
L’ex presidente della Camera Gianfranco Fini è tornato al centro del dibattito politico con una serie di dichiarazioni che spaziano dalla politica internazionale al futuro del Quirinale. Ospite della trasmissione Filorosso su Rai 3, Fini ha rivolto dure critiche al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, definendolo un leader con una concezione del potere vicina ai modelli autocratici, per poi affrontare anche il tema dell’elezione del prossimo capo dello Stato, sostenendo che l’ipotesi di un presidente della Repubblica di destra non dovrebbe più essere considerata un tabù.
L’ex leader della destra italiana ha spiegato di sentirsi oggi libero di esprimere le proprie opinioni senza i vincoli imposti dagli incarichi istituzionali ricoperti in passato. Nel corso dell’intervista ha descritto Trump come «un narcisista, megalomane», sostenendo che ritenga l’arroganza e la forza gli strumenti principali per raggiungere i propri obiettivi politici.
Le critiche a Trump e il rapporto con Putin
Secondo Fini, il presidente americano nutrirebbe una particolare ammirazione per il presidente russo Vladimir Putin e, più in generale, per quei leader che esercitano il potere con modalità più vicine a un’autocrazia che a una democrazia. A suo giudizio, questa visione influenzerebbe anche il modo di interpretare i rapporti internazionali.
L’ex presidente della Camera ha inoltre criticato l’approccio di Trump verso i partner occidentali, affermando che, nella sua concezione, «gli alleati o sono sudditi oppure vanno presi a ceffoni», una frase con cui ha sintetizzato quella che considera la linea dell’attuale amministrazione statunitense nei confronti dei Paesi alleati.
Il Quirinale e il dibattito sul presidente della Repubblica
Nel corso della trasmissione, Fini ha affrontato anche il tema dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica, commentando le recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui un capo dello Stato di destra non rappresenterebbe più un tabù. L’ex presidente della Camera ha osservato che una posizione analoga era stata espressa anche dall’ex segretario del Pci, Achille Occhetto, ricordando come quest’ultimo abbia dichiarato che oggi non vi sarebbe alcun problema nell’eventualità.
Fini ha poi replicato alle affermazioni di Pier Luigi Bersani, che aveva richiamato la necessità di un presidente della Repubblica ancorato alla Costituzione antifascista. L’ex leader di Alleanza Nazionale ha ricordato il giuramento previsto dalla Costituzione per i ministri, sostenendo che il capo dello Stato debba essere fedele alla Repubblica e alla Carta costituzionale, ma che non abbia senso, a suo avviso, pretendere una professione di antifascismo come requisito politico. Secondo Fini, identificare l’antifascismo esclusivamente con la sinistra rappresenterebbe un’«appropriazione indebita» della Resistenza e dei valori antifascisti.


