisti della materia invitano tuttavia a calibrare le reazioni, mantenendo alta la soglia dell’attenzione senza scivolare nell’allarmismo ingiustificato, grazie a una rete di sorveglianza attiva capillarmente sul territorio.

Secondo l’analisi di Diego Fontaneto, stimato ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) presso l’Istituto di ricerca sulle acque di Verbania, la stagione in corso presenta i tratti ideali per una proliferazione straordinaria. «Il caldo accelera il ciclo vitale degli insetti», ha precisato l’esperto all’Adnkronos salute. Se in condizioni standard una zanzara impiega tre settimane per completare lo sviluppo, la colonnina di mercurio elevata riduce la tempistica a soli quattordici giorni, determinando una sovrapposizione di generazioni diverse. Gli scienziati ritengono quindi altamente probabile che i dati epidemiologici correnti si mantengano in linea con le criticità già riscontrate lo scorso anno.

L’impennata dei contagi e lo scudo della sicurezza sanitaria

I dati emersi durante il recente convegno sulla sorveglianza epidemiologica delle arbovirosi in Italia, ospitato dall’Istituto superiore di sanità, rivelano un quadro statistico in netta progressione. Nel giro di un triennio le diagnosi confermate di West Nile hanno subito un’impennata verticale, balzando dai 332 riscontri del 2023 fino ai 773 del 2025, segnando un incremento complessivo del 133%. La diffusione geografica ha toccato l’apice coinvolgendo quasi ogni territorio, con picchi significativi nel Lazio, in Campania e in Lombardia. Tra i contagiati, ben 367 soggetti hanno manifestato la temibile variante neuro-invasiva.

Un elemento estremamente rassicurante risiede però nella tenuta del sistema trasfusionale e dei trapianti. I protocolli di screening preventivo hanno funzionato con assoluta precisione. Nel corso dell’ultimo anno, i test immunologici hanno intercettato tempestivamente 56 donatori di sangue e due di organi che risultavano asintomatici ma positivi al virus, neutralizzando ogni potenziale rischio per i pazienti riceventi. Anche sul fronte di Dengue e Chikungunya, il monitoraggio preventivo non ha evidenziato alcuna falla ematica. Per contrastare l’emergenza sul piano pratico, le linee guida istituzionali suggeriscono di superare i blandi rimedi fitoterapici, puntando su repellenti chimici e larvicidi mirati da immettere nei ristagni idrici.

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