
Scuola, immigrazione, social, fisco e scontro politico. Dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, Giorgia Meloni mette in fila i temi al centro dell’agenda del governo e non risparmia attacchi all’opposizione. La presidente del Consiglio annuncia nuove norme sulla presenza degli studenti stranieri nelle classi e sul divieto di burqa e niqab a scuola, poi rivendica le scelte dell’esecutivo e ironizza sulle critiche della sinistra. Un intervento lungo e combattivo, aperto con una battuta rivolta proprio ai giovani del suo movimento.
Il passaggio più netto riguarda la scuola. «In Consiglio dei ministri a breve una norma sul numero massimo di studenti stranieri in classe», annuncia Meloni, spiegando che l’obiettivo è evitare che «i bambini italiani» possano sentirsi «minoranza in classe». Alla misura, la premier affianca quella sul divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici. Nel suo intervento trova spazio anche il riferimento al giovane congolese che ha difeso una professoressa accoltellata: «Ha compiuto un’azione grandissima», sottolinea Meloni.
Sempre sul fronte dell’istruzione, la premier rivendica un’altra iniziativa del governo: la futura introduzione della denominazione di “liceo” anche per gli istituti tecnico-professionali. «Fin dal nome vogliamo che sia chiaro che sono scuole di pari valore e che le persone che le frequentano sono di pari valore», afferma. Un intervento che, nelle intenzioni del governo, punta dunque a ridurre la distanza percepita tra i diversi percorsi scolastici e a rafforzare il riconoscimento della formazione tecnica e professionale.

Poi il bersaglio diventa Elly Schlein. Meloni si rivolge direttamente alla segretaria del Pd: «Almeno una cosa vera contro di noi dilla, almeno una». Il terreno dello scontro è soprattutto quello dell’università. La premier contesta l’accusa di avere ridotto i finanziamenti, citando il Fondo di finanziamento ordinario: «Oggi il fondo è di 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era 8,6 miliardi?». Un confronto sui numeri che si inserisce nella più ampia battaglia politica sui risultati dell’esecutivo.
Il tono si fa ancora più ironico quando entra in scena il bollo auto. «A sinistra vogliono pagare il bollo. Loro lo vogliono pagare perché l’abbiamo tolto noi!», scherza Meloni, arrivando a evocare un «conto corrente dedicato per i nostalgici». E poi la battuta musicale: «Una volta che pensavamo di poter cantare insieme “Bollo ciao, bollo ciao”, niente, non gli è andato giù manco questo». La premier respinge quindi le accuse di alcuni presidenti di Regione secondo cui le risorse legate alla misura graverebbero sui bilanci regionali.
Nel mirino finisce anche il Superbonus, che Meloni contrappone alle critiche dell’opposizione sulla politica economica del governo. «Dopo che avete accumulato 200 miliardi di debiti scaricati su questi ragazzi», attacca, riferendosi alla misura varata durante il governo Conte. È uno dei passaggi più duri dell’intervento, con la premier che accusa la precedente maggioranza di avere lasciato un conto che oggi ricadrebbe sulle generazioni più giovani e sugli esecutivi successivi.
Dai conti pubblici ai social network, il discorso si sposta sui rischi per bambini e adolescenti. Meloni sostiene che debbano essere soprattutto le piattaforme ad assumersi la responsabilità dei meccanismi che possono generare dipendenza. Quanto alla discussione sulla possibile moratoria per i più giovani, respinge l’accusa di avere frenato l’iniziativa parlamentare e mette in guardia dai divieti facilmente aggirabili. «Come fai a verificare l’età degli utenti senza obbligare chiunque a fornire il documento di identità?», domanda, evocando il rischio di una «schedatura» dei cittadini.
Sul tema della parità tra uomini e donne, Meloni commenta anche il video diventato virale con una dichiarazione di Antonio Tajani, definendola una «frase uscita male» e invitando a non ingigantirla. La premier ribadisce però che «la parità tra uomo e donna non è negoziabile, né nelle strade né nelle scuole». Un passaggio che si intreccia con il messaggio rivolto ai giovani presenti a Fenix, ai quali Meloni dice di essere «fiera» della partecipazione alla manifestazione e del confronto sviluppato durante la festa.
In chiusura, lo sguardo va alla prossima campagna elettorale. Meloni invita i ragazzi di Gioventù nazionale a non considerare automaticamente attendibili tutte le informazioni che circoleranno nei prossimi mesi, soprattutto nelle fasi finali prima del voto. «Resterà in buona sostanza una sola capacità: discernere tra giusto e sbagliato, tra vero e falso, tra reale o artificiale», dice. È il messaggio conclusivo di un intervento che ha alternato annunci di governo, battute, rivendicazioni e scontri con l’opposizione, nel segno dello slogan di Fenix: “tempo del coraggio”.


