Vai al contenuto

“Sento le voci!”. La vita di Mario Placanica dopo il G8 e Carlo Giuliani

Pubblicato: 17/07/2026 13:08

Ci sono vicende che, anche a distanza di molti anni, continuano a lasciare ferite profonde nelle persone coinvolte e nella memoria collettiva. Alcuni eventi restano legati non soltanto alle cronache del momento, ma anche alle conseguenze personali, psicologiche e umane che accompagnano chi ne è stato protagonista.

A distanza di oltre due decenni, il nome di Mario Placanica torna al centro del dibattito per il racconto della sua vita dopo quei giorni drammatici. L’ex carabiniere ausiliario, protagonista di uno degli episodi più discussi del G8 di Genova del 2001, ha raccontato il peso che quell’esperienza avrebbe avuto sul suo percorso personale, tra problemi di salute, difficoltà economiche e un rapporto mai completamente chiuso con quella giornata.
Leggi anche: La vacanza con Cicciolina e il telefono scaraventato a terra per rabbia: il libro che racconta tutti i segreti di Berlusconi

La vicenda del G8 di Genova

Mario Placanica era un carabiniere ausiliario in servizio di leva durante il G8 di Genova quando, il 20 luglio 2001, un colpo partito dalla sua pistola colpì Carlo Giuliani, giovane manifestante morto durante gli scontri in piazza Alimonda.

Secondo quanto stabilito nel procedimento giudiziario, il proiettile avrebbe colpito un sasso lanciato durante gli scontri e, dopo essere stato deviato, avrebbe raggiunto Giuliani al volto. La ricostruzione processuale ha stabilito la dinamica del colpo, ma negli anni la vicenda è rimasta al centro di discussioni e interrogativi pubblici.

Oggi Placanica, che ha 45 anni, vive a Siano, in provincia di Catanzaro, insieme alla madre e al figlio ventenne avuto con la moglie da cui si è separato. La figlia diciassettenne vive invece con un’altra ex compagna.

Dal 6 aprile 2005 non è più un carabiniere per causa di servizio. Nel suo percorso sono stati riconosciuti problemi legati all’ansia e ad alcune difficoltà psicologiche. In un’intervista ha raccontato di essere seguito dal Centro di salute mentale di Catanzaro: «Sento voci, forse lo sparo del G8 è partito troppo vicino al mio orecchio».

carlo giuliani

Il racconto della vita dopo quel giorno

Nel ricordare gli anni successivi al G8, Placanica descrive una condizione personale segnata dalla sofferenza.

«Oggi ho il cervello morto, se sto in silenzio non ho un pensiero. Sono stato torturato da troppe persone. Di sicuro, i carabinieri hanno cercato di farmi passare per pazzo, ma sono solo un uomo distrutto dalla vita che ha vissuto», racconta.

L’ex militare parla anche della solitudine vissuta nel quotidiano: «Vado al Bar Chalet, qui sotto. Slot machine, qualche schedina, ma non ho amici. Sono stato abbandonato da tutti, le fidanzate, la moglie. Il G8 di Genova mi ha devastato. Ho servito lo Stato, non merito questo inferno».

Secondo il suo racconto, gli anni trascorsi dopo il 2001 sono stati caratterizzati da un progressivo isolamento e da difficoltà personali che ancora oggi condizionano la sua vita.

Il ricordo degli scontri e della morte di Carlo Giuliani

Placanica sostiene di ricordare ogni momento di quella giornata. Racconta di essere entrato da poco meno di un anno nell’Arma e di non essere considerato un buon tiratore.

Ricorda anche un episodio precedente avvenuto a Messina: «E avevo preso una bomba carta su una gamba, allo stadio di Messina. A Genova esplose la guerra».

Parlando degli scontri in via Tolemaide, racconta di aver aiutato nella gestione dei lacrimogeni: «Li toglievo dalle confezioni per passarli al maggiore, che li sparava. Sono rimasto intossicato».

Poi torna al momento in cui avvenne la morte di Carlo Giuliani.

«Io e Dario Raffone, l’altro ausiliario, sanguinavamo alla testa, colpiti dalle pietre. Ho urlato: “Finitela, andatevene”».

E aggiunge: «Ho sparato per allontanarli. Due volte, più in aria possibile. Non ho preso la mira».

Sul colpo che ha ucciso Giuliani, Placanica dice di condividere la ricostruzione secondo cui il proiettile avrebbe subito una deviazione dopo l’impatto con un oggetto duro: «Nell’impatto la pallottola si era scamiciata, probabilmente aveva colpito qualcosa di molto duro, forse un pezzo di marmo».

Tuttavia aggiunge: «A questa versione ci credo, ma non penso dica tutto. Il processo non ha risposto a troppe domande».

Il rapporto con la famiglia Giuliani e i dubbi sulla vicenda

Nel suo racconto, Placanica parla anche dell’incontro avuto con Giuliano Giuliani, padre di Carlo.

«Alla Stazione Termini di Roma, direi nel 2005. Gli ho stretto la mano, gli ho detto che ci avevano rovinato tutti e due, io e Carlo».

L’ex carabiniere sostiene di non essersi mai considerato un avversario del giovane manifestante: «Non mi sono mai sentito un suo avversario, era un ragazzo di vent’anni, come me. Aveva le sue idee, ci ha messo contro lo Stato».

Placanica continua però a contestare alcuni aspetti della ricostruzione degli ultimi momenti della vita di Giuliani, sostenendo di avere ancora dubbi sulla dinamica complessiva.

«Non penso sia stato il proiettile della mia pistola a uccidere, una scheggia sotto un occhio non può ammazzare una persona. Carlo respirava ancora quando è crollato a terra, lo hanno tramortito dopo».

Parlando delle immagini relative all’intervento del Defender, aggiunge: «In verità in un video pubblicato dal padre Giuliano ho visto altre tre persone, un poliziotto e due carabinieri, intorno a Carlo Giuliani. Avevano in mano una pietra insanguinata, credo gli abbiano aperto il cranio».

Le difficoltà economiche e la richiesta di un lavoro

Dopo la fine del servizio nell’Arma, Placanica racconta di aver attraversato anche una difficile fase economica.

Ha lavorato per un periodo all’Agenzia del territorio, ma oggi vive con la pensione di invalidità: «Ma non arrivo alla fine del mese».

Nel suo racconto spiega di avere diverse spese familiari e difficoltà finanziarie: «Devo dare 520 euro a mio figlio, che non studia, non vuole lavorare e mi ridicolizza. Devo girare soldi per l’altra figlia».

Aggiunge di aver dovuto vendere la casa a Sellia Marina e di essere alle prese con una situazione economica complessa: «No, non ho neppure i soldi per andare al mare. Vorrei un’occupazione e non mi vergogno a chiedere un aiuto».

Infine ricorda anche un incidente stradale avvenuto nel 2003: «Ho rischiato di morire in un incidente d’auto. Guidavo forte perché i miei colleghi mi dicevano sempre che ero pedinato».

Il racconto di Mario Placanica riporta così l’attenzione sulle conseguenze personali di una delle pagine più controverse della cronaca italiana recente, una vicenda che ancora oggi continua a dividere opinioni e interpretazioni.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure