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“Decine di combattenti uccisi!”. Tensione alle stelle tra i due paesi: aria di guerra

Pubblicato: 29/06/2026 08:45

Le tensioni lungo i confini rappresentano spesso il punto più delicato nei rapporti tra Stati confinanti. Quando gli episodi di violenza si susseguono e gli attacchi armati diventano sempre più frequenti, il rischio di una rapida escalation cresce, rendendo sempre più difficile mantenere un equilibrio diplomatico. In questi contesti, le operazioni militari vengono spesso presentate come una risposta alla necessità di garantire la sicurezza nazionale, ma finiscono inevitabilmente per alimentare nuove tensioni.

Negli ultimi mesi il confine tra Pakistan e Afghanistan è tornato a essere teatro di una crescente instabilità. Da una parte si susseguono accuse reciproche sulla presenza di gruppi armati, dall’altra continuano le operazioni militari e gli attacchi transfrontalieri, mentre i tentativi di mediazione internazionale non sono riusciti finora a produrre un cessate il fuoco stabile.
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L’operazione militare lungo il confine

Le forze di sicurezza pakistane hanno avviato un’operazione terrestre supportata da attacchi aerei nelle aree di confine con l’Afghanistan, dichiarando di aver eliminato 29 combattenti. Secondo quanto riferito dalle autorità di Islamabad, l’intervento è stato deciso in risposta a una serie di recenti attacchi mortali attribuiti a gruppi armati attivi nel Paese.

Il ministro dell’Informazione Attaullah Tarar ha spiegato attraverso un messaggio pubblicato sui social che l’operazione è stata lanciata dopo molteplici episodi di violenza contro le forze di sicurezza pakistane. Lo stesso ministro ha affermato che tre obiettivi situati nelle province afghane di Paktia, Paktika e Kunar sarebbero stati distrutti mediante quelli che ha definito attacchi di precisione.

Al momento non è arrivata alcuna risposta ufficiale da parte delle autorità afghane.

L’attacco di Karachi e la risposta di Islamabad

L’offensiva arriva a distanza di un solo giorno dall’attacco contro il quartier generale regionale dei Rangers nella città portuale di Karachi. Secondo le autorità pakistane, un gruppo di uomini armati con pistole ed esplosivi ha preso di mira la struttura, provocando la morte di tre soldati.

Nel corso dell’operazione di risposta, le forze di sicurezza hanno ucciso tre degli assalitori e arrestato un quarto aggressore, indicato dai militari come un cittadino afghano rimasto ferito.

La responsabilità dell’attacco è stata rivendicata da Jamaat-ul-Ahrar, formazione dissidente riconducibile ai talebani pakistani (TTP). Secondo Islamabad, anche l’ultima operazione militare lungo il confine avrebbe avuto come obiettivo basi operative e rifugi utilizzati proprio dai combattenti del TTP.

Rapporti sempre più difficili tra Pakistan e Afghanistan

Negli ultimi anni il Pakistan ha registrato un aumento degli attacchi contro polizia e forze di sicurezza, episodi che le autorità attribuiscono in larga parte ai talebani pakistani e ai gruppi armati loro alleati.

Il TTP viene considerato un’organizzazione distinta rispetto ai talebani afghani, pur mantenendo rapporti di alleanza. Dal ritorno al potere dei talebani in Afghanistan nel 2021, Islamabad ha più volte accusato il governo di Kabul di offrire rifugio ai combattenti responsabili degli attentati compiuti oltre confine. Accuse che le autorità afghane continuano a respingere.

Un’escalation che preoccupa la regione

L’ultima operazione militare rischia di aggravare ulteriormente rapporti già fortemente compromessi tra i due Paesi. L’intervento arriva infatti meno di tre settimane dopo altri raid aerei condotti dal Pakistan contro quelli che aveva definito nascondigli di gruppi armati in territorio afghano.

L’escalation rappresenta l’ennesimo capitolo di mesi caratterizzati da operazioni militari reciproche. Gli scontri transfrontalieri, iniziati a febbraio dopo gli attacchi di rappresaglia dell’Afghanistan in risposta ai raid pakistani, hanno provocato la morte di centinaia di persone.

I numerosi tentativi di mediazione internazionale non sono riusciti finora a garantire una tregua duratura. Anche gli incontri promossi dalla Cina nel mese di aprile, durante i quali Pakistan e Afghanistan avevano manifestato l’intenzione di evitare un ulteriore deterioramento della crisi e di cercare una soluzione diplomatica, non hanno impedito il riaccendersi delle ostilità.

Nel frattempo, Islamabad continua a sostenere che i gruppi armati responsabili degli attacchi trovino rifugio oltre il confine afghano, mentre Kabul ribadisce il proprio rifiuto di tali accuse, lasciando ancora aperto uno dei principali nodi della crisi tra i due Paesi.

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