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Campo largo, Conte sfida Schlein sull’Ucraina e riapre la frattura nel centrosinistra

Pubblicato: 04/08/2026 07:17

La frattura nel campo largo torna ad allargarsi proprio mentre il centrosinistra prova a costruire il percorso che dovrebbe portare alle primarie e, successivamente, alla scelta del candidato premier. Giuseppe Conte sceglie di non fare alcun passo indietro sul dossier Ucraina e rilancia una linea che, inevitabilmente, mette sotto pressione gli equilibri della coalizione. Il leader del Movimento 5 Stelle è convinto che un’alternativa a Giorgia Meloni non possa limitarsi a cambiare il nome del presidente del Consiglio, ma debba rompere con l’impostazione seguita negli ultimi anni, prendendo le distanze tanto dal governo Draghi quanto dall’attuale esecutivo.

Dietro la presa di posizione, spiegano fonti vicine ai Cinquestelle, c’è una valutazione politica precisa. Conte ritiene che il tema della guerra rappresenti uno dei principali elementi identitari del Movimento e non intende sacrificare questa impostazione sull’altare dell’unità della coalizione. Al contrario, punta a trasformarla nel terreno sul quale misurare la leadership del centrosinistra, sostenendo che siano proprio gli elettori delle primarie a decidere quale debba essere la linea del futuro governo.

La partita della leadership

La scelta dell’ex presidente del Consiglio viene letta anche come una mossa interna al Movimento. Da una parte c’è la necessità di non lasciare spazio all’ala più intransigente e all’eventuale ritorno sulla scena di Alessandro Di Battista; dall’altra c’è l’obiettivo di rafforzare la propria candidatura naturale alla guida della coalizione, evitando che il Pd possa imporre un’agenda troppo distante dalla sensibilità dell’elettorato pentastellato.

Per Conte, la questione ucraina è destinata a diventare uno dei principali terreni di confronto delle future primarie. L’idea è quella di offrire agli elettori una scelta netta tra diverse impostazioni politiche, rivendicando la necessità di interrompere l’invio di nuove forniture militari e di concentrare gli sforzi sulla ricerca di una soluzione negoziale del conflitto.

Il Pd corre ai ripari

Le dichiarazioni del leader pentastellato hanno provocato forte irritazione ai vertici del Partito Democratico, dove cresce il timore che la lunga marcia verso le elezioni possa trasformarsi in una campagna elettorale permanente tra gli stessi alleati. Anche Alleanza Verdi e Sinistra guarda con crescente preoccupazione all’iniziativa di Conte, interpretata come un’accelerazione personale che rischia di compromettere il delicato equilibrio costruito negli ultimi mesi.

Per questo, dal Nazareno filtra la volontà di blindare il percorso politico prima che la competizione tra i leader prenda definitivamente il sopravvento. L’idea è quella di costruire prima un programma condiviso, rinviando solo in un secondo momento il confronto sulle leadership. Una scansione che dovrebbe consentire di limitare le fughe in avanti e impedire che ogni dossier, a partire proprio dall’Ucraina, diventi terreno di scontro tra i potenziali candidati.

La road map resta quella già delineata dalla segreteria democratica: programma comune nel mese di settembre, definizione delle regole delle primarie tra ottobre e novembre e apertura dei gazebo all’inizio del 2027. Ma dietro il calendario ufficiale cresce la consapevolezza che la partita sia già cominciata e che Conte stia cercando di spostare il baricentro politico dell’intera coalizione.

Al Nazareno il messaggio è netto: rompere adesso significherebbe consegnare il Paese al centrodestra. Ma proprio questa convinzione alimenta il braccio di ferro. Conte sa che il Pd ha bisogno del Movimento tanto quanto il Movimento ha bisogno del Pd e punta a sfruttare questa reciproca dipendenza per condizionare la linea politica del futuro schieramento. Una strategia che, almeno per ora, sembra destinata ad aumentare le tensioni piuttosto che ricomporle.

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