
Roberto Mancini è tornato sulla panchina della Nazionale con un’idea precisa: ricostruire un’identità tecnica e tattica che richiami quella capace di conquistare l’Europeo del 2021, adattandola però alle caratteristiche della nuova generazione di azzurri. L’obiettivo è restituire all’Italia una squadra protagonista attraverso il possesso del pallone, l’organizzazione di gioco e la valorizzazione dei giovani, senza rinunciare all’equilibrio. Gli interpreti sono cambiati, ma i principi sembrano destinati a rimanere gli stessi.
Il ritorno del gioco di posizione e del doppio regista
L’Italia campione d’Europa era costruita attorno a un sistema di gioco estremamente fluido. Il 4-3-3 disegnato da Mancini si trasformava spesso in un 3-2-5, grazie all’accentramento del terzino destro e alla spinta costante dell’esterno opposto. Il cuore di quel progetto era rappresentato dalla coppia formata da Jorginho e Verratti, due registi capaci di gestire il possesso e creare superiorità numerica in ogni zona del campo.
Oggi quei protagonisti non fanno più parte del progetto, ma il commissario tecnico sembra intenzionato a riproporre la stessa filosofia affidandosi a caratteristiche differenti. Il principale candidato a raccogliere l’eredità di Jorginho appare Sandro Tonali, che potrebbe tornare a ricoprire un ruolo più arretrato in fase di costruzione, mentre Nicolò Barella, Samuele Ricci, Manuel Locatelli e Nicolò Fagioli rappresentano le principali alternative per costruire un centrocampo tecnico e dinamico.
Calafiori, Palestra e una difesa tutta da reinventare
Anche il reparto arretrato sarà uno dei cantieri principali della nuova gestione. Tra i giocatori destinati ad assumere un ruolo centrale c’è Riccardo Calafiori, considerato l’elemento ideale per interpretare una difesa moderna grazie alla capacità di impostare l’azione e di adattarsi sia come terzino sia come centrale.
Sulla fascia destra cresce invece la candidatura di Marco Palestra, profilo che potrebbe garantire quella spinta offensiva indispensabile nel sistema di Mancini. A sinistra rimane una risorsa importante Federico Dimarco, mentre il ct spera di recuperare al massimo della condizione anche Andrea Cambiaso. Nelle rotazioni restano inoltre Ruggeri, Kayode, Udogie e Bartesaghi, segno di un reparto che offre numerose soluzioni.
Qualche interrogativo in più riguarda invece il centro della difesa, dove Scalvini, Bastoni e Gianluca Mancini rappresentano oggi i principali punti di riferimento, in attesa della definitiva crescita di giovani come Leoni, Ahanor, Chiarodia, Comuzzo e Mané.
Centrocampo ricco di talento, spazio alla nuova generazione
La mediana sarà probabilmente il reparto più competitivo della nuova Italia. Accanto ai giocatori già affermati, Mancini potrà infatti contare su una generazione emergente che negli ultimi mesi ha mostrato qualità importanti.
Oltre a Tonali, Barella, Ricci, Locatelli e Fagioli, osservati speciali sono Pisilli, Ndour, Casadei, Dagasso, Gaetano, Fazzini e il giovane Lipani, destinato a rappresentare uno dei prospetti più interessanti per il ruolo di regista. L’idea è costruire un centrocampo capace di alternare qualità tecnica, intensità e inserimenti offensivi.
Pio Esposito guida l’attacco, Kean e Retegui le alternative
Nel reparto offensivo le opzioni non mancano. Francesco Pio Esposito viene indicato come il centravanti destinato a raccogliere il testimone della Nazionale nei prossimi anni, ma la concorrenza è ampia.
Mateo Retegui, scoperto proprio da Mancini nella sua prima esperienza da commissario tecnico, resta una pedina importante, così come Gianluca Scamacca, che punta a ritrovare continuità dopo gli infortuni. Sullo sfondo cresce anche Francesco Camarda, mentre Moise Kean potrebbe trovare spazio sia da centravanti sia da esterno offensivo in un tridente.
Un sistema flessibile per valorizzare gli esterni
Il modulo di partenza dovrebbe essere ancora il 4-3-3, ma Mancini potrebbe ricorrere con maggiore frequenza anche al 4-2-3-1, soluzione che consentirebbe di sfruttare meglio giocatori come Giacomo Raspadori, Nicolò Zaniolo e lo stesso Kean alle spalle della punta centrale.
Sulle corsie offensive le alternative comprendono anche Politano, Vergara, Koleosho e, se tornerà ai suoi migliori livelli, Federico Chiesa. Tra i prospetti più promettenti restano inoltre sotto osservazione Ekhator, Inacio e Mattia Liberali, considerati tra i talenti più interessanti del panorama azzurro.
Un progetto che guarda al futuro
La nuova Italia di Roberto Mancini nasce dunque dalla volontà di recuperare un’identità precisa senza limitarsi a riproporre il passato. Il commissario tecnico punta su una base di giovani già protagonisti nei rispettivi club, affiancati da elementi di esperienza, con l’obiettivo di costruire una squadra competitiva già nel percorso verso il Mondiale.
Le qualità individuali non sembrano mancare. La sfida sarà trasformare un gruppo ricco di talento in una Nazionale capace di ritrovare continuità, gioco e risultati, riprendendo quel percorso interrotto dopo il trionfo di Wembley.


