
Nuova missione operativa per l’Aeronautica Militare italiana sul fianco orientale della NATO. Nelle prime ore di venerdì 24 luglio, due Eurofighter Typhoon italiani e due F-16 dell’Aeronautica Militare rumena sono decollati in allarme per intercettare un drone non identificato che aveva violato lo spazio aereo della Romania. L’operazione si è conclusa con l’abbattimento del velivolo senza pilota, ma resta ancora da chiarire quale sistema d’arma abbia materialmente neutralizzato la minaccia.
L’episodio conferma il crescente livello di tensione nell’area del Mar Nero, dove la NATO ha rafforzato negli ultimi anni il dispositivo di sorveglianza e difesa aerea per rispondere all’intensificarsi delle attività militari legate alla guerra in Ucraina e ai sempre più frequenti sconfinamenti di droni e missili.
L’intervento della NATO e il mistero sull’abbattimento
Secondo quanto reso noto dalle autorità militari, i due F-16 rumeni decollati dalla base di Fetești e i due Eurofighter Typhoon italiani schierati presso la base di Mihail Kogălniceanu sono stati attivati sotto il comando e controllo della NATO per identificare un velivolo a pilotaggio remoto (UAV) sconosciuto.
Una volta individuato e classificato il drone, i velivoli dell’Alleanza hanno continuato a monitorarne la traiettoria fino a quando è stata autorizzata un’azione diretta. Poco dopo il velivolo è stato abbattuto all’interno dello spazio aereo rumeno.
Resta però un punto ancora irrisolto. Le autorità non hanno precisato se il drone sia stato colpito dagli Eurofighter italiani, dagli F-16 rumeni oppure da uno dei sistemi di difesa aerea terrestri presenti nell’area. La NATO ha confermato che sono in corso accertamenti e che continua a collaborare con le autorità di Bucarest per ricostruire l’esatta dinamica dell’operazione.
La Romania rafforza la difesa contro droni e missili
L’episodio arriva mentre la Romania e gli altri Paesi del fianco orientale stanno investendo massicciamente nel rafforzamento della propria rete di difesa aerea. Bucarest ha recentemente acquisito il sistema anti-drone MEROPS, progettato per individuare e neutralizzare velivoli senza pilota di piccole dimensioni, integrandolo in un più ampio sistema multilivello che comprende radar, batterie missilistiche e assetti aerei NATO.
L’obiettivo è rendere sempre più efficace la protezione dello spazio aereo nazionale in un’area diventata strategica dopo l’inizio del conflitto russo-ucraino, dove i droni rappresentano ormai una minaccia quotidiana sia per le infrastrutture militari sia per quelle civili.
Gli Eurofighter italiani schierati in Romania con la missione “Black Storm III”
I caccia italiani coinvolti nell’intercettazione appartengono al Task Group Air Romania “Black Storm III”, il contingente dell’Aeronautica Militare attualmente rischierato presso la base di Mihail Kogălniceanu sotto la guida del 51° Stormo di Istrana.
La missione rientra nell’operazione NATO di Enhanced Air Policing, rafforzata dall’Alleanza per garantire la sicurezza dello spazio aereo dei Paesi dell’Europa orientale dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Gli equipaggi italiani assicurano un servizio di Quick Reaction Alert (QRA), mantenendo velivoli e piloti in stato di allerta permanente per decollare nel giro di pochi minuti in caso di allarme.
Negli ultimi mesi le missioni di scramble sono aumentate sensibilmente a causa della crescente attività di droni, missili e velivoli militari nell’area del Mar Nero, trasformando la Romania in uno dei punti più sensibili del dispositivo di difesa dell’Alleanza Atlantica.
Eurofighter Typhoon, il caccia che rappresenta il cuore della difesa aerea italiana
L’Eurofighter Typhoon è oggi uno dei velivoli da combattimento più avanzati in servizio nelle forze aeree europee e costituisce il principale strumento di difesa dello spazio aereo italiano e delle missioni NATO di Air Policing. Nato dalla collaborazione industriale tra Italia, Regno Unito, Germania e Spagna, il Typhoon è un caccia multiruolo capace di svolgere missioni di intercettazione, superiorità aerea, attacco di precisione e ricognizione, raggiungendo velocità superiori a Mach 2 e operando con sofisticati sistemi radar e di guerra elettronica.
Proprio nelle ultime settimane l’Aeronautica Militare ha ricevuto i primi esemplari del nuovo standard Eurofighter Typhoon T4 (Tranche 4), la versione più moderna del velivolo. I nuovi caccia dispongono di un’avionica completamente aggiornata, maggiore capacità di elaborazione dei dati, predisposizione all’integrazione del radar ECRS Mk2 a scansione elettronica attiva (AESA) e di sistemi destinati a mantenere il Typhoon competitivo anche nei prossimi decenni. Il programma rappresenta uno dei principali investimenti dell’Italia nel settore della difesa aerea e accompagnerà l’Aeronautica Militare almeno fino all’arrivo del futuro caccia di sesta generazione sviluppato nell’ambito del Global Combat Air Programme (GCAP).
Un episodio che conferma la crescente tensione sul fianco orientale
L’intercettazione del drone dimostra come il fronte orientale della NATO resti uno dei principali punti di attenzione per l’Alleanza. Le missioni di Air Policing, nate per garantire la sicurezza dello spazio aereo dei Paesi membri, stanno assumendo un ruolo sempre più operativo, con decolli in allarme ormai frequenti e una cooperazione sempre più stretta tra le diverse aeronautiche alleate.
In questo contesto, la presenza degli Eurofighter italiani in Romania rappresenta uno degli elementi centrali del contributo italiano alla sicurezza collettiva della NATO, mentre resta ancora da chiarire se siano stati proprio i caccia dell’Aeronautica Militare a mettere fine all’incursione del drone che ha fatto scattare l’allarme nei cieli del Mar Nero.


