
Si è spento a 92 anni Franco Fontana, uno dei più importanti fotografi italiani del secondo Novecento e artista capace di trasformare il colore in una cifra stilistica riconoscibile in tutto il mondo. Il fotografo è morto nella mattinata del 29 agosto 2026 nella sua casa, senza mai aver davvero lasciato quella Modena alla quale era rimasto profondamente legato nonostante una carriera internazionale. Nato il 9 dicembre 1933 a Cognento, nel Modenese, Fontana aveva attraversato oltre mezzo secolo di fotografia costruendo un linguaggio personale, essenziale e immediatamente riconoscibile, portando i paesaggi verso una dimensione sempre più astratta e geometrica.
La sua attività professionale era iniziata alla fine degli anni Sessanta e nel corso della carriera si era sviluppata attraverso oltre 400 mostre e almeno 60 libri. Le sue opere sono entrate nelle collezioni di importanti musei internazionali e sono state pubblicate sulle pagine di alcune delle più prestigiose riviste. Due anni fa, in occasione delle celebrazioni per i suoi 90 anni promosse dalla Fondazione Modena Arti Visive, aveva ricordato il suo legame con la città: «Modena non l’ho mai lasciata. Sono stato in tutto il mondo, ma ciò che conta è quello che porti dentro».
Il colore come identità e scelta artistica
Per Fontana il colore non era un semplice elemento estetico, ma il centro stesso del suo modo di guardare e interpretare la realtà. Fotografava raramente in bianco e nero perché riteneva che fosse il colore a rappresentare ciò che esiste realmente. «La mia fotografia non è mai stata illustrazione, ma è interpretazione», spiegava, ribadendo anche come l’immagine nascesse prima nella mente che attraverso l’obiettivo della macchina fotografica.
Quando aveva iniziato a lavorare, i fotografi che sceglievano il colore erano ancora pochi. Quella decisione sarebbe diventata la sua identità artistica e avrebbe segnato in modo profondo tutta la sua produzione. Dagli anni Settanta Fontana aveva sviluppato una ricerca basata su composizioni essenziali e grandi campiture cromatiche, trasformando la natura e il paesaggio in immagini vicine all’astrazione e caratterizzate da forme quasi geometriche. La monografia Skyline, pubblicata nel 1978, contribuì al riconoscimento internazionale della sua opera.
Una carriera tra musei, riviste e grandi progetti
Nel corso degli anni Fontana ha lavorato con importanti istituzioni e ha portato la propria esperienza anche nel campo della formazione. Nel 1999, per il Craf e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, insegnò fotografia a bambini delle scuole elementari della città. Ha inoltre collaborato con il Centre Georges Pompidou e con i Ministeri della Cultura di Francia e Giappone, ricevendo nel 2006 la laurea honoris causa in design dal Politecnico di Torino.
La sua carriera è stata accompagnata da numerosi premi e riconoscimenti internazionali e da collaborazioni che hanno attraversato fotografia artistica, editoria e pubblicità. Fontana ha firmato campagne per aziende come Fiat, Volkswagen, Ferrovie dello Stato, Sony, Volvo, Versace, Canon, Kodak, Snam e Robe di Kappa, collaborando anche con testate e riviste tra cui Time-Life, Vogue Usa, Vogue France, Venerdì di Repubblica e Sette del Corriere della Sera.
Con la morte di Franco Fontana scompare uno dei protagonisti assoluti della fotografia italiana contemporanea, un autore che ha costruito un linguaggio personale facendo del colore non soltanto una scelta tecnica, ma uno strumento per leggere e reinterpretare il mondo attraverso lo sguardo.


