
Un attacco informatico ha compromesso migliaia di portafogli Bitcoin, con un bottino stimato tra i 90 e i 110 milioni di dollari in criptovalute. L’episodio ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dell’autocustodia, uno dei principi cardine dell’ecosistema Bitcoin, e potrebbe spingere molti investitori a preferire servizi di custodia offerti da exchange, banche o fondi quotati.
L’attacco ai wallet hardware
Tra i primi a denunciare l’accaduto c’è stato un investitore canadese, che ha visto sparire 18,25 bitcoin, per un valore di circa 1,15 milioni di dollari, in pochi minuti. Il suo dispositivo hardware risultava spento, mai collegato a Internet e custodito in una cassetta di sicurezza.
Secondo le ricostruzioni, l’attacco avrebbe interessato tra 4.500 e 5.000 indirizzi Bitcoin, con un valore complessivo dei fondi sottratti stimato fino a 110 milioni di dollari.

La falla nel firmware
L’origine del problema sarebbe riconducibile a una vulnerabilità presente nel firmware distribuito da Coinkite, società produttrice dei wallet hardware Coldcard, a partire da marzo 2021. Gli hacker sarebbero riusciti a ricostruire offline le chiavi private generate dal software difettoso, ottenendo così l’accesso ai fondi delle vittime.
La stessa Coinkite ha ipotizzato che gli autori dell’attacco abbiano utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per individuare la vulnerabilità nel firmware open source. L’azienda ha inoltre ammesso che una precedente analisi effettuata internamente con sistemi basati sull’AI non aveva evidenziato il bug.
Anche Alex Thorn, responsabile della ricerca di Galaxy Digital, ha osservato che la ricerca automatizzata della falla potrebbe essere stata effettuata con un modello linguistico avanzato.
Crescono i dubbi sull’autocustodia
L’attacco rischia di incidere sulla fiducia nei confronti dell’autocustodia delle criptovalute, principio riassunto dal noto slogan della comunità Bitcoin: “Not your keys, not your coins”, secondo cui il pieno controllo delle chiavi private equivale al possesso effettivo dei propri asset digitali.
Dopo quanto accaduto, alcuni investitori potrebbero decidere di trasferire i propri Bitcoin su piattaforme custodite da exchange o istituti finanziari, oppure optare per strumenti come gli ETF legati alla criptovaluta.
Bitcoin stabile nonostante l’attacco
Nonostante la portata del furto, il prezzo del Bitcoin non ha registrato particolari scossoni. La criptovaluta è rimasta sostanzialmente stabile, con un lieve rialzo, segno che il mercato ha interpretato l’episodio come un problema legato a un software di terze parti e non a una vulnerabilità del protocollo Bitcoin stesso.
Secondo diversi osservatori del settore, l’attacco ha infatti colpito il sistema utilizzato per generare e custodire le chiavi private, senza compromettere il funzionamento della rete blockchain.


