
L’Italia ha rafforzato in modo significativo la propria presenza militare nel Golfo Persico, schierando uomini, caccia, radar e sistemi per la difesa dello spazio aereo di alcuni Paesi alleati. Una missione avviata nella seconda metà di marzo 2026, nel pieno della crisi regionale, e rimasta finora relativamente lontana dall’attenzione dell’opinione pubblica. Il dispositivo coinvolge Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein e comprende ufficialmente circa 400 militari dell’Aeronautica, ai quali si aggiungerebbe un contingente terrestre di circa 300 uomini.
Il cuore della componente aerea è rappresentato dalla Task Force Air – Arabia, costituita su richiesta dei Paesi partner per contribuire alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo e alla protezione delle forze e degli interessi italiani presenti nella regione. Il dispositivo comprende quattro Eurofighter F-2000A, un velivolo radar E-550A CAEW, aerei da trasporto C-130J e KC-130J, radar a lungo raggio e sistemi specializzati nel contrasto ai droni.
Quattro Eurofighter per la difesa dello spazio aereo
La componente da combattimento è affidata al Task Group Typhoon, formato da quattro Eurofighter F-2000A dell’Aeronautica Militare. Il loro compito è concorrere alla difesa dello spazio aereo assegnato, garantendo la possibilità di intercettare rapidamente eventuali minacce.
Secondo le ricostruzioni disponibili, la base operativa avanzata dei velivoli italiani sarebbe la King Fahd Air Base di Al Taif, in Arabia Saudita, nella parte occidentale del Paese. La posizione presenta un vantaggio strategico: è sufficientemente distante dalle aree maggiormente esposte agli attacchi provenienti da est, ma permette contemporaneamente ai caccia di raggiungere rapidamente le zone nelle quali potrebbe rendersi necessario un intervento.
Al Taif opera già la Royal Saudi Air Force con i propri Eurofighter Typhoon, circostanza che rende la base particolarmente adatta a ospitare anche gli F-2000 italiani sotto il profilo logistico e operativo.
L’E-550A, gli “occhi” italiani nei cieli del Golfo
Un ruolo centrale è svolto dal Task Group Argo, dotato dell’E-550A CAEW, uno degli assetti più sofisticati a disposizione dell’Aeronautica Militare. Si tratta di un velivolo per l’allerta precoce e il controllo dello spazio aereo capace di utilizzare una serie di sensori per individuare, identificare e seguire potenziali minacce.
L’E-550A permette sostanzialmente di costruire una fotografia costantemente aggiornata di ciò che accade nei cieli dell’area operativa. Le informazioni raccolte possono essere condivise con i centri di comando e con le altre unità impegnate nella missione, consentendo di coordinare la risposta in caso di avvicinamento di aerei, droni o altri vettori potenzialmente ostili.
Alla componente di sorveglianza si aggiunge il Task Group Kuwait, che utilizza un radar AN/TPS-77 per il controllo dello spazio aereo e fornisce anche assistenza tecnica specializzata agli aeromobili dell’Aeronautica militare kuwaitiana.
La minaccia dei droni e il sistema italiano ACUS-E
La guerra contemporanea in Medio Oriente ha mostrato quanto anche droni relativamente economici possano rappresentare una minaccia significativa per basi militari, aeroporti e infrastrutture strategiche. Per questo il dispositivo italiano comprende un reparto specificamente dedicato al contrasto degli aeromobili senza pilota.
Il Task Group C-UAS utilizza il sistema ACUS-E, destinato soprattutto all’individuazione e al contrasto dei piccoli droni. La protezione contro questo genere di minacce è diventata una componente fondamentale della difesa delle installazioni militari, affiancando i tradizionali sistemi progettati per affrontare velivoli, missili da crociera e missili balistici.
Completano la componente dell’Aeronautica i C-130J e KC-130J del Task Group Medal, utilizzati per il trasporto tattico, il sostegno alle operazioni italiane in Medio Oriente e nel Corno d’Africa e per eventuali missioni di evacuazione sanitaria.
Il precedente dell’attacco alla base in Kuwait
Il dispiegamento italiano avviene in un contesto nel quale i militari e i mezzi nazionali hanno già sperimentato direttamente i rischi della crisi regionale. Il 15 marzo 2026 la base di Ali Al Salem, in Kuwait, dove erano presenti quattro Eurofighter italiani, è stata colpita durante un attacco iraniano.
Secondo quanto riportato da The Aviationist, nell’attacco sarebbe stato distrutto un MQ-9A Reaper dell’Aeronautica Militare e danneggiato un Eurofighter. Tre F-2000 sarebbero successivamente rientrati in Italia. Il trasferimento degli Eurofighter verso Al Taif sarebbe avvenuto successivamente, indicativamente alla fine dello stesso mese.
La scelta di una base nella parte occidentale dell’Arabia Saudita consentirebbe quindi di aumentare la distanza dalle principali direttrici di minaccia pur mantenendo i caccia sufficientemente vicini alle aree da proteggere.
La componente terrestre e i sistemi SAMP/T
Alla presenza dell’Aeronautica si affianca una Task Force Land – Arabia dell’Esercito Italiano, la cui consistenza sarebbe nell’ordine di 300 militari, portando il dispositivo complessivo italiano nella regione ad almeno 700 uomini e donne.
Sulla composizione di questa seconda forza le informazioni ufficiali sono più limitate. Secondo quanto riportato dal giornalista Fausto Biloslavo e ripreso da The Aviationist, il contingente comprenderebbe una batteria SAMP/T per la difesa aerea e antimissile e un radar KRONOS in Arabia Saudita, mentre un secondo radar sarebbe stato posizionato in Bahrein.
Il SAMP/T rappresenta uno dei sistemi più importanti a disposizione delle Forze Armate italiane per la difesa da minacce aeree e missilistiche. La sua eventuale presenza nel Golfo aumenterebbe sensibilmente la capacità del contingente di concorrere alla protezione di installazioni e infrastrutture strategiche.
Sempre secondo le stesse ricostruzioni, negli Emirati Arabi Uniti sarebbe presente anche una batteria Skynex, sistema di difesa antiaerea a corto raggio particolarmente indicato per contrastare minacce come droni e altri bersagli a bassa quota. La presenza di SAMP/T, KRONOS e Skynex, a differenza degli assetti dell’Aeronautica indicati dal ministero, va tuttavia considerata sulla base delle fonti giornalistiche disponibili.
Una rete di difesa a più livelli
Nel suo complesso emerge un dispositivo concepito per affrontare minacce differenti. Gli E-550A e i radar terrestri hanno il compito di scoprire e seguire i bersagli; gli Eurofighter possono intervenire per intercettarli; i sistemi C-UAS sono destinati soprattutto ai piccoli droni, mentre l’eventuale presenza del SAMP/T garantisce un ulteriore livello di protezione contro minacce aeree e missilistiche.
Non si tratta quindi soltanto del dispiegamento di alcuni caccia italiani all’estero, ma della costruzione di una architettura integrata di sorveglianza e difesa aerea, inserita nel dispositivo dei Paesi alleati della regione.
La missione fotografa anche quanto sia cambiato il ruolo militare italiano nel Golfo dopo l’escalation del 2026. La presenza nazionale non è più limitata alle tradizionali attività di supporto e cooperazione: uomini e mezzi italiani stanno contribuendo direttamente alla protezione dello spazio aereo degli alleati e degli interessi nazionali, in una delle regioni strategicamente più delicate del mondo.


