
Il Vibrio vulnificus, conosciuto anche come “batterio mangiacarne”, torna sotto i riflettori per la sua possibile presenza nelle acque dello Stretto di Messina. Il microrganismo era già stato individuato oltre vent’anni fa in uno studio condotto dall’Università di Messina, che ne aveva rilevato la presenza nel plancton e nelle acque della zona.
A richiamare l’attenzione sul batterio è anche l’aumento delle temperature, che favorisce la proliferazione dei Vibrio nelle acque costiere calde e salmastre. Il tema è particolarmente seguito anche negli Stati Uniti, dove sono stati registrati diversi casi di infezione.
L’allarme di Matteo Bassetti
L’infettivologo Matteo Bassetti ha sottolineato i rischi legati all’esposizione al batterio, spiegando che può entrare nell’organismo attraverso piccole ferite presenti sulla pelle oppure attraverso il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti.
Le infezioni da Vibrio vulnificus sono considerate rare, ma possono avere conseguenze molto gravi. Tra le complicanze più pericolose c’è la fascite necrotizzante, un’infezione che può distruggere rapidamente la pelle e i tessuti circostanti e arrivare a interessare il sangue.
Per questo, soprattutto nelle aree caratterizzate da acque costiere particolarmente calde, Bassetti raccomanda prudenza alle persone che presentano ferite aperte o tatuaggi recenti e invita a consumare i frutti di mare soltanto dopo un’adeguata cottura.
Il caldo favorisce la diffusione del batterio
Il rischio legato ai batteri Vibrio è stato segnalato anche dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Dopo l’ondata di caldo che ha interessato l’Europa centrale, le condizioni ambientali sono diventate particolarmente favorevoli alla proliferazione di questi microrganismi nelle acque costiere.
Secondo l’Ecdc, le infezioni restano relativamente rare in Europa, ma possono verificarsi dopo il contatto di ferite con acqua contaminata oppure attraverso il consumo di molluschi crudi o poco cotti.
L’agenzia europea ha inoltre messo a disposizione il Vibrio Viewer, uno strumento che consente di individuare le aree marine nelle quali le condizioni ambientali risultano più favorevoli alla presenza dei batteri Vibrio.
Quali sono i sintomi dell’infezione
I sintomi possono variare in base alla modalità di infezione e alla gravità del quadro. Tra le manifestazioni possibili ci sono gastroenterite, diarrea e febbre elevata, oltre a infezioni della pelle che possono provocare lesioni, anche bollose ed emorragiche.
Nei casi più gravi il batterio può raggiungere il sangue e provocare una setticemia, con un rapido peggioramento delle condizioni del paziente. La fascite necrotizzante può inoltre determinare una progressiva necrosi dei tessuti.
Quando l’infezione assume una forma grave, è necessario intervenire tempestivamente in ospedale con una terapia antibiotica. In presenza di necrosi può rendersi necessario anche un intervento chirurgico per rimuovere i tessuti colpiti.


