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Legge elettorale, caos alla Camera: succede di tutto. “Espulso!”

Pubblicato: 26/06/2026 11:01

Seduta subito ad alta tensione alla Camera dei deputati durante l’avvio della discussione generale sulla riforma della legge elettorale. Protagonista della protesta è stato Riccardo Magi, segretario di +Europa e relatore di minoranza, espulso dall’Aula dopo aver contestato il provvedimento con un gesto simbolico.

Nel corso del suo intervento, Magi ha mostrato e poi strappato un manifesto raffigurante il cosiddetto «listone» e le liste bloccate, accompagnato dalla scritta: «Il tuo voto non conta nulla». Richiamato dalla vicepresidente della Camera Anna Ascani, il deputato ha proseguito la protesta anche durante l’intervento della ministra per le Riforme Elisabetta Casellati.

Dopo tre richiami da parte della presidente di turno, Magi è stato espulso dall’Aula e la seduta è stata sospesa a meno di un’ora dal suo inizio.

La discussione generale era cominciata intorno alle 9.45 con la relazione introduttiva del deputato di Fratelli d’Italia Angelo Rossi, uno dei relatori del testo.

Nuove tensioni si sono registrate durante l’intervento di Casellati, quando la ministra, illustrando il meccanismo previsto nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga la soglia del 42%, ha affermato: «Lo dovrei dire all’onorevole Magi che si è appena allontanato…». Una frase che ha provocato le proteste delle opposizioni e la precisazione di Ascani: «Magi è stato espulso, non si è allontanato volontariamente perché non voleva stare in Aula».

Una volta raggiunto il Transatlantico, il leader di +Europa ha duramente criticato la proposta di riforma. «Questa legge elettorale è veramente un segno di un colpo di Stato elettorale, chiamiamolo colpo di Stato mite, colpo di Stato burocratico, ma un colpo di Stato», ha dichiarato ai cronisti.

Secondo Magi, il testo trasformerebbe «una minoranza del Paese in una maggioranza in Parlamento», definendolo un sistema «profondamente plebiscitario». Il deputato ha inoltre accusato i partiti presenti in Parlamento di voler impedire la partecipazione alla competizione elettorale di forze politiche più piccole e scomode, sostenendo che la proposta «va oltre la legge truffa e richiama la legge Acerbo del 1923».

L’esame della riforma proseguirà nei prossimi giorni in un clima che si preannuncia particolarmente acceso tra maggioranza e opposizione.

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