
Un presunto sistema di spionaggio a favore dei servizi segreti russi è stato smantellato dai carabinieri del Ros, che hanno eseguito a Roma due misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla magistratura ordinaria e militare. L’indagine coinvolge complessivamente sette persone, tra cui quattro militari in servizio.
Secondo gli investigatori, informazioni riservate sarebbero state raccolte e trasmesse a un presunto agente dell’intelligence russa operante in Italia con copertura diplomatica.
Al centro dell’inchiesta un ex appartenente ai servizi italiani
Il principale indagato è un 59enne, ex appartenente al comparto dell’intelligence italiana ed ex sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri.
Per gli inquirenti avrebbe svolto attività di spionaggio dietro compenso economico, fornendo informazioni riservate a un presunto agente dei servizi segreti russi.
Le notizie sarebbero state reperite attraverso una rete composta da sei fonti, quattro delle quali individuate in militari ancora in servizio, tutti iscritti nel registro degli indagati.
Il presunto sistema di raccolta delle informazioni
Dalle indagini sarebbe emerso un meccanismo ben definito.
Secondo l’accusa, il presunto agente russo avanzava specifiche richieste informative, mentre il 59enne si occupava di reperire il materiale richiesto ricevendo in cambio un compenso in denaro.
Le informazioni, sempre secondo la ricostruzione investigativa, provenivano da persone che ricoprivano incarichi caratterizzati da un elevato livello di riservatezza.
Le accuse
Ai due arrestati vengono contestati, a vario titolo, i reati di spionaggio di notizie di cui è vietata la divulgazione, rivelazione di informazioni riservate e accesso abusivo a sistemi informatici o telematici.
Per gli altri cinque indagati, tra cui i quattro militari, le accuse comprendono invece procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato e divulgazione di informazioni riservate.
Le contestazioni sono formulate allo stato delle indagini e dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.
L’indagine del Ros
L’inchiesta è coordinata dalla procuratrice aggiunta della Procura militare di Roma, Antonella Masala, dal pubblico ministero militare Enrico Peluso e dalla sostituta procuratrice della Procura di Roma, Lucia Lotti.
Le attività investigative del Ros sono iniziate nel maggio 2025 e hanno dato origine a due distinti procedimenti penali, uno davanti alla magistratura ordinaria e uno davanti alla magistratura militare.
Nel corso delle indagini i carabinieri hanno eseguito servizi di osservazione, controllo, pedinamento e numerose perquisizioni, comprese quelle su dispositivi informatici.
L’operazione
Le misure cautelari sono state disposte dal Gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Capitale ed eseguite con il supporto operativo del Gruppo di Intervento Speciale (Gis) e del Comando provinciale dei Carabinieri di Roma.
L’attività investigativa prosegue per chiarire l’eventuale estensione della rete e accertare la natura delle informazioni che sarebbero state trasferite ai presunti referenti dell’intelligence russa.


