
La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 persone, gravemente indiziate di far parte di un’organizzazione criminale che stava pianificando l’assalto a un furgone portavalori destinato al trasporto di almeno 30 chilogrammi di lingotti d’oro. L’operazione è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari.
Un’indagine contro gli assalti ai portavalori
L’inchiesta rientra in un più ampio filone investigativo sul fenomeno degli assalti ai portavalori in Sardegna, coordinato dal Servizio centrale operativo e condotto dalle Squadre mobili di Cagliari, Sassari e Nuoro, insieme alla Sisco di Cagliari.
Le indagini, sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, servizi di osservazione, pedinamenti e riscontri sul territorio, hanno consentito agli investigatori di ricostruire l’esistenza di un gruppo ritenuto altamente organizzato, con ruoli ben definiti e un piano preparato nei minimi dettagli.
Nel mirino un carico di lingotti d’oro e d’argento
Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo aveva inizialmente individuato come obiettivo un portavalori che, con cadenza settimanale, trasportava lingotti d’oro e d’argento da uno stabilimento di San Gavino Monreale verso il caveau di un istituto di vigilanza in provincia di Arezzo. Il piano prevedeva di bloccare il mezzo poco dopo la partenza.
Successivamente, gli investigatori avrebbero accertato che l’organizzazione stava valutando anche un’azione ancora più ambiziosa: colpire direttamente il caveau dove erano custoditi quantitativi di metalli preziosi di valore superiore rispetto a quelli trasportati dai singoli furgoni.
Il ruolo del presunto basista
Tra gli elementi emersi figura il presunto coinvolgimento di un operaio specializzato impiegato nello stabilimento, ritenuto dagli inquirenti il “basista” dell’organizzazione. Secondo l’accusa, avrebbe fornito fotografie e informazioni riservate sui mezzi, sugli accessi, sui percorsi interni, sui sistemi di sicurezza e sui punti più vulnerabili dell’impianto, permettendo al gruppo di pianificare nei dettagli l’assalto.
Il progetto avrebbe previsto anche l’utilizzo di armi, esplosivi e mezzi pesanti.
Il commando e i mezzi rubati
Le indagini avrebbero inoltre documentato i contatti tra gli organizzatori e soggetti ritenuti di elevata caratura criminale, incaricati di costituire il cosiddetto “gruppo di fuoco”. Secondo gli investigatori, diverse riunioni operative si sarebbero svolte nei territori di Desulo, Villanovatulo, Arzana e Fonni.
Gli inquirenti hanno ricostruito anche la predisposizione della logistica, con il recupero di veicoli rubati, basi operative e nascondigli. In particolare, sarebbe stato monitorato il trasferimento dei mezzi dall’area industriale di Isili fino a Busachi, da dove il commando avrebbe dovuto entrare in azione per intercettare il portavalori lungo la strada statale 131.
Blitz all’alba con 130 poliziotti
Secondo la Procura, il progetto criminoso era ormai giunto a una fase esecutiva e il tempestivo intervento degli investigatori ha impedito la realizzazione di un assalto che avrebbe potuto mettere in grave pericolo guardie giurate, forze dell’ordine e cittadini.
Contestualmente agli arresti sono state eseguite numerose perquisizioni alla ricerca di armi, esplosivi, mezzi e ulteriore materiale investigativo. L’operazione, scattata all’alba, ha coinvolto circa 130 operatori della Polizia di Stato, con il supporto di reparti investigativi, unità operative speciali, reparto volo, cinofili e Polizia scientifica. Gli undici destinatari delle misure cautelari sono stati trasferiti nelle competenti case circondariali, a disposizione dell’autorità giudiziaria.


