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“Sepolta lì per 14 anni”. Garlasco, la notizia bomba che cambia tutto

Pubblicato: 31/08/2026 12:07

Il delitto di Garlasco continua a sollevare interrogativi, anche a distanza di anni dalla condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Stavolta non si parla di nuovi reperti o analisi scientifiche, ma di documenti che sarebbero rimasti custoditi per anni negli uffici giudiziari di Pavia e che potrebbero riaccendere l’attenzione su alcuni passaggi ancora poco chiari.

A raccontare la circostanza è stato Luigi Grimaldi, intervenuto con Francesca Bugamelli. Al centro della rivelazione c’è una cassaforte della Procura di Pavia, al cui interno sarebbero state trovate diverse cartelle. Una, in particolare, porterebbe il nome di Vittorio Tizzoni, l’investigatore che coordinò le prime indagini sull’omicidio avvenuto il 13 agosto 2007.

Garlasco, la cassaforte nella Procura di Pavia

Secondo quanto riferito da Luigi Grimaldi, il materiale sarebbe rimasto nella cassaforte della Procura di Pavia per 14 anni. Un dettaglio che rende il ritrovamento potenzialmente rilevante, perché quei fascicoli potrebbero contribuire a ricostruire quanto accaduto dopo il delitto di Chiara Poggi e durante gli anni della lunga vicenda giudiziaria.

La presenza di una cartella intestata a Vittorio Tizzoni, figura centrale nella fase iniziale dell’inchiesta, apre infatti una serie di domande sul contenuto degli atti, sulla loro provenienza e sul motivo per cui sarebbero rimasti custoditi negli uffici giudiziari senza emergere prima.

I dubbi sulle indagini del 2013

Per Grimaldi, il punto decisivo non sarebbe soltanto il ritrovamento della cartella. All’interno dei fascicoli potrebbe esserci, secondo la sua ricostruzione, un elemento utile a chiarire quanto avvenne durante le indagini del 2013, uno dei capitoli più discussi della storia processuale legata a Garlasco.

Quelle carte potrebbero aiutare a fare luce sulla circolazione di alcuni documenti e sulle modalità con cui sarebbero arrivati, o sarebbero rimasti, negli uffici giudiziari. Si tratta di un tema delicato, in un’inchiesta che negli anni è stata più volte riesaminata alla ricerca di dettagli trascurati, possibili anomalie e nuovi collegamenti.

La richiesta di trasparenza sui documenti

Il nodo riguarda dunque il percorso degli atti e il rispetto delle procedure con cui sarebbero stati acquisiti e conservati. Proprio su questo aspetto Grimaldi chiede chiarezza, sottolineando la necessità di verificare se vi sia stato materiale non passato attraverso i consueti canali formali.

“Non so quanto sia normale che documenti processuali, senza acquisizione formale, circolino nelle autorità giudiziarie: serve trasparenza”.

La scoperta della cartella intestata a Tizzoni apre quindi un nuovo fronte nel caso Garlasco. Resta da capire quali documenti contenga, a quando risalgano e se possano davvero offrire risposte sulle indagini del 2013. In una vicenda segnata da perizie, testimonianze e continui riesami, anche la storia di un fascicolo rimasto nascosto può trasformarsi in un tassello significativo della ricostruzione.

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