Vai al contenuto

La Russia prepara una fabbrica per altri 28mila droni kamikaze l’anno: cosa rivelano i documenti segreti

Pubblicato: 21/09/2026 14:38

La Russia starebbe preparando un enorme aumento della propria capacità di costruire droni kamikaze Geran, le armi derivate dagli Shahed iraniani diventate uno degli strumenti principali degli attacchi contro l’Ucraina. Il progetto emerge da documenti interni di Rosatom ottenuti da Politico, che descrivono l’espansione di uno stabilimento in Tatarstan destinato a produrre fibra di carbonio per applicazioni aerospaziali e militari.

Secondo la stima dell’esperto di armamenti David Albright riportata dalla testata, la nuova capacità industriale potrebbe fornire materiale sufficiente per costruire fino a 28mila cellule di droni Shahed-136/Geran-2 aggiuntive ogni anno. È una stima, non un dato di produzione già raggiunto, ma mostra la scala del progetto sul quale Mosca sta investendo.

E il piano non riguarda soltanto la guerra di oggi. La Russia sta cercando di costruire una vera industria nazionale dei droni, riducendo progressivamente la dipendenza dalle importazioni e preparando capacità produttive destinate a rimanere anche dopo un’eventuale fine del conflitto in Ucraina.

La fabbrica nel cuore del Tatarstan

Al centro della vicenda c’è Alabuga, una zona economica speciale situata nella repubblica russa del Tatarstan, circa mille chilometri a est del confine ucraino.

Prima della guerra l’area era stata progettata soprattutto per attrarre investimenti industriali. Dopo l’invasione dell’Ucraina è diventata uno dei principali centri della produzione russa di droni.

Qui Mosca ha progressivamente trasferito e adattato la tecnologia degli Shahed iraniani, trasformandoli nei Geran utilizzati quotidianamente contro obiettivi ucraini.

Le dimensioni dell’espansione sono visibili anche dallo spazio. Un’analisi del Center for Strategic and International Studies basata su immagini satellitari ha documentato la trasformazione del sito: da pochi edifici si è arrivati a un grande complesso industriale con nuove fabbriche, magazzini, strutture protette e alloggi per migliaia di lavoratori. Il CSIS riferisce che il sito produrrebbe ormai più di 5.500 unità al mese, includendo diverse categorie di droni e sistemi senza pilota.

Perché la fibra di carbonio è così importante

La nuova espansione descritta da Politico non riguarda direttamente una catena di montaggio di droni, ma un materiale indispensabile per costruirli: la fibra di carbonio.

Lo stabilimento Alabuga-Volokno, controllato dalla società statale Rosatom attraverso la divisione UMATEX, dovrebbe ottenere una nuova linea produttiva capace di realizzare fino a 500 tonnellate di fibra di carbonio all’anno.

È un materiale leggero e resistente utilizzato nella struttura dei droni. Ridurre il peso significa aumentare autonomia, carico trasportabile e prestazioni.

Secondo i documenti ottenuti da Politico, tra le ragioni dell’ampliamento figurano esplicitamente la sostituzione delle importazioni di prodotti a duplice uso e la necessità di soddisfare la domanda dei settori strategici russi, compresi aviazione e industria della difesa.

Il governo russo avrebbe già approvato il progetto e immagini satellitari mostrerebbero lavori di preparazione nelle aree interessate dall’espansione. Politico riferisce che documenti e piani sono stati esaminati anche da funzionari statunitensi e ucraini, che ne hanno confermato l’autenticità alla testata. Rosatom non ha commentato nel merito dei documenti.

Dai droni iraniani a un’arma sempre più russa

Quando Mosca iniziò a utilizzare gli Shahed contro l’Ucraina nel 2022 dipendeva fortemente dall’Iran. La situazione oggi è molto diversa. La Russia ha progressivamente localizzato la produzione, modificato i velivoli e adattato i sistemi sulla base dell’esperienza accumulata sul campo di battaglia.

Il Geran non è più semplicemente la copia russa di un drone iraniano. Il CSIS ha documentato una continua evoluzione dei modelli: nuove antenne contro le interferenze elettroniche, differenti sistemi di comunicazione, modifiche alla struttura e componenti provenienti dalla Cina. Ogni miglioramento delle contromisure ucraine ha prodotto una risposta tecnica russa. La guerra è diventata, in questo senso, anche un gigantesco laboratorio tecnologico.

L’obiettivo è saturare le difese ucraine

I droni Geran hanno un vantaggio fondamentale rispetto ai missili tradizionali: costano molto meno. Questo permette alla Russia di lanciarne contemporaneamente grandi quantità insieme a esche e altri sistemi, obbligando l’Ucraina a individuare quali velivoli siano realmente pericolosi e quali servano soltanto a confondere le difese.

La strategia viene definita di “saturazione”. Non è necessario che ogni drone raggiunga il proprio bersaglio. È sufficiente costringere i sistemi di difesa aerea a reagire continuamente, consumando intercettori, radar, uomini e risorse. Secondo un’analisi del CSIS, proprio l’aumento quantitativo degli Shahed/Geran è diventato uno degli strumenti principali della campagna russa di logoramento delle difese ucraine.

Il progetto potrebbe aggiungere 28mila droni all’anno

È in questo contesto che assume importanza la nuova produzione di fibra di carbonio. Secondo i calcoli di Albright citati da Politico, la capacità aggiuntiva potrebbe fornire abbastanza materiale per realizzare circa 28mila cellule di Shahed-136 all’anno.

Politico indica questo valore come equivalente a un aumento potenziale molto consistente rispetto alle attuali capacità russe nel segmento dei droni d’attacco Geran. La cifra va comunque interpretata con cautela: disporre della fibra di carbonio necessaria non significa automaticamente riuscire a produrre lo stesso numero di velivoli completi.

Servono motori, elettronica, sistemi di navigazione, esplosivi e capacità industriale. Ma il progetto mostra quale sia la direzione scelta da Mosca: eliminare progressivamente i colli di bottiglia che limitano la produzione di massa.

La Russia vuole dipendere sempre meno dalle importazioni

La guerra ha mostrato contemporaneamente la forza e la vulnerabilità dell’industria militare russa. Mosca è riuscita ad aumentare enormemente la produzione di armamenti nonostante le sanzioni occidentali, ma continua a dipendere dall’estero per numerosi componenti.

Il nuovo stabilimento di fibra di carbonio risponde precisamente a questo problema. Nei documenti esaminati da Politico compare esplicitamente l’obiettivo della sostituzione delle importazioni. Produrre internamente materiali strategici significa rendere più difficile bloccare la catena produttiva attraverso sanzioni e controlli sulle esportazioni. È un processo che riguarda l’intera industria russa della difesa.

Il ruolo della Cina

La Cina resta comunque una componente importante della catena produttiva. Politico aveva già documentato l’arrivo ad Alabuga di 46 tonnellate di sostanze chimiche utilizzabili nella produzione della fibra di carbonio, provenienti da un’azienda statale cinese. Pechino ha dichiarato di non essere a conoscenza dei nuovi piani russi e sostiene di applicare rigorosamente i controlli sulle esportazioni di beni a duplice uso.

Altre analisi mostrano però una presenza molto ampia di componentistica cinese nell’ecosistema russo dei droni. Il CSIS rileva che Pechino rappresenta una fonte importante di microelettronica, componenti, macchinari e infrastrutture necessarie alla produzione russa, pur sottolineando che il rapporto rimane asimmetrico e che la Cina mantiene una posizione tecnologicamente dominante.

La strategia russa sembra quindi muoversi su due binari: utilizzare le forniture straniere disponibili e contemporaneamente nazionalizzare le parti della catena produttiva considerate più vulnerabili.

Alabuga è diventata una città dei droni

Le dimensioni assunte dal complesso aiutano a capire quanto il progetto sia diventato strategico. Secondo il CSIS, l’area collegata alla produzione di UAV e droni d’attacco è passata nel giro di pochi anni da due edifici in costruzione a un complesso composto da numerose strutture industriali, magazzini e nuove residenze per i lavoratori. Le immagini satellitari mostrano un’espansione continua fino al 2026. :contentReference[oaicite:8]{index=8}

Sono comparse anche strutture protette e sistemi destinati apparentemente a ridurre la vulnerabilità del sito agli attacchi ucraini. L’Ucraina ha infatti già tentato di colpire Alabuga con droni a lungo raggio. La fabbrica che costruisce i droni è diventata essa stessa un bersaglio dei droni.

Operai stranieri e lavoratori nordcoreani

L’espansione industriale richiede anche una quantità crescente di manodopera. Il CSIS ha raccolto indicazioni sull’impiego ad Alabuga di giovani russi e lavoratori provenienti dall’estero. Secondo l’intelligence militare ucraina, Mosca avrebbe inoltre progettato di utilizzare migliaia di lavoratori nordcoreani per sostenere l’aumento della produzione.

Il think tank americano riferisce anche accuse relative alle condizioni di alcuni lavoratori stranieri reclutati per il complesso, comprese restrizioni alla libertà di movimento e condizioni lavorative particolarmente dure. Queste informazioni derivano in parte da fonti ucraine e devono quindi essere valutate distinguendo i fatti verificabili dalle accuse delle parti in guerra.

Anche questo elemento mostra però quanto la produzione di droni sia diventata una priorità strategica per Mosca: non si tratta più di assemblare qualche migliaio di velivoli, ma di costruire un ecosistema industriale permanente.

L’obiettivo va oltre la guerra in Ucraina

Ed è forse questo l’aspetto più importante della vicenda. La Russia non sembra costruire questa capacità soltanto per soddisfare le necessità immediate del fronte.

Secondo analisi citate da Politico, Mosca punta a sviluppare un programma nazionale di sistemi senza pilota capace di raggiungere numeri molto più elevati entro il prossimo decennio. Nei documenti industriali la fibra di carbonio viene inoltre destinata non soltanto ai droni, ma più in generale ai settori aerospaziale e della difesa.

Questo significa che le fabbriche costruite durante la guerra potrebbero continuare a produrre anche dopo un eventuale accordo di pace. Un cessate il fuoco in Ucraina non smantellerebbe automaticamente gli stabilimenti, le catene logistiche, le competenze e la capacità produttiva create dal 2022.

Perché l’Europa guarda ad Alabuga

È proprio questa prospettiva a preoccupare maggiormente i Paesi europei. Politico cita esperti secondo i quali l’espansione di Alabuga non dovrebbe essere considerata soltanto un problema ucraino, ma una questione di sicurezza europea di lungo periodo. La Russia sta accumulando la capacità di produrre grandi quantità di armi relativamente economiche, difficili da intercettare tutte contemporaneamente e capaci di raggiungere obiettivi a grande distanza.

Negli ultimi mesi i droni sono inoltre diventati protagonisti di diversi episodi lungo il fianco orientale della NATO, alimentando il dibattito sulla vulnerabilità dello spazio aereo europeo e sulla capacità di difendersi da attacchi a basso costo.

Abbattere un drone economico utilizzando un missile antiaereo molto più costoso non è infatti una strategia sostenibile all’infinito. La sfida europea sarà quindi costruire difese altrettanto economiche e disponibili in quantità comparabili.

La guerra sta cambiando l’equilibrio tra costo dell’attacco e costo della difesa

È una delle lezioni più importanti emerse dall’Ucraina. Per decenni la superiorità militare occidentale è stata costruita intorno a piattaforme estremamente sofisticate e costose: caccia, missili, radar e sistemi di difesa di altissima tecnologia.

I droni stanno modificando questo equilibrio. Un velivolo relativamente semplice può costringere il difensore a utilizzare sistemi enormemente più costosi per intercettarlo. Se gli attaccanti diventano migliaia, il problema non è soltanto tecnico ma economico. La Russia sembra aver compreso molto bene questa dinamica. Produrre decine di migliaia di droni significa poter trasformare la quantità stessa in un’arma.

Una fabbrica che racconta la guerra del futuro

La mini-inchiesta di Politico sulla fibra di carbonio permette quindi di vedere qualcosa di più grande di un nuovo stabilimento industriale. Racconta come la Russia stia trasformando un’arma importata dall’Iran in un sistema prodotto sempre più autonomamente e su scala industriale, adattandolo continuamente sulla base dell’esperienza raccolta sul campo.

Racconta anche quanto sia difficile per le sanzioni occidentali fermare completamente una produzione quando esistono fornitori alternativi e quando Mosca investe nella sostituzione delle importazioni.

Soprattutto, racconta quale potrebbe essere una delle caratteristiche fondamentali delle guerre future: migliaia di armi relativamente economiche prodotte in serie, continuamente modificate e lanciate in quantità sufficienti a saturare difese molto più costose.

La questione, quindi, non riguarda soltanto quanti droni la Russia potrà utilizzare contro l’Ucraina nel 2027 o nel 2029. Riguarda ciò che resterà quando questa guerra finirà. Mosca avrà fabbriche più grandi, tecnici più esperti, catene produttive più autonome e anni di dati raccolti in combattimento.

Ed è questa capacità industriale, molto più dei singoli Shahed lanciati oggi, che l’Europa dovrà imparare a considerare come una delle conseguenze strategiche più durature della guerra in Ucraina.

Fonti

  • Politico EuropeRussia’s secret plan to supercharge kamikaze drone production, Graham Lanktree e Phelim Kine, 20 settembre 2026.
  • Center for Strategic and International Studies (CSIS) – Analisi sul complesso industriale di Alabuga e sull’evoluzione dei droni Geran russi.
  • Institute for Science and International Security – Analisi di David Albright sulla produzione di fibra di carbonio e sulla capacità potenziale di costruzione degli Shahed/Geran.
  • Documentazione pubblica russa – Autorizzazioni relative all’espansione dello stabilimento Alabuga-Volokno.
  • Fonti governative e intelligence ucraine – Stime sulla produzione russa e informazioni sul complesso di Alabuga, considerate separatamente dalle verifiche indipendenti.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 21/09/2026 14:39

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure