
La Camera ha dato il primo via libera alla nuova legge elettorale, ribattezzata nel dibattito politico “Melonellum” o “Bigmami bis”. Il testo dovrà ora affrontare l’esame del Senato e, qualora Palazzo Madama introducesse modifiche – come l’eventuale reintroduzione delle preferenze – dovrebbe tornare nuovamente alla Camera per l’approvazione definitiva.
La riforma mantiene un impianto proporzionale, ma introduce un premio di maggioranza, l’obbligo di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio e nuove regole su liste, candidature e voto degli italiani all’estero. Ecco le principali novità.
Premier indicato sulla scheda: ogni coalizione dovrà scegliere il proprio candidato
Una delle innovazioni più rilevanti riguarda l’indicazione preventiva del candidato presidente del Consiglio. Ogni forza politica o coalizione, al momento del deposito del programma elettorale, dovrà indicare nome e cognome della persona proposta per guidare il governo.
La norma precisa che restano ferme le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica, cui spetta l’incarico di formare il governo. Tuttavia, la mancata indicazione del candidato premier comporterà l’inammissibilità delle liste, impedendo di fatto la partecipazione alle elezioni.
Premio di maggioranza: scatta solo sopra il 42%
La nuova legge introduce un premio di maggioranza destinato a garantire maggiore stabilità all’esecutivo. Il premio scatterà soltanto se una coalizione o una lista raggiungerà almeno il 42% dei voti sia alla Camera sia al Senato. In questo caso verranno assegnati 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato.
Sono previsti però limiti massimi: il premio non potrà portare la maggioranza oltre 220 deputati a Montecitorio e 113 senatori a Palazzo Madama. Se tali soglie dovessero essere superate, i seggi eccedenti verrebbero sottratti alla forza politica beneficiaria del premio e redistribuiti con il sistema proporzionale.
Se nessuna lista o coalizione raggiungerà il 42%, continuerà invece ad applicarsi la distribuzione proporzionale dei seggi.
Restano le liste bloccate: niente preferenze
Il punto più contestato durante l’esame parlamentare riguarda le preferenze, escluse dal testo approvato dalla Camera.
Gli elettori continueranno quindi a votare liste bloccate, senza poter scegliere direttamente i candidati. Ogni simbolo potrà presentare fino a sei candidati nei collegi plurinominali, che saranno eletti secondo l’ordine stabilito dai partiti.
Proprio su questo aspetto si è consumato uno dei principali scontri politici durante l’iter della riforma, con gli emendamenti che puntavano a reintrodurre le preferenze bocciati dall’Aula.
Raccolta firme, candidature e soglie di sbarramento
Cambiano anche le regole per la presentazione delle liste. Saranno esonerati dalla raccolta firme soltanto i partiti che disponevano di un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2025. Restano quindi esclusi dall’esenzione alcuni movimenti già presenti in Parlamento, come Futuro Nazionale, +Europa e il Partito Liberaldemocratico, che dovranno raccogliere le sottoscrizioni previste dalla legge.
Per quanto riguarda le candidature, sarà obbligatorio presentare liste in almeno un terzo delle circoscrizioni della Camera. Inoltre, i candidati dovranno essere presenti anche in almeno un collegio plurinominale della circoscrizione in cui viene presentata la lista.
Restano invece invariate le soglie di sbarramento: 10% per le coalizioni e 3% per le singole liste.
Cambiano voto all’estero e voto dei fuori sede
La riforma interviene anche sulle modalità di voto di alcune categorie di elettori.
Per gli italiani residenti all’estero viene ridisegnata la circoscrizione estera: alla Camera le attuali quattro circoscrizioni saranno ridotte a due (Europa e Americhe-Asia-Oceania-Antartide), mentre al Senato ne resterà una sola.
Viene inoltre introdotto in maniera strutturale il voto per gli elettori fuori sede. Ogni Comune istituirà un apposito elenco per consentire agli aventi diritto temporaneamente domiciliati lontano dalla propria residenza di votare senza dover rientrare nel Comune di iscrizione elettorale. L’iscrizione dovrà essere richiesta entro i termini e con le modalità previste dalla normativa.
Ora la parola passa al Senato
Il via libera della Camera rappresenta soltanto il primo passaggio parlamentare. Il testo dovrà ora essere esaminato dal Senato, dove potrebbero essere introdotte modifiche, soprattutto sul tema delle preferenze, che continua a dividere la maggioranza.
Qualora Palazzo Madama approvasse un testo diverso da quello licenziato da Montecitorio, la riforma dovrebbe tornare nuovamente alla Camera prima dell’approvazione definitiva e dell’entrata in vigore.


