
La Fraternità Sacerdotale San Pio X si prepara a un passaggio destinato a segnare definitivamente i rapporti con Roma. Il prossimo 1° luglio, a Écône, in Svizzera, saranno consacrati quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio, una scelta che comporterà automaticamente la scomunica e sancirà, di fatto, la separazione dalla Chiesa cattolica. Si tratta dell’atto più importante compiuto dal movimento tradizionalista dagli eventi del 1988, quando la frattura con il Vaticano divenne irreversibile.
Una rottura che affonda le radici nel Concilio Vaticano II
La vicenda affonda le proprie radici nell’opposizione di monsignor Marcel Lefebvre alle riforme del Concilio Vaticano II. Tra il 1962 e il 1965 il presule francese contestò con forza il nuovo corso della Chiesa, in particolare sul dialogo ecumenico, la libertà religiosa e la riforma della liturgia. Il 30 giugno 1988 consacrò quattro vescovi senza l’autorizzazione del Papa per garantire la successione apostolica della Fraternità e venne scomunicato.
Negli anni successivi Benedetto XVI tentò una riconciliazione revocando la scomunica ai quattro presuli, ma il percorso non arrivò mai a compimento. Durante il pontificato di Francesco i rapporti si sono nuovamente irrigiditi e oggi, sotto la guida del superiore generale don Davide Pagliarani, la Fraternità ha deciso di procedere con nuove consacrazioni episcopali, scegliendo di fatto una strada destinata a segnare una nuova e profonda frattura con Roma.
Quattro nuovi vescovi per garantire la successione
La cerimonia del 1° luglio vedrà la consacrazione dello svizzero Pascal Schreiber, dello statunitense Michael Goldade e dei francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. L’obiettivo dichiarato è garantire il futuro della Fraternità prima della scomparsa degli unici due vescovi oggi ancora in vita, Bernard Fellay, già superiore generale, e Alfonso de Gallareta.
La Fraternità conta attualmente due vescovi, 733 sacerdoti, 264 seminaristi, 145 fratelli e circa 250 suore, numeri che testimoniano una presenza internazionale ancora significativa nonostante decenni di rapporti difficili con la Santa Sede. La consacrazione dei quattro nuovi presuli punta a consolidare questa struttura e ad assicurarne la continuità indipendentemente dalle decisioni del Vaticano.
Il Vaticano: «Ci vorrebbe un miracolo»
Ad Écône è già iniziato il conto alla rovescia per la cerimonia. Sul sito ufficiale dell’evento vengono pubblicizzate anche iniziative collaterali e gadget commemorativi, tra cui il cofanetto “Cuvée Écône 2026”, composto da quattro bottiglie di vino dedicate ai nuovi vescovi, oltre a berretti celebrativi con i simboli del Sacro Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria.
Nei giorni scorsi Leone XIV ha definito «dolorosa» ogni divisione tra i cristiani, ribadendo però che i lefebvriani continuano a rifiutare elementi fondamentali della Chiesa, a partire da diversi insegnamenti del Concilio Vaticano II. Dalla Fraternità è invece arrivata una critica al Pontefice, accusato di non aver voluto riaprire il dialogo.
Se le consacrazioni saranno celebrate senza il mandato pontificio, scatterà automaticamente la scomunica latae sententiae, prevista dal diritto canonico. In Vaticano prevale ormai il pessimismo sulla possibilità di evitare una nuova separazione: secondo quanto filtra dagli ambienti della Santa Sede, per scongiurare lo scisma «ci vorrebbe un miracolo».


