
La Lega attraversa una delle fasi più difficili della propria storia politica. Dopo aver toccato il 33% alle elezioni europee del 2019, il partito guidato da Matteo Salvini avrebbe progressivamente perso consenso fino ad attestarsi intorno al 5%, pagando sia la concorrenza di Fratelli d’Italia sia la crescita del nuovo soggetto politico guidato da Roberto Vannacci. È questa l’analisi proposta dal politologo Paolo Natale in un intervento pubblicato su Il Riformista.
Dalle origini nordiste alla svolta nazionale
Secondo Natale, una delle principali cause del declino sarebbe il progressivo allontanamento della Lega dalla propria identità originaria. Nato come movimento fortemente radicato nel Nord Italia, il Carroccio ha progressivamente trasformato la propria proposta politica in una forza nazional-sovranista, senza però riuscire a consolidare nel tempo il consenso ottenuto durante gli anni di maggiore crescita.
L’analisi evidenzia inoltre come una parte dell’elettorato abbia percepito una distanza crescente tra gli slogan della campagna elettorale e l’azione di governo. Temi come il rapporto con l’Unione Europea, il contrasto all’immigrazione e la sicurezza sarebbero stati ritenuti insufficientemente incisivi da molti ex sostenitori del partito.
La concorrenza di Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale
Nel frattempo, lo scenario politico del centrodestra è profondamente cambiato. Da una parte Giorgia Meloni ha consolidato la leadership della coalizione, dall’altra Roberto Vannacci, con il suo partito Futuro Nazionale, avrebbe intercettato una parte dell’elettorato più identitario e sovranista, proponendosi come forza alternativa percepita da alcuni come meno compromessa con le dinamiche di governo.
Secondo Natale, proprio questa competizione avrebbe accelerato l’erosione del consenso leghista, mettendo Salvini davanti a un bivio strategico sempre più difficile.
Il possibile ritorno al Nord
Tra le ipotesi per rilanciare il partito viene indicato un ritorno alle origini, con una Lega nuovamente concentrata sulle autonomie del Nord e guidata da figure come Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana. Una scelta che, tuttavia, secondo l’analisi non garantirebbe automaticamente una ripresa dei consensi, poiché l’elettorato leghista sarebbe profondamente cambiato rispetto a quello degli anni di Umberto Bossi.
L’eventuale rilancio richiederebbe infatti la costruzione di una nuova identità politica, diversa sia dalla storica Lega Nord sia dalla successiva versione nazional-sovranista promossa da Salvini.
Un futuro ancora tutto da scrivere
L’analisi conclude che, se la crescita di Futuro Nazionale dovesse proseguire, la Lega rischierebbe di perdere definitivamente il ruolo centrale ricoperto nel centrodestra negli ultimi anni. Uno scenario che potrebbe avere conseguenze anche sugli equilibri della coalizione guidata da Giorgia Meloni, chiamata in futuro a valutare nuovi assetti politici in vista delle prossime elezioni.


