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Precipitata dal terrazzo in Italia, terribile scoperta: “L’ha spinta lui”

Pubblicato: 01/08/2026 11:59

L’aria estiva e la quiete apparente di un palazzo qualunque sono state improvvisamente spezzate dal tonfo sordo di una caduta, un rumore drammatico che ha spinto i residenti a sporgersi dalle finestre per trovarsi di fronte a una scena sconvolgente. Un corpo immobile giaceva al suolo, riverso a terra dopo un volo nel vuoto terminato nel modo piu tragico possibile. Inizialmente, la prima reazione di chi ha assistito agli istanti successivi al ritrovamento e stata quella di ipotizzare un gesto estremo, un momento di disperazione consumato nell’ombra della solitudine. Tuttavia, con il passare delle ore, dietro quella tragedia si e intuita la presenza di un’ombra piu oscura e inquietante, spingendo gli inquirenti a scavare a fondo nella vita di quella giovane donna per verificare se la sua fine fosse davvero il frutto di una libera scelta o piuttosto l’epilogo violento di una storia segnata da tensioni mai risolte.

Dalla pista del suicidio alla svolta investigativa

Il drammatico evento si e consumato il 13 luglio scorso in via dell’Archeologia 52, nel quartiere romano di Tor Bella Monaca, dove Dafne Rebaudo, una donna di soli trenta anni, e deceduta precipitando dal terrazzo condominiale dello stabile in cui risiedeva. Se in un primo momento gli elementi raccolti sul posto potevano far pensare a un tragico gesto volontario, la determinazione degli investigatori del VI Distretto di Polizia del Casilino ha permesso di fare luce su una realta ben diversa. Coordinate dal pubblico ministero Saverio Francesco Musolino, le indagini hanno intrapreso una piega differente grazie alla raccolta di testimonianze e all’analisi scrupolosa dei dati. La svolta decisiva e arrivata venerdi con l’esecuzione di un fermo indiziario di delitto a carico del compagno della vittima, Mohamed Trabelsi, un cittadino nordafricano di quarant’anni. Dell’avvenuto fermo e stato prontamente informato il sostituto procuratore Antonio Verdi, appartenente al pool della Procura della Repubblica di Roma specializzato nei reati contro la liberta sessuale, la famiglia, i minori e le vittime vulnerabili.

Le incongruenze e i dettagli emersi dalle indagini

Per ricomporre il puzzle delle ultime ore di vita della trentenne, sono stati fondamentali i contributi forniti dalle persone presenti nell’edificio e la presenza di occhi elettronici. Diversi testimoni ascoltati dagli agenti hanno raccontato di aver assistito a un violento litigio tra i fidanzati lungo le scale del condominio proprio poco prima che si verificasse la tragedia. Oltre ai racconti dei vicini, che hanno descritto un quadro caratterizzato da frequenti attriti di coppia, gli investigatori si sono avvalsi delle immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza posizionati nella zona. Un peso determinante nell’emissione del provvedimento di fermo e stato dato dalle dichiarazioni rese dallo stesso indagato: il quarantenne ha fornito versioni contrastanti sugli orari e sui propri spostamenti, generando profonde incongruenze che hanno insospettito chi conduceva gli accertamenti. La collaborazione dei residenti dello stabile ha permesso di confermare l’esistenza di un clima conflittuale, trasformando quello che sembrava un caso di suicidio in un presunto episodio di femminicidio.

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Ultimo Aggiornamento: 01/08/2026 12:20

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