
«Piango da giorni». Sono le parole con cui Andrea Scanzi apre il lungo messaggio dedicato ad Alessandro Di Battista, ricoverato in un ospedale di Cuba dopo un malore. Un intervento pubblicato sui social nel quale il giornalista racconta la propria preoccupazione per le condizioni dell’amico e, allo stesso tempo, prova a mettere ordine nelle numerose informazioni circolate sulla vicenda.
Scanzi chiarisce fin dall’inizio di voler intervenire soltanto su elementi già pubblicati dal Fatto Quotidiano, invitando chi vuole conoscere gli aggiornamenti su Di Battista a fare riferimento esclusivamente a quelle informazioni. La ragione, spiega, è anche legata alla necessità di rispettare la privacy dell’ex parlamentare e della sua famiglia.
«Ovviamente – precisa – scriverò solo e soltanto cose che sono già state pubblicate sul Fatto Quotidiano». Da qui parte una serie di precisazioni che affrontano sia le modalità con cui vengono diffuse notizie sul malore di Di Battista sia le reazioni sui social e nei mezzi di informazione.
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«Non siate pettegoli»
Il primo punto affrontato da Scanzi riguarda proprio la diffusione di dettagli sulle condizioni di salute di Di Battista. Il giornalista chiede di evitare richieste insistenti e ricorda che esiste un limite che dovrebbe essere rispettato anche davanti alla grande attenzione pubblica suscitata dalla vicenda.
«Non siate pettegoli e finitela di chiedere dettagli su come stia Alessandro. Esiste una cosa che si chiama privacy e tutti noi scriviamo solo e soltanto quello che Alessandro e la sua famiglia vogliono che venga scritto», afferma.
Scanzi invita quindi a mantenere il rispetto nei confronti di una persona che, secondo le informazioni rese pubbliche, sta affrontando una situazione difficile. Nel farlo cita anche Cesare Pavese, richiamando l’invito a non trasformare una vicenda personale in materia di curiosità.
Il giornalista si sofferma poi sulle reazioni pubblicate sui social network, criticando chi alterna messaggi di vicinanza a contenuti del tutto estranei alla situazione. «È insopportabile vedere tutta questa babele di messaggi di gente che scrive frettolosamente robe tipo: ‘Daje Alessandro’, ‘ti voglio bene fratello’, e poi due secondi dopo – sulle stesse pagine – parla di sciocchezze qualsiasi come nulla fosse».
L’appello è quindi a fermarsi, almeno per un momento, davanti alla gravità della situazione e a evitare quella che Scanzi considera una reazione superficiale e automatica.
L’attacco a chi insulta Di Battista
Il tono cambia quando Scanzi affronta gli insulti rivolti a Di Battista. Il giornalista usa parole durissime contro chi, anche durante il ricovero, avrebbe scelto di attaccare pubblicamente l’ex parlamentare.
«Tutti quelli che stanno insultando (o peggio) Alessandro, per come la vedo io, meriterebbero con agio la pena capitale. E non sono ironico», scrive Scanzi.
Il giornalista precisa poi che, a suo giudizio, a dover intervenire dovrebbero essere lo Stato e le leggi, arrivando a chiedere «Condanne esemplari» per chi avrebbe scritto determinati commenti.
Il passaggio si conclude con ulteriori espressioni fortemente offensive nei confronti degli autori degli attacchi, ai quali Scanzi rimprovera la mancanza di empatia, pietà e rispetto.
Le critiche al Tg di La7
Una parte consistente del post riguarda poi il modo in cui alcuni mezzi di informazione hanno raccontato la presenza di Di Battista a Cuba e le ragioni del suo viaggio.
Scanzi rivolge innanzitutto una critica al Tg di La7, pur riconoscendone il valore complessivo. Il riferimento è ad alcune definizioni e ricostruzioni che, secondo il giornalista, avrebbero rappresentato in maniera errata l’ex parlamentare.
In particolare, contesta l’accostamento tra Di Battista e Roberto Vannacci: «Alessandro non c’entra un ca**o con Vannacci e che non è neanche di sinistra. Quindi è una definizione da ignoranti sesquipedali».
Scanzi contesta inoltre la ricostruzione secondo cui Di Battista si troverebbe a Cuba per occuparsi degli Epstein Files. Secondo quanto afferma nel suo intervento, il viaggio sarebbe invece legato alla realizzazione di reportage per Il Fatto Quotidiano e TVLoft, con l’obiettivo di documentare la situazione politica e sociale dell’isola.
Il giornalista collega inoltre la presenza di Di Battista a Cuba alla sua attività di documentazione sull’effetto dell’embargo statunitense sulla popolazione cubana. Aggiunge che questi temi sarebbero stati raccontati dallo stesso Di Battista anche al ministro degli Esteri italiano.

La polemica con Rete 4
Scanzi rivolge poi un’altra critica al mondo televisivo, questa volta a Rete 4. Nel mirino finisce un episodio avvenuto durante un servizio dedicato a Di Battista.
Secondo il racconto di Scanzi, una giornalista avrebbe pronunciato una frase fuori onda lamentandosi della musica utilizzata durante il servizio: «Beh, dai, non potete mandarmi la musica a tutto volume mentre sto parlando di Di Battista mezzo morto!».
Scanzi commenta l’episodio con evidente sarcasmo, definendolo un esempio di scarso tatto e ironizzando sul «senso deontologico della professione giornalistica».
Il ringraziamento a Meloni e al governo
Nella parte finale del suo intervento, però, Scanzi cambia nuovamente tono e dedica parole di apprezzamento a esponenti del governo che, secondo quanto racconta, si stanno impegnando per assistere Di Battista durante il ricovero.
Il giornalista ringrazia Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Guido Crosetto, Giancarlo Giorgetti e le altre persone che starebbero lavorando affinché l’ex parlamentare possa ricevere le cure necessarie e percepire la vicinanza del proprio Paese.
«Esprimo tutto il mio ringraziamento, e non c’è nulla di ironico nelle mie parole, nei confronti di Meloni, Tajani, Crosetto, Giorgetti e tutte quelle persone che si stanno adoperando affinché Alessandro sia curato nel migliore dei modi e senta l’affetto del suo Paese».
Scanzi sottolinea che le differenze politiche, in una situazione simile, dovrebbero passare in secondo piano. «Chi non capisce che in certi momenti si debbano mettere alle spalle le frizioni, non è un essere umano», scrive.
E aggiunge un’ultima considerazione rivolta proprio a Meloni: «Se un giorno (spero mai) Meloni si sentisse male, sarei il primo ad adoperarmi perché ricevesse tutto l’affetto e il migliore aiuto sanitario del mondo. Come sta facendo ora Meloni per Ale».
Il messaggio di Scanzi si chiude quindi tornando al punto di partenza: la preoccupazione per Alessandro Di Battista, ma anche la richiesta di rispettare la sua privacy e quella della famiglia in un momento particolarmente delicato.


