
L’Index librorum prohibitorum, creato nel 1558 sotto Paolo IV, non esiste più. È stato archiviato dalla storia della Chiesa da Paolo VI, dopo l’ultima edizione del 1958, aggiornata sotto Giovanni XXIII. Dunque persino in Vaticano si può pubblicare qualunque cosa. D’altra parte in Germania, dopo lungo oblio, è consentito pubblicare il Mein Kampf di Hitler, sia pure in edizione rigorosamente critica. Le edizioni acritiche purtroppo si diffondono sotto traccia anche in Italia, ma basta andare in Egitto per trovarlo esposto nelle librerie.

Dunque non mi scandalizza che Mondadori abbia deciso di ripescare dal suo catalogo DUX di Margherita Grassini Sarfatti. Fu infatti Mondadori, nel 1926, un secolo fa, a pubblicare, dopo l’uscita nel 1925, della versione inglese The Life of Benito Mussolini, un po’ diversa. DUX fu un successo mondiale, tradotto in 18 lingue. In italiano per Mondadori ne uscirono 17 edizioni, l’ultima nel 1938. Nel 1946 ne uscì un’altra – con il titolo DUX. Mussolini dal 1883 al 1924 – per la piccola casa editrice romana ERS dell’ex capo ufficio stampa della presidenza del Consiglio (1925-1932) e poi diplomatico Giovanni Capasso Torre di Caprara delle Pastene, che ne scrisse l’introduzione. Mondadori ripubblicò DUX nel 1982, con una prefazione di Piero Chiara.

È vero, sono passati 44 anni e ricorre il centenario. Ma, per chi fosse interessato, DUX è disponibile in tutte le biblioteche italiane ed è facilissimo trovarlo nel mercato dell’usato. Io ne ho una copia consunta ereditata dal nonno paterno, che pure non aveva amato Mussolini, e un’altra copia d’annata trovata in un banchetto comprata perché meglio conservata. DUX non finì al macero dopo la guerra. Al macero finì invece, nel 1938, con le leggi antiebraiche, il libro di Margherita Sarfatti L’America, ricerca della felicità (Mondadori,1937).

Non sono scandalizzato ma solo perplesso dalla iniziativa editoriale di Mondadori, per quanto un’ottima prefazione sia stata affidata alla storica dell’arte Rachele Ferrario, autrice della migliore biografia della Sarfatti. Iniziativa legittima, ovviamente. Ma mi chiedo a quale pubblico sia indirizzata. Non agli storici dell’Italia contemporanea, che sarebbe ben strano non conoscessero il volume. Dunque a chi? Sarebbe interessante scoprirlo tra qualche mese. Vedremo.

Più del libro importante è la prefazione. «Dux è un’operazione mediatica eccezionale per l’epoca e un esempio nuovo di restituzione dei fatti in presa diretta», spiega Rachele Ferrario. «Sono gli anni – sottolinea – dopo la Grande Guerra, attraversati dalla violenza, dalle trasformazioni tecnologiche e sociali, in cui editoria e giornalismo sono la novità assoluta e fanno la storia politica, culturale e identitaria di un Paese giovane ma ancora frammentato – per non dire diviso – in lingue dai suoni diversi e per la maggior parte semianalfabeta e poco istruito. Un Paese che ora si ritrova con la dittatura, unito nelle parole d’ordine e in una liturgia politica, celebrativa e collettiva, oggi diremmo partecipativa, che già punisce chi dissente. A cento anni dalla sua pubblicazione, Dux resta uno tra i documenti più emblematici, testimonianza in presa diretta della costruzione del regime e della propaganda letteraria dell’epoca. Un libro che riletto oggi aiuta a riflettere sui fatti e sulle contraddizioni che attraversarono la storia d’Italia e d’Europa alla fine degli imperi, e che porta con sé riflessioni utili per guardare al futuro».

D’accordo. Ma io avrei preferito una diversa scelta editoriale. Avrei pubblicato un libro “doppio”. Prima parte DUX, seconda parte È colpa mia, Mussolini per come l’ho conosciuto, fino a pochi mesi fa ignoto al pubblico italiano, perché My Fault: Mussolini As I Knew Him è stato pubblicato in America nel 2014 (Enigma Books) a cura dello storico Brian Sullivan, che con Philip V. Cannistraro aveva pubblicato in America la biografia Margherita Sarfatti L’altra donna del duce, tradotto ed edito in Italia da Mondadori nel 1993.
Forse la mia idea non è straordinaria, ma penso che il lettore interessato avrebbe potuto capire il percorso personale, umano, di Margherita Grassini Sarfatti, che certamente fu amante di Mussolini, e anche sua consigliera, purtroppo – si può dire – raramente ascoltata. La signora veneziana nel 1938 dovette lasciare l’Italia e cominciare una nuova vita, prima a Parigi e poi in Uruguay e in Argentina. Se non avesse scelto l’esilio forse avrebbe rischiato la tragica fine della sorella Nella Grassini, deportata con il marito Paolo Errera ed entrambi morti ad Auschwitz.

Il libro “doppio” che mi sarebbe piaciuto non esiste e non esisterà. Dobbiamo tuttavia essere grati a Pierfrancesco De Robertis, che ha curato È colpa mia per le edizioni “Paesi”. Dunque, pur restando perplesso, consiglio ai potenziali lettori di fornirsi di entrambi i libri. Il primo per l’introduzione, il secondo per la curatela e il contenuto.
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Nota a margine.
Mi stupisce che la copertina del nuovo DUX pubblichi la medesima immagine di Mussolini usata per alcune edizioni d’epoca e per My Fault, che però aveva anche una foto della Sarfatti. Mah… Talvolta, un po’ di fantasia…
Più grave considero che la nuova edizione di DUX negli Oscar Mondadori sia firmata Margherita Sarfatti, mentre l’originale era firmato Margherita G. Sarfatti. Margherita utilizzava il cognome del marito Cesare Sarfatti, ma teneva moltissimo al cognome familiare Grassini, dal padre Amedeo, esponente di rilievo della comunità ebraica di Venezia, senza dimenticare il cognome della madre Emma Levi, a sua volta parte di una importante famiglia ebraica triestina.


