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La nuova povertà dell’estate: cos’è la “cooling poverty” e perché il caldo colpisce le famiglie più fragili

Pubblicato: 15/07/2026 17:06

Il caldo estremo non è più soltanto un problema climatico, ma anche una questione sociale. A lanciare l’allarme è il fenomeno della “cooling poverty”, ovvero la povertà da raffrescamento: l’impossibilità, per molte famiglie, di mantenere fresca la propria abitazione durante i mesi estivi a causa dei costi elevati dell’energia.

Secondo i dati del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), i nuclei familiari a basso reddito arrivano a destinare fino all’8% del proprio budget alle spese per il raffrescamento domestico. Per molti altri, invece, ventilatori e climatizzatori rimangono spenti, oppure non vengono acquistati, perché il peso delle bollette è considerato insostenibile.

Non solo bollette: il rischio blackout

Le difficoltà non riguardano esclusivamente i bilanci familiari.

Quando il caldo mette sotto pressione le infrastrutture, provocando interruzioni della corrente elettrica come accaduto recentemente in diverse città italiane, le conseguenze ricadono soprattutto sulle persone più vulnerabili, che rischiano di rimanere prive anche dei servizi essenziali.

Il monitoraggio dell’Antoniano

A osservare da vicino l’evoluzione del fenomeno è l’Antoniano di Bologna, attraverso la rete nazionale delle mense francescane di Operazione Pane.

L’esperienza raccolta sul territorio mostra come le temperature sempre più elevate aggravino situazioni di fragilità già esistenti. Secondo i dati della rete, in oltre sette casi su dieci il caldo intensifica condizioni di povertà preesistenti, alle quali si aggiunge spesso un altro fattore critico: la solitudine.

“La crisi climatica riguarda le persone”

«La crisi climatica ci insegna che parlare di ambiente significa parlare di persone», afferma fra Giampaolo Cavalli, direttore dell’Antoniano.

Richiamando l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, il religioso sottolinea come non esistano due crisi separate – una ambientale e una sociale – ma un’unica crisi che colpisce contemporaneamente territorio e persone.

«Quando le città si surriscaldano – osserva Cavalli – emergono con maggiore evidenza la povertà energetica, la fragilità sociale e la solitudine». Per questo, spiega, il sostegno offerto dall’Antoniano non si limita all’assistenza materiale, ma punta anche a creare spazi di ascolto, relazione e comunità.

Estate e isolamento sociale

Nei mesi estivi il problema della solitudine tende ad accentuarsi.

Secondo i dati raccolti dalla rete francescana, il 41% delle realtà coinvolte ritiene che il caldo aumenti direttamente il rischio di isolamento delle persone più fragili, mentre un ulteriore 59% riconosce almeno in parte questo collegamento.

A pesare è anche la riduzione dei servizi disponibili durante l’estate: il 68% delle strutture segnala che le persone assistite rimangono in città nei mesi più caldi, mentre il 59% riferisce che molte altre realtà territoriali sospendono o riducono le proprie attività.

Di conseguenza aumentano le richieste di sostegno: secondo il monitoraggio dell’Antoniano, le domande di aiuto crescono del 21%, mentre nel 50% dei casi si registra una carenza di volontari. Una difficoltà che non dipende da una minore disponibilità delle persone, ma dal fatto che i bisogni crescono più rapidamente delle risorse a disposizione.

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