
Proseguono le operazioni delle forze di sicurezza spagnole a Ceuta, l’enclave spagnola in territorio marocchino investita nei giorni scorsi da un eccezionale afflusso di migranti. Dopo i rimpatri effettuati nel fine settimana, volontari e forzati, resta ancora un interrogativo fondamentale: quante persone si trovano ancora all’interno della città. Le autorità non sono infatti in grado di fornire un dato preciso e molti migranti continuano a nascondersi per evitare di essere ricondotti oltre confine.
Numeri ancora incerti sui migranti presenti
Le cifre diffuse dalle istituzioni continuano a non coincidere. Il governo spagnolo ha parlato di circa 50 mila ingressi, mentre il governo locale e la polizia di frontiera sostengono che sarebbero già rientrate in Marocco oltre 77 mila persone, dato che lascia supporre un numero di arrivi ben superiore rispetto alle stime iniziali.
Secondo le informazioni disponibili, almeno 72 migranti hanno perso la vita tentando di raggiungere Ceuta, in particolare durante la traversata a nuoto lungo il tratto di mare che separa il Marocco dall’enclave.
Retate e rimpatri, molti si nascondono
Da venerdì polizia ed esercito spagnoli sono impegnati in un’intensa attività di ricerca dei migranti rimasti in città. Gli agenti li individuano, li radunano e li trasferiscono verso il confine, dove vengono riconsegnati alle autorità marocchine.
Se nelle prime ore della crisi molti avevano scelto di rientrare spontaneamente, negli ultimi giorni i rimpatri sono avvenuti soprattutto in modo forzato. Per sfuggire ai controlli, numerosi migranti si sono rifugiati nei boschi e sulle colline che circondano Ceuta, tornando sporadicamente nelle aree urbane soltanto per procurarsi acqua e cibo.
Minori e richiedenti asilo esclusi dai respingimenti
Una situazione diversa riguarda i minori stranieri non accompagnati, che vengono ospitati nel Centro di permanenza temporanea per immigrati (CETI), ormai oltre la propria capacità ricettiva e affiancato da una tendopoli allestita per fronteggiare l’emergenza.
Seguono invece il normale iter previsto dalla normativa anche i migranti provenienti dall’Africa subsahariana, ai quali viene consentito presentare domanda di protezione internazionale dopo le procedure di identificazione.
Tensioni tra residenti e migranti
Nel fine settimana non sono mancati momenti di tensione tra parte della popolazione locale e i migranti rimasti nell’enclave. In alcuni quartieri sono stati organizzati gruppi di cittadini che hanno presidiato le strade con transenne e posti di blocco improvvisati per impedire l’accesso alle zone residenziali.
Sono stati segnalati anche alcuni episodi di scontro e piccole risse, soprattutto nel quartiere del Príncipe e in altre aree periferiche della città. Nel frattempo diversi negozi hanno riaperto adottando misure di sicurezza straordinarie, limitando gli ingressi dei clienti per il timore di furti, mentre l’amministrazione comunale ha deciso di sospendere la tradizionale Feria, suscitando proteste tra i residenti.
Le accuse al Marocco e la protesta dei cittadini
Domenica centinaia di persone hanno manifestato davanti alla sede del governo locale per denunciare quello che definiscono l’abbandono di Ceuta da parte dell’esecutivo di Madrid. Alla protesta hanno preso parte anche esponenti della destra radicale, mentre sono stati scanditi slogan contro il Marocco, accusato di aver favorito quella che molti manifestanti hanno definito una vera e propria “invasione”.
Il ruolo di Rabat continua a essere al centro del dibattito. Secondo i servizi d’intelligence spagnoli, le autorità marocchine avrebbero lasciato passare i migranti senza impedirne l’ingresso, pur senza organizzare direttamente l’operazione. Il governo marocchino non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma alcuni quotidiani vicini alla monarchia hanno sostenuto che la crisi dimostrerebbe l’«insostenibilità» della sovranità spagnola su Ceuta e Melilla, tornando a rivendicare le due enclavi come parte integrante del territorio marocchino.


