
“Dobbiamo distruggere questo capitalismo e creare un nuovo sistema economico”. E ancora: liberarsi “dal giogo statunitense, dal sionismo e dall’oppressione dei potenti”. Dopo il caso dei “disertori”, dalla Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia arriva un altro intervento destinato a riaccendere il confronto sull’identità politica della nuova generazione del Partito Democratico.
A pronunciarlo è Marco Rocco De Luca, classe 2000, consigliere comunale Pd di Cesena e dirigente dei Giovani Democratici. De Luca siede dal 2024 nel Consiglio comunale di Cesena ed è stato indicato negli ultimi anni tra i giovani dirigenti più attivi dell’organizzazione dem. La Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia, svoltasi dall’1 al 13 settembre, ha ospitato anche l’intervento della segretaria dei Giovani Democratici Virginia Libero, protagonista nei giorni scorsi della polemica sui “disertori”.
“Siamo i nipoti della storia del comunismo italiano”
Nel video pubblicato sul proprio profilo social, De Luca rivendica apertamente la continuità con la storia comunista italiana. “Sì, noi siamo i figli, noi siamo i nipoti della storia del comunismo italiano”, afferma, prima di spostare il discorso sul piano internazionale ed economico.
Il giovane dirigente dem parla della necessità di liberarsi “dal giogo imperialista di Trump e degli Stati Uniti”, dalla “retorica sionista” e dalle “sirene del capitalismo, del capitale, del liberismo”, invitando a “salpare finalmente con coraggio verso nuovi orizzonti”.
Ancora più esplicita la didascalia scelta per accompagnare il filmato: “Per essere vera alternativa, dobbiamo distruggere questo capitalismo e creare un nuovo sistema economico”. Un linguaggio che segna una distanza evidente rispetto alla tradizione riformista che ha rappresentato una delle anime fondative del Partito Democratico.
Chi è Marco Rocco De Luca
Marco Rocco De Luca è nato nel 2000 ed è consigliere comunale del Partito Democratico a Cesena. È stato eletto nel 2024 ed è tra i componenti più giovani dell’assemblea cittadina. Negli anni precedenti ha ricoperto incarichi nei Giovani Democratici dell’Emilia-Romagna ed è stato anche rappresentante degli studenti all’Università di Bologna.
Nel 2025 aveva partecipato al congresso nazionale dei Giovani Democratici a Napoli come delegato dell’area cesenate, intervenendo anche in assemblea plenaria. La sua attività politica si è concentrata soprattutto sui temi della partecipazione giovanile, del lavoro precario e della necessità di riportare i giovani dentro i partiti e nelle istituzioni.
Dai “disertori” all’anticapitalismo
Le parole di De Luca arrivano a pochi giorni da quelle pronunciate, sullo stesso palco della Festa dell’Unità, dalla segretaria nazionale dei Giovani Democratici Virginia Libero. “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre”, aveva detto, aggiungendo: “Noi organizzeremo i disertori”. La frase aveva immediatamente acceso il dibattito interno al Pd.
Libero aveva poi precisato che il riferimento non era rivolto alla guerra in Ucraina. “Kiev non c’entra nulla con quello che ho detto dal palco, sappiamo da che parte stare, dalla parte dell’Ucraina, condanno Putin”, aveva spiegato, chiarendo di voler contestare soprattutto l’aumento delle spese militari e la linea dell’amministrazione Trump.
Le sue parole avevano però diviso il partito. Da una parte chi aveva letto l’intervento come espressione di una sensibilità pacifista diffusa tra i giovani, dall’altra chi aveva richiamato il dovere costituzionale della difesa della Patria. Il confronto aveva fatto emergere ancora una volta le differenze interne al Pd sulla politica estera, sul riarmo europeo e sul sostegno militare all’Ucraina.
Una nuova grammatica politica dentro il Pd
Il linguaggio usato da alcuni esponenti dei Giovani Democratici sembra spostarsi su un terreno più esplicitamente anticapitalista e anti-imperialista rispetto a quello tradizionale del centrosinistra italiano.
Il riferimento alla storia del comunismo italiano, la critica strutturale al capitalismo, l’attacco agli Stati Uniti e le posizioni molto dure sul sionismo compongono un lessico che richiama più da vicino alcune esperienze della sinistra radicale internazionale che non il riformismo europeo che ha caratterizzato una parte importante del Pd dalla sua fondazione.
Questo non significa che tali posizioni rappresentino automaticamente la linea del Partito Democratico. I Giovani Democratici dispongono infatti di una propria autonomia organizzativa e politica, pur essendo strettamente collegati al partito.
Il confronto con i Democratic Socialists americani
Alcuni passaggi dell’intervento di De Luca ricordano il linguaggio utilizzato negli Stati Uniti dai Democratic Socialists of America, l’organizzazione socialista che negli ultimi anni ha sostenuto figure come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez e che ha costruito una propria identità politica attorno alla critica al capitalismo, alle disuguaglianze e alla politica estera americana.
Negli Stati Uniti i Dsa non costituiscono una corrente ufficiale del Partito Democratico, ma un’organizzazione autonoma che sostiene candidati alle primarie e alle elezioni. La loro piattaforma parla apertamente della necessità di superare il capitalismo e propone un forte intervento pubblico in settori come sanità, energia, casa e trasporti.
Sul piano internazionale, l’organizzazione mantiene inoltre posizioni fortemente critiche verso il ruolo globale degli Stati Uniti e verso il sostegno americano a Israele.
Una frattura generazionale o una nuova identità?
È proprio su questo terreno che le parole pronunciate a Reggio Emilia assumono un significato che va oltre il singolo intervento.
“Distruggere questo capitalismo”, richiamarsi ai “nipoti del comunismo italiano”, criticare il “giogo imperialista” americano e, pochi giorni prima, contestare apertamente la prospettiva di un maggiore impegno militare compongono una grammatica politica molto diversa da quella della sinistra riformista italiana degli ultimi trent’anni.
Resta da capire se si tratti semplicemente di una sensibilità presente nell’organizzazione giovanile o se queste posizioni finiranno per influenzare in modo più ampio il dibattito interno al Pd.
Marattin ironizza sul Campo Largo
Il video di De Luca è stato rilanciato anche da Luigi Marattin, deputato e segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico, formazione nata nel 2025 e collocata su posizioni liberali e riformatrici.
Marattin ha commentato con una battuta che rovescia uno degli argomenti più ricorrenti nel dibattito politico: “Ho cambiato idea. Ho sempre pensato che non servisse una sorta di Comitato di Liberazione Nazionale contro il pericolo fascista. Invece serve. Contro il Campo Largo però”.
Una provocazione che fotografa bene il terreno sul quale si sta sviluppando lo scontro: non soltanto tra destra e sinistra, ma anche all’interno dello stesso fronte progressista, dove convivono culture politiche molto diverse tra loro.
Il nodo per Elly Schlein
Per Elly Schlein il tema non è secondario. Da una parte la segretaria del Pd ha cercato fin dall’inizio del proprio mandato di dare maggiore spazio alle nuove generazioni e alle sensibilità più radicali su clima, lavoro, diritti sociali e politica internazionale. Dall’altra deve tenere insieme un partito nel quale continuano ad avere un peso significativo anche le componenti riformiste, europeiste e atlantiste.
Le parole di De Luca e quelle di Virginia Libero mostrano quindi una tensione che potrebbe diventare sempre più evidente nei prossimi mesi.
La questione, più che stabilire se i Giovani Democratici siano diventati “comunisti”, è capire quale identità politica stia maturando nella nuova generazione del centrosinistra e quanto quella identità finirà per incidere sulla linea nazionale del Pd.
Perché dopo i “disertori” arriva ora il richiamo esplicito ai “nipoti del comunismo italiano” e alla necessità di “distruggere questo capitalismo”. E il dibattito, dentro il partito, sembra appena cominciato.


