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Sorelle ritrovate a Formia: chiuse per due settimane in una stanza

Pubblicato: 23/06/2026 06:38

Per quattordici giorni hanno vissuto in una stanza con le persiane chiuse, senza poter uscire e con la sola compagnia della televisione. È il quadro emerso dopo il ritrovamento di Alisya e Sarah Di Giacinto, le due sorelle di 16 e 12 anni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena nella notte tra il 6 e il 7 giugno e ritrovate domenica sera a Formia. Una vicenda che per due settimane ha tenuto con il fiato sospeso familiari, investigatori e opinione pubblica, fino alla svolta arrivata grazie a un’intensa attività investigativa che ha permesso di localizzare il nascondiglio delle ragazze e di riportarle in salvo.

Il blitz dei carabinieri è scattato in un’abitazione popolare della città laziale. Le due minorenni erano ospitate da una parente della madre, un’anziana di circa ottant’anni che le ragazze chiamavano “zia”. Quando i militari hanno aperto la porta si sono trovati davanti una situazione diversa da quella immaginata durante i giorni delle ricerche. Le giovani erano vive e in buone condizioni fisiche, ma profondamente segnate dall’isolamento vissuto nelle due settimane trascorse lontano da tutti.

Le indagini e gli arresti

Secondo la Procura di Sulmona, le ragazze sarebbero rimaste chiuse nella stessa stanza per tutto il periodo della scomparsa. Un elemento che ha colpito gli investigatori è stato anche il loro comportamento al momento del ritrovamento. Non ci sarebbero state manifestazioni di gioia o di sollievo immediato, ma una reazione definita dagli inquirenti particolarmente dolorosa da osservare. Le due sorelle avrebbero trascorso giorni interi lontane da ogni contatto esterno, in una situazione che ora sarà approfondita dagli specialisti incaricati di seguirle nel percorso di recupero.

La svolta è arrivata dopo un lavoro investigativo coordinato dalla Procura di Sulmona con il supporto dei carabinieri dell’Aquila, di Latina e dei Ros. Decisiva sarebbe stata una videochiamata effettuata dalla madre verso un numero già sotto osservazione. Gli investigatori hanno seguito quella traccia fino a individuare l’appartamento di Formia e organizzare l’intervento che ha portato alla liberazione delle due ragazze.

Nelle ore successive al ritrovamento sono scattati tre arresti con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso. In carcere sono finiti la madre delle ragazze, Valentina Dacunto, il compagno Vincenzo Esposito e il padre della donna, Marco Dacunto, nonno delle due minorenni. Gli inquirenti ritengono che abbiano avuto un ruolo nell’organizzazione e nella gestione della permanenza delle ragazze nel nascondiglio.

Il padre in ospedale dopo la notizia

Particolarmente toccante la reazione del padre, Stefano Di Giacinto, che per due settimane aveva lanciato appelli e partecipato alle ricerche senza mai perdere la speranza. Dopo aver appreso la notizia del ritrovamento delle figlie, l’uomo avrebbe accusato un malore dovuto alla forte emozione e sarebbe stato accompagnato in ospedale. A raccontarlo è stato il suo legale, Francesco Riccardi, che ha spiegato di aver condiviso con il proprio assistito un momento di intensa commozione.

Sui social il padre ha pubblicato un messaggio che racchiude il sollievo di queste ore: “Alisya e Sarah sono sane e salve dopo due settimane terribili fatte di ansia e preoccupazione”. Poi la promessa rivolta alle figlie: “Si inizia una nuova vita, si riparte da zero. Papà c’è. Vi amo”.

Le due sorelle si trovano ora in una struttura protetta e restano sotto tutela istituzionale mentre proseguono gli accertamenti. Gli investigatori dovranno chiarire ogni passaggio della vicenda, dalle modalità dell’allontanamento dalla casa famiglia fino alla rete di persone che avrebbe contribuito a nascondere le ragazze per oltre due settimane. Per la Procura, però, il risultato più importante è già stato raggiunto: riportare a casa vive due adolescenti di cui, con il passare dei giorni, si era arrivati a temere il peggio.

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Ultimo Aggiornamento: 23/06/2026 07:18

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