
Le tensioni all’interno dell’opposizione italiana si sono nuovamente accese a seguito delle dichiarazioni del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, riguardanti la gestione della guerra in Ucraina, il sostegno militare a Kiev e le modalità di selezione del candidato premier della coalizione. A distanza di poco tempo da precedenti esternazioni sulla presunta minaccia russa che avevano già suscitato perplessità, l’ex presidente del Consiglio ha ribadito la propria contrarietà all’invio di ulteriori armamenti e ha proposto di affidare all’esito delle primarie la decisione sulla linea politica e diplomatica dell’intero campo largo. La proposta ha scatenato un’immediata reazione di rigetto da parte del Partito Democratico e di altre forze alleate, facendo emergere in modo netto le fratture sulla politica estera e sulle regole di ingaggio dell’alleanza.
La proposta sul negoziato e sul ruolo del leader
Conte ha illustrato una visione che mette al centro la necessità di un’immediata inversione di rotta sul piano diplomatico. Secondo la sua impostazione, l’eventuale candidato premier della coalizione progressista dovrebbe assumere l’iniziativa di contattare direttamente i vertici di entrambi i Paesi coinvolti nel conflitto. Sebbene l’intenzione dichiarata sia quella di rassicurare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sul riconoscimento del ruolo di Paese aggredito, il leader pentastellato ritiene indispensabile avviare contemporaneamente un canale di dialogo con il presidente russo Vladimir Putin. Questa posizione si basa sulla convinzione che l’Unione Europea non sia stata in grado di individuare una figura negoziale efficace e stia temporeggiando, laddove sarebbe invece necessario sfidare la Russia direttamente al tavolo delle trattative per giungere a un accordo che tuteli gli interessi del popolo ucraino.
Il rifiuto delle armi e le perplessità sulle forniture
Un altro punto centrale dell’intervento riguarda la netta opposizione del Movimento 5 Stelle al proseguimento del sostegno militare a Kiev attraverso nuovi pacchetti di aiuti. Pur confermando il favore per l’invio iniziale di armamenti, considerato fondamentale nella prima fase del conflitto per riequilibrare l’asimmetria militare ed evitare l’occupazione totale del Paese, Conte ritiene che tale fase sia ormai superata. Il giudizio espresso sull’attuale arsenale ucraino è che sia ampiamente equipaggiato e che l’uso della retorica sulla stanchezza dell’Occidente nasconda in realtà la mancanza di volontà di proseguire sulla via degli aiuti militari. Il movimento ha quindi annunciato un voto contrario sui futuri decreti per l’invio di armi, garantendo invece la continuità del supporto sul piano degli aiuti umanitari, economici e delle sanzioni finanziarie contro la Russia.
Le primarie come strumento di decisione programmatica
Il passaggio più delicato che ha generato il maggior scompiglio politico riguarda l’idea di utilizzare lo strumento delle primarie per dirimere le divergenze programmatiche sulla politica estera. Conte ha suggerito che spetti agli elettori scegliere la linea della coalizione attraverso il voto per il candidato leader. Se da un lato ha ipotizzato l’esistenza di un comune terreno d’intesa sulla necessità di una svolta negoziale, dall’altro ha posto precise condizioni preliminari, definendo il rifiuto di piani di riarmo come un punto dirimente e non negoziabile da chiarire prima ancora della consultazione popolare. Questa visione implica che chiunque risulti vincitore della competizione interna debba poi imporre o comunque rappresentare l’agenda definita dai propri punti programmatici in sede europea e internazionale.
La replica della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, non si è fatta attendere e ha segnato una netta distanza metodologica e di merito rispetto all’impostazione di Conte. La leader dem ha puntualizzato che le primarie non possono essere usate come un sostitutivo della sintesi politica sul programma. Nella visione del Partito Democratico, l’iter corretto prevede prima la stesura di una piattaforma programmatica condivisa da tutte le forze dell’alleanza e soltanto in un secondo momento lo svolgimento delle primarie per scegliere la persona destinata a guidare la coalizione. La figura vincente, secondo Schlein, deve infatti rappresentare l’intera coalizione e non unicamente la sensibilità del proprio partito di appartenenza.
Le critiche della maggioranza e delle opposizioni di centro
Le divisioni emersi nel campo largo hanno fornito spunti di attacco da parte degli avversari politici e dei partiti dell’area centrista. Rappresentanti della maggioranza di governo, come Antonio Tajani, hanno sottolineato le contraddizioni interne alla sinistra, mettendo in evidenza la distanza tra la linea del Movimento 5 Stelle e quella tradizionalmente europeista del Partito Democratico. Parallelamente, esponenti del centro politico come Carlo Calenda hanno espresso duro scetticismo sulla tenuta del progetto del campo largo, invitando le componenti riformiste del centrosinistra a prendere le distanze da posizioni definite populiste e ad avviare la costruzione di un polo alternativo di stampo pienamente europeista.
All’interno del Partito Democratico, l’ala riformista ha reagito con particolare fermezza alle esternazioni di Conte, accusandolo di voler minare la solidarietà atlantica ed europea e di perseguire una strategia tesa alla rottura dell’alleanza. Più articolate sono state le reazioni degli altri partner della coalizione. Mentre il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, si è detto favorevole allo svolgimento delle primarie come luogo legittimo di confronto tra diverse sensibilità programmatiche della sinistra, a patto che vi sia un impegno vincolante all’unità per il giorno successivo, altre forze hanno espresso forte contrarietà. Esponenti di Più Europa e di Alleanza Verdi e Sinistra hanno ribadito che la sintesi programmatica deve avvenire attorno a un tavolo di confronto politico prima delle primarie, avvertendo che legare in modo indissolubile il programma al singolo candidato rischierebbe di sfilacciare irreparabilmente la coalizione e di spiazzare l’elettorato.


