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Ceuta, taglie sui cittadini spagnoli dopo la rivolta: sui social marocchini compare la scritta “Vivo o morto”

Pubblicato: 07/08/2026 15:08

La tensione resta altissima a Ceuta, ancora alle prese con le conseguenze della gigantesca ondata migratoria che nei giorni scorsi ha investito l’exclave spagnola sulla costa nordafricana. Mentre le autorità continuano a cercare i migranti rimasti nascosti sul territorio e una parte della popolazione si è organizzata autonomamente per presidiare alcuni quartieri, sui social network marocchini hanno cominciato a circolare contenuti ancora più inquietanti: fotografie di cittadini spagnoli accompagnate da presunte taglie e dalla formula “vivo o morto”.

Secondo quanto riferisce Il Giornale, nel mirino sarebbero finiti alcuni cittadini di Ceuta che si erano mobilitati durante i giorni più difficili della crisi, quando decine di migliaia di persone avevano attraversato il confine dal Marocco. Al momento non è possibile stabilire se i manifesti diffusi online rappresentino minacce concrete oppure una forma di intimidazione e provocazione, ma la loro circolazione ha contribuito ad aumentare ulteriormente la paura in una città già profondamente scossa dagli eventi degli ultimi giorni.

Le presunte taglie e le armi trovate intorno a Ceuta

Le immagini diffuse sui social riprenderebbero la grafica dei vecchi manifesti del Far West, con il volto della persona indicata come bersaglio e la formula “vivo o morto”. Un linguaggio particolarmente pesante che arriva dopo giorni di tensioni tra alcuni residenti e gruppi di migranti rimasti nell’exclave. Proprio per questo la diffusione dei contenuti viene seguita con preoccupazione, anche se resta da accertarne provenienza, attendibilità e reale capacità intimidatoria.

A rendere ancora più delicato il quadro ci sarebbero altri episodi segnalati nelle ultime ore. Sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, armi sarebbero state rinvenute nella vegetazione e nelle zone boschive attorno alla città, mentre sui social sarebbero comparsi filmati nei quali alcuni marocchini mostrerebbero dei coltelli. Elementi che stanno alimentando un clima di crescente diffidenza e che si inseriscono in una situazione già estremamente complessa sul piano dell’ordine pubblico.

La preoccupazione guarda anche alle prossime settimane. Secondo le informazioni circolate in queste ore, per il 15 agosto potrebbero essere organizzati nuovi tentativi di ingresso nell’exclave. Si tratta di uno scenario ancora da verificare, ma dopo quanto accaduto alla fine di luglio qualsiasi segnale di mobilitazione viene osservato con particolare attenzione dalle autorità spagnole.

La polemica contro il governo Sánchez

La gestione dell’emergenza ha inevitabilmente alimentato anche lo scontro politico. Il governo di Pedro Sánchez viene accusato dai suoi critici di non aver garantito una risposta sufficientemente efficace e di avere lasciato la popolazione di Ceuta esposta alle conseguenze della crisi.

Il Giornale attacca duramente anche la politica migratoria spagnola, sostenendo che Madrid avrebbe adottato una linea contraddittoria rispetto alle critiche rivolte in passato all’Italia. «Sánchez predica bene e razzola male», scrive il quotidiano, mettendo a confronto il numero dei salvataggi effettuati dalle autorità italiane nel Mediterraneo con quello delle vittime registrate lungo le rotte dirette verso la Spagna.

Nel dibattito è entrato inoltre il tema dei centri per migranti realizzati fuori dai confini dell’Unione europea. Secondo questa lettura, anche Madrid starebbe guardando a soluzioni che richiamano almeno in parte il modello degli hub esterni promosso dall’Italia con l’accordo con l’Albania. Ma la questione più urgente a Ceuta resta quella dell’ordine pubblico e della gestione delle persone ancora presenti nell’exclave dopo gli ingressi di massa.

Le ronde dei residenti e la caccia ai migranti nascosti

Una delle conseguenze più preoccupanti della crisi è infatti la crescente mobilitazione autonoma di una parte della popolazione. Alcuni residenti, sostenendo di sentirsi abbandonati dalle istituzioni, avrebbero cominciato a organizzare ronde e presidi per individuare i migranti irregolari ancora nascosti fuori dai centri abitati.

Secondo quanto riportato dai media locali, in alcune zone gruppi di cittadini hanno installato recinzioni e bloccato gli accessi ai quartieri, organizzando turni di sorveglianza anche durante la notte. L’obiettivo dichiarato sarebbe impedire l’ingresso di persone sconosciute e segnalare alle forze dell’ordine la presenza di migranti che cercano di sottrarsi ai controlli.

La mobilitazione si sarebbe trasferita anche sulle piattaforme di messaggistica. In alcuni gruppi WhatsApp verrebbero condivise fotografie, segnalazioni e posizioni di migranti nascosti nei boschi, sulle colline o lungo le scogliere, con messaggi che invitano ad «andare a prenderli tutti». Un fenomeno che rischia però di aumentare ulteriormente la possibilità di scontri e iniziative fuori dal controllo delle autorità.

Il risultato è una città nella quale alla crisi migratoria si è ormai sovrapposto un serio problema di sicurezza e tensione sociale. Da una parte ci sono le operazioni delle forze dell’ordine per individuare le persone ancora presenti illegalmente sul territorio; dall’altra una parte dei residenti ha deciso di organizzarsi autonomamente. In mezzo, la diffusione di minacce e presunte taglie sui social rischia di innescare una nuova escalation proprio mentre Ceuta tenta lentamente di tornare alla normalità.

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