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Vance vs Rubio, la corsa al dopo Trump è iniziata: chi è in vantaggio

Pubblicato: 02/08/2026 14:27

Mancano ancora oltre due anni alle elezioni presidenziali americane del 2028, ma nel Partito Repubblicano la partita per la successione a Donald Trump è già cominciata. Se tra i Democratici il quadro appare ancora molto frammentato, tra i conservatori l’attenzione è concentrata soprattutto su due figure: il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, considerati i principali candidati alla futura leadership del partito.

Trump mette a confronto i suoi possibili eredi

Secondo diverse ricostruzioni riportate dalla stampa americana, lo stesso Trump avrebbe iniziato a sondare il terreno chiedendo in occasioni pubbliche e private chi, tra Vance e Rubio, venga considerato il successore ideale. In alcuni incontri alla Casa Bianca e durante eventi con finanziatori repubblicani, il presidente avrebbe persino ipotizzato un ticket composto dai due, definendolo un possibile “dream team”. Un modo di gestire la successione che ricorda il format del programma televisivo The Apprentice, dove i candidati venivano messi costantemente a confronto davanti al pubblico.

JD Vance parte in vantaggio

Il vicepresidente appare oggi il favorito nella corsa interna. Pur senza aver annunciato ufficialmente una candidatura, Vance sta costruendo da mesi una struttura politica che assomiglia sempre più a quella di un futuro candidato alla Casa Bianca. Negli ultimi mesi ha intensificato la raccolta fondi, ha sostenuto candidati repubblicani nelle elezioni locali e ha rafforzato i rapporti sia con gli ambienti imprenditoriali sia con la base più vicina al movimento MAGA.

Dal punto di vista politico, Vance si è mostrato quasi sempre perfettamente allineato alle posizioni di Trump, adottandone anche lo stile comunicativo: interventi molto aggressivi, frequenti attacchi agli avversari e rapporti spesso conflittuali con i media. Questa strategia gli garantisce un forte consenso tra gli elettori repubblicani più fedeli al presidente, anche se i sondaggi mostrano una popolarità decisamente più limitata tra gli indipendenti e gli elettori moderati.

Marco Rubio punta sull’esperienza di governo

Negli ultimi mesi è però cresciuto anche il peso politico di Marco Rubio. Da segretario di Stato è stato protagonista dei principali dossier internazionali dell’amministrazione Trump, dalla crisi in Venezuela fino alle tensioni con l’Iran, conquistando una visibilità che normalmente non appartiene al ruolo. Lo stesso presidente avrebbe più volte elogiato le sue capacità diplomatiche, contrapponendo il suo stile più misurato all’approccio combattivo di Vance.

Rubio continua inoltre a essere visto con favore dall’ala più tradizionale del Partito Repubblicano e da una parte importante dei grandi finanziatori, che lo considerano un candidato potenzialmente più competitivo nelle elezioni generali. Negli ultimi anni, tuttavia, ha progressivamente incorporato diversi elementi del populismo trumpiano, soprattutto sul piano economico, mantenendo invece una linea più vicina al conservatorismo classico in politica estera.

Un’amicizia che potrebbe evitare lo scontro diretto

Non è affatto certo che i due arrivino davvero a sfidarsi alle primarie repubblicane. Vance e Rubio sono infatti legati da un rapporto personale molto stretto e il segretario di Stato avrebbe già fatto sapere che, qualora il vicepresidente decidesse di candidarsi, preferirebbe sostenerlo anziché affrontarlo direttamente nella corsa alla nomination. Una scelta che, se confermata, potrebbe semplificare notevolmente il percorso di Vance verso la candidatura repubblicana.

Il fattore decisivo resta Donald Trump

Nonostante i primi movimenti siano già iniziati, la successione resta fortemente condizionata dalla figura di Donald Trump. Il presidente continua infatti a esercitare un’influenza enorme sul Partito Repubblicano e il suo eventuale sostegno potrebbe risultare determinante per orientare la corsa del 2028. Per questo motivo, sia Vance sia Rubio continuano a mantenere un rapporto di stretta collaborazione con la Casa Bianca, consapevoli che l’ultima parola potrebbe spettare proprio al leader che, ancora oggi, domina la scena politica conservatrice americana.

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