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Iran, Giorgia Meloni finisce nella lista nera di Khamenei: “Deve aspettarsi la nostra vendetta”

Pubblicato: 11/07/2026 20:26

Il panorama geopolitico internazionale registra una nuova e preoccupante impennata di tensione che vede l’Italia direttamente coinvolta nelle dinamiche di attrito con il Medio Oriente. Nelle ultime ore, le autorità di Teheran hanno lanciato una pesante offensiva mediatica e minatoria che colpisce in prima persona la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni. La premier è stata esplicitamente inserita in una vera e propria lista nera legata alla recente scomparsa della Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei. La notizia, che ha immediatamente fatto il giro delle cancellerie europee ed occidentali, delinea uno scenario di forte rischio comunicativo e strategico, sollevando lo stato di allerta per le diplomazie dei paesi coinvolti.

Minacce da Teheran

Il quotidiano iraniano Hamshari, organo di stampa ufficiale di proprietà del comune di Teheran, ha pubblicato un editoriale correlato da immagini fortemente esplicite, in cui la premier italiana viene indicata come uno dei soggetti responsabili della morte dell’ayatollah. Giorgia Meloni viene raffigurata con indosso una divisa arancione, indumento che rievoca immediatamente la condizione dei detenuti e dei prigionieri, simboleggiando una condanna già emessa agli occhi del regime. Accanto alla sua figura compare la pesante didascalia secondo cui la leader italiana deve aspettarsi la vendetta della Repubblica Islamica. La diffusione di tale materiale iconografico rappresenta un attacco frontale senza precedenti recenti nei confronti dell’esecutivo di Roma, inserito d’ufficio all’interno di un asse geopolitico considerato ostile dall’ala più radicale del potere iraniano.

La grafica diffusa dal giornale della capitale iraniana non si limita a colpire la rappresentante dell’Italia, ma delinea una mappa dettagliata dei leader occidentali e mediorientali ritenuti responsabili della fine di Ali Khamenei. Tra le figure principali spiccano il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, entrambi ritratti con un mirino posizionato direttamente sulla fronte. La lista dei presunti colpevoli comprende inoltre figure di primissimo piano della politica europea, tra i quali il primo ministro britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il messaggio visivo punta a compattare il fronte interno iraniano identificando con precisione chirurgica i nemici storici e i nuovi attori della coalizione occidentale.

Oltre ai capi di stato e di governo delle principali potenze mondiali, il regime di Teheran ha esteso la propria minaccia a figure chiave dei comparti militari e diplomatici globali. Nella lista nera compaiono esponenti di spicco dell’amministrazione statunitense, come il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il comandante del Centcom Michael Cooper e l’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee. Sul fronte mediorientale, le minacce colpiscono direttamente il gabinetto di guerra di Tel Aviv, includendo i ministri israeliani della Difesa Israel Katz e degli Esteri Gideon Sa’ar, insieme al capo di stato maggiore delle forze di difesa israeliane Yoav Zamir. Questa estesa mappatura dimostra la volontà dell’Iran di colpire non solo i decisori politici, ma anche i vertici operativi che gestiscono le strategie sul campo.

La spinta ideologica dietro questa nuova ondata di ostilità trova origine nelle dichiarazioni di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ex leader e attuale figura di riferimento al vertice del potere iraniano. Mojtaba Khamenei ha promesso solennemente di vendicare il sangue puro del padre, rimasto ucciso a fine febbraio durante le prime fasi dei raid aerei condotti in sinergia da Stati Uniti e Israele contro gli obiettivi strategici della Repubblica Islamica. Attraverso un messaggio trasmesso dall’emittente satellitare al-Jazeera e rilanciato dall’agenzia di stampa nazionale Fars, il nuovo leader ha ribadito che la punizione dei colpevoli risponde alla volontà unanime dell’intera nazione. Si tratta del primo intervento ufficiale dopo il lungo periodo di lutto nazionale durato sei giorni, un discorso che sembra voler tracciare la linea d’azione per i mesi a venire.

Tensioni in evoluzione

Il clima di incertezza è alimentato anche dalla condotta fortemente riservata dello stesso Mojtaba Khamenei, il quale non è mai apparso in video o in pubblico dal momento del suo insediamento come Guida Suprema avvenuto nel mese di marzo. Le parole del nuovo leader non lasciano spazio a mediazioni diplomatiche, specificando che l’elenco dei criminali è completo e che nessuno dei soggetti inseriti potrà sperare in una fine tranquilla. L’avvertimento finale lanciato da Teheran sottolinea come il dovere della ritorsione sia un principio cardine dello Stato, destinato a superare la sopravvivenza dei singoli funzionari attuali. Le intelligence occidentali sono ora impegnate a valutare la reale portata di queste minacce per adeguare i protocolli di sicurezza dei leader finiti nel mirino della propaganda iraniana.

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