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“Il meteo ci ha traditi”. Giuliacci, la rivelazione: ora è sicuro, quando cambia davvero tutto

Pubblicato: 07/08/2026 08:33

L’ondata di caldo che sta interessando l’Italia potrebbe essere arrivata alle battute finali, ma la tregua non è ancora dietro l’angolo. Mario Giuliacci, intervistato da Leggo, spiega perché le precedenti previsioni sulla fine della fase rovente siano state smentite dai fatti e indica nella seconda metà di agosto il possibile momento della svolta.

«Avevamo ipotizzato un’attenuazione tra l’8 e il 12 agosto, ma la previsione è saltata», spiega il meteorologo, attribuendo il mancato cambiamento al comportamento dell’anticiclone africano. «I modelli ci hanno tradito perché l’anticiclone africano sta mostrando una resistenza anomala».

Giuliacci paragona il lavoro dei meteorologi a quello di un pilota di motociclismo: «Se Valentino Rossi va in pista e la moto va in tilt, la colpa non è sua. Lo stesso vale per chi fa previsioni meteo: noi usiamo modelli matematici e, se sbagliano loro, possiamo essere smentiti dai fatti».

L’anticiclone africano sempre più persistente

Alla base della lunga fase di caldo ci sono gli anticicloni di blocco, conosciuti anche come strutture «a omega» per la loro particolare configurazione. Queste figure atmosferiche ostacolano il normale arrivo delle perturbazioni atlantiche.

Secondo Giuliacci, rispetto al passato è cambiato anche il ruolo dell’anticiclone africano. «Trent’anni fa dominava più spesso quello delle Azzorre; oggi quello africano riesce a espandersi e a resistere molto più a lungo sull’Italia». Una maggiore persistenza che, secondo il meteorologo, è favorita anche dal riscaldamento globale.

All’interno dell’alta pressione l’aria scende, si comprime e si riscalda, ostacolando la formazione dei temporali e favorendo l’accumulo di umidità nei bassi strati dell’atmosfera. Il risultato è un caldo particolarmente afoso, che rende più difficile per il corpo disperdere il calore.

«In città anche quattro o cinque gradi in più»

Quello attuale, spiega Giuliacci, non va confuso con il normale caldo estivo. «La gente confonde il caldo estivo con l’ondata di caldo», osserva, sottolineando come oggi in alcune città le temperature massime possano essere superiori di quattro o cinque gradi rispetto ai valori abituali.

L’estate 2026, pur non avendo ancora raggiunto i livelli del 2003, si inserisce secondo il meteorologo in una sequenza particolarmente calda. «Dal 2020 a oggi stiamo vivendo una sequenza record: questo 2026 si candida a essere tra gli anni più caldi di sempre».

Nord più fresco, Centro-Sud ancora nella morsa

Nei prossimi giorni la situazione sarà diversa a seconda delle aree del Paese. Al Nord, fino al 10 agosto, le temperature dovrebbero diminuire di quattro o cinque gradi grazie all’arrivo di correnti dai Balcani, in grado di rinfrescare soprattutto la Val Padana e l’Adriatico.

Diversa la situazione sulle regioni tirreniche, dove la presenza degli Appennini ostacola l’arrivo dell’aria più fresca. Qui, secondo Giuliacci, il caldo potrebbe proseguire senza sostanziali pause almeno fino alla metà del mese.

Anche a Ferragosto resta quindi l’incognita del caldo. Se la fase rovente dovesse protrarsi fino al 20 agosto, il 2026 potrebbe entrare tra le estati più calde mai registrate. Al Nord le massime dovrebbero stabilizzarsi intorno ai 32-33 gradi, mentre al Centro-Sud potrebbero rimanere sopra i 35.

La svolta potrebbe arrivare tra il 16 e il 17 agosto

La prima perturbazione indicata come possibile soluzione alla lunga fase di caldo, secondo Giuliacci, non sarà sufficiente. «All’inizio pensavo che la perturbazione in arrivo potesse essere quella risolutiva, ma si rivelerà piuttosto fiacca».

Una possibilità concreta di cambiamento potrebbe invece presentarsi tra il 16 e il 17 agosto, quando un nuovo fronte atlantico potrebbe riuscire a modificare la configurazione atmosferica.

Il meteorologo invita comunque alla prudenza prima di stabilire se l’estate 2026 sarà effettivamente tra le più calde della storia. «Dal punto di vista climatico l’estate va dal 1° giugno al 31 agosto: aspettiamo prima di tirare le somme».

Il caldo alimenta anche grandinate e nubifragi

L’altra faccia dell’estate rovente è rappresentata dai fenomeni atmosferici estremi. L’enorme quantità di calore accumulata dal suolo può infatti fornire maggiore energia ai temporali, aumentando il rischio di precipitazioni intense e grandinate.

«I temporali si alimentano proprio dal calore estremo», spiega Giuliacci. Il terreno molto caldo favorisce la formazione di correnti ascensionali che trasportano rapidamente verso l’alto l’aria umida. Qui il vapore può trasformarsi in cristalli di ghiaccio che, sospinti dalle forti correnti, continuano a crescere fino a formare chicchi di grandine di notevoli dimensioni.

Per il meteorologo, il fenomeno rappresenta un pericolo concreto anche per le persone: «Un chicco di 3 centimetri che cade a 80 chilometri orari non distrugge solo auto e tetti, ma può spaccare la testa in maniera grave».

Al Nord cresce il rischio di temporali violenti

Nelle ore successive all’intervista, Giuliacci indica un’elevata probabilità di temporali e grandinate sulle Alpi lombarde, in Alto Adige e in Friuli. I fenomeni potrebbero poi estendersi alle Prealpi bergamasche e bresciane, al Trentino e alla pianura piemontese.

Il principio è sempre lo stesso: maggiore è il calore disponibile nell’atmosfera, maggiore può essere l’energia a disposizione dei fenomeni temporaleschi. «Più energia è disponibile, più aumenta il rischio di temporali violenti, grandinate e nubifragi», sottolinea.

«Il Sud Italia rischia il clima del Marocco»

Guardando oltre l’estate in corso, Giuliacci traccia infine uno scenario preoccupante per il futuro climatico dell’Italia. «Ogni anno, mediamente, la situazione rischia di peggiorare», sostiene, indicando nella riduzione delle emissioni e nella trasformazione del sistema energetico una delle principali sfide.

Secondo il meteorologo, senza un drastico intervento sui combustibili fossili e con un maggiore ricorso a nuove tecnologie energetiche, «dimentichiamoci il clima mediterraneo». Il rischio, avverte, è che «il Sud Italia assuma il clima del Marocco».

Non tutto, però, sarebbe ancora perduto. «Non siamo ancora al punto di non ritorno», afferma Giuliacci, utilizzando una metafora: «È come una pallina spinta su un dosso: finché non supera la cima possiamo ancora fermarla. Ma se continua a salire, tornare indietro diventerà impossibile».

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