
Massimo D’Alema rimette i sindaci al centro del dibattito politico del centrosinistra e prova a trasformare le esperienze amministrative delle grandi città in una piattaforma nazionale. L’ex presidente del Consiglio ha riunito in Campidoglio diversi primi cittadini progressisti in occasione della presentazione del nuovo numero di Italianieuropei, intitolato “Governare le città, governare l’Italia”, costruito attorno ai temi che più direttamente incidono sulla vita quotidiana: casa, trasporti, sicurezza, welfare, ambiente e innovazione.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, Roberto Gualtieri, Gaetano Manfredi, Beppe Sala, Matteo Lepore, Vittoria Ferdinandi e Massimo Zedda. In sala anche Elly Schlein, arrivata nel corso del dibattito, in un passaggio politico che ha contribuito a spegnere almeno in parte le voci su una presunta maggiore vicinanza di D’Alema a Giuseppe Conte. L’ex premier ha chiarito che non sta lavorando alla nascita di un nuovo “partito dei sindaci”, ma il messaggio politico resta evidente: le amministrazioni urbane possono diventare un laboratorio per ricostruire un’offerta nazionale del centrosinistra.
Il “modello Manchester” evocato da D’Alema
A spiegare il senso dell’operazione è stato lo stesso Massimo D’Alema, che ha parlato della necessità di offrire ai sindaci “un vocabolario comune” attraverso il confronto tra esperienze concrete maturate nei territori. Le città, nella sua lettura, sono il luogo dove si concentrano le contraddizioni più evidenti ma anche dove nascono innovazione, cambiamento e nuove risposte ai problemi sociali.
Da qui il riferimento al cosiddetto “modello Manchester”. D’Alema ha osservato che, nonostante l’ondata populista che attraversa molte democrazie occidentali, le grandi metropoli continuano spesso a essere governate da forze progressiste. Ha citato l’esperienza inglese come un caso politico da osservare con attenzione.
L’ex premier ha però evitato di trasformare il riferimento in un’investitura diretta: “Non è mio compito far diventare primo ministro un sindaco”, ha precisato. Il sottotesto, tuttavia, è chiaro: i primi cittadini potrebbero rappresentare un bacino di leadership alternative rispetto ai vertici tradizionali dei partiti.
Il nodo delle primarie divide il centrosinistra
L’incontro ha inevitabilmente riaperto anche il tema delle primarie per scegliere il candidato premier del centrosinistra. Su questo punto D’Alema è stato netto: nella situazione attuale le considera una scelta rischiosa, capace di accentuare le divisioni invece di risolverle.
La posizione è condivisa da diversi sindaci presenti. Gaetano Manfredi ha spiegato che, se possibile, preferirebbe evitarle e ha escluso una propria partecipazione. Matteo Lepore si è detto favorevole a trovare un leader attraverso un accordo politico, se questo consentisse di evitare una competizione interna.
Più sfumata la posizione di Beppe Sala, secondo il quale le primarie “non devono essere un dogma”. Il sindaco di Milano ha indicato Manfredi, Gualtieri e Silvia Salis come “tre nomi eccellenti”, ma ha aggiunto che, in assenza di un’intesa condivisa, lo strumento delle primarie potrebbe tornare necessario.
Nessun “partito dei sindaci”, almeno per ora
D’Alema ha voluto smentire esplicitamente l’idea che l’incontro potesse essere il primo passo verso un “partito dei sindaci”. Il significato politico dell’iniziativa resta però forte. In una fase in cui il centrosinistra continua a interrogarsi sulla leadership, sulle alleanze e sulla costruzione del cosiddetto campo largo, i sindaci rappresentano figure che possono rivendicare esperienza amministrativa, rapporto diretto con gli elettori e risultati concreti sui territori.
È anche per questo che i nomi di Gualtieri, Manfredi e Salis continuano a circolare nelle discussioni sul futuro della coalizione, pur senza candidature ufficiali.
Casa, sicurezza e welfare al centro del confronto
Il convegno non si è limitato alla questione della leadership. Uno dei temi più discussi è stato quello dell’emergenza abitativa, indicato da diversi amministratori come uno dei principali problemi delle grandi città.
Roberto Gualtieri ha criticato il Piano casa del governo, sostenendo che non intervenga in misura sufficiente sull’edilizia residenziale pubblica. Beppe Sala ha invece sottolineato la necessità di costruire un nuovo rapporto tra pubblico e privato, ricordando che a Milano il patrimonio abitativo complessivo è enormemente superiore alla quota di case popolari disponibili.
Accanto alla casa sono emersi i temi dei trasporti, delle nuove povertà, del welfare urbano e della sicurezza, con l’idea che proprio nelle grandi città si manifestino prima che altrove i cambiamenti sociali destinati poi a investire l’intero Paese.
Sala: “La sinistra smetta di dire che non è interessata alla sicurezza”
Particolarmente netto l’intervento di Beppe Sala sul tema della sicurezza. Il sindaco di Milano ha respinto l’idea che la sinistra debba lasciare questo argomento alla destra, sostenendo che la criminalità di strada sia diventata un problema reale e che l’età media di chi commette alcuni reati si sia abbassata.
Sala ha chiesto anche maggiore trasparenza sui numeri effettivi delle forze dell’ordine presenti nelle città, contestando la tendenza a comunicare soltanto le nuove assunzioni senza indicare quanti agenti lascino contemporaneamente il servizio.
Il messaggio politico è significativo: sicurezza e ordine pubblico non devono essere considerati temi incompatibili con un’agenda progressista, ma affrontati insieme a casa, inclusione sociale, carcere e politiche giovanili.
I sindaci contro il centralismo del governo
Un altro punto comune tra gli interventi è stato il rapporto con il governo centrale. Roberto Gualtieri, Matteo Lepore e Massimo Zedda hanno accusato l’esecutivo di limitare troppo l’autonomia dei Comuni e di scaricare sulle amministrazioni locali problemi senza trasferire risorse e poteri sufficienti.
Gualtieri ha ironizzato anche sul nuovo Codice della strada, sostenendo che il ministero guidato da Matteo Salvini intervenga persino sulle scelte relative ai limiti di velocità nelle strade urbane. Zedda ha rilanciato con una battuta: “Ancora un po’ e Salvini sceglie il colore delle mattonelle dei marciapiedi”.
La critica riguarda quindi una questione più ampia: i sindaci sostengono di essere chiamati a rispondere direttamente ai cittadini su problemi sempre più complessi, ma con margini di manovra considerati insufficienti.
D’Alema attacca anche la riforma elettorale
Nel suo intervento conclusivo D’Alema ha allargato il discorso alla legge elettorale, criticando l’ipotesi di eliminare i collegi uninominali e sostenendo che il sistema attuale abbia già indebolito il rapporto diretto tra eletti e territori.
L’ex premier ha poi accusato il governo di voler adattare le regole elettorali alle proprie convenienze e ha contestato anche la retorica sulla durata dell’esecutivo: “I governi non devono durare, devono fare qualcosa”.
Sul Pnrr ha usato una formula particolarmente dura, sostenendo che senza le risorse europee ereditate dai governi precedenti il bilancio dell’esecutivo Meloni sarebbe molto più debole.
I sindaci come possibile laboratorio del centrosinistra
Al di là delle smentite sul “partito dei sindaci”, l’iniziativa organizzata da D’Alema segnala un tentativo preciso: spostare il dibattito del centrosinistra dalla sola questione dei nomi alla costruzione di una piattaforma fondata sulle esperienze amministrative.
Casa, sicurezza, mobilità, welfare e autonomia locale diventano così non soltanto problemi cittadini, ma possibili pilastri di un programma nazionale.
Resta da capire se questa operazione servirà davvero a costruire una leadership condivisa oppure se finirà per aggiungere nuovi nomi alla già affollata discussione sul candidato premier. D’Alema, almeno ufficialmente, nega di voler incoronare qualcuno.
Ma il messaggio lanciato dal Campidoglio è difficile da ignorare: mentre il centrosinistra discute di primarie e rapporti tra partiti, le grandi città continuano a essere uno dei principali territori nei quali la sinistra riesce a governare. Ed è proprio da lì che qualcuno, dentro il campo progressista, sembra voler provare a ripartire.


