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Campo largo, Avs spinge per un terzo nome: cresce il fronte contro le primarie

Pubblicato: 22/09/2026 07:09

Nel campo largo prende sempre più consistenza l’ipotesi di affidarsi a un candidato capace di tenere insieme la coalizione senza passare da uno scontro diretto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. A mettere apertamente sul tavolo la proposta è Angelo Bonelli, co-leader di Alleanza Verdi e Sinistra, secondo il quale la soluzione migliore sarebbe individuare una terza figura politica attraverso un accordo tra le forze progressiste, evitando le primarie.

Una posizione che rende esplicito un ragionamento già presente da tempo dentro il centrosinistra: il timore che una competizione tra la segretaria del Pd e il presidente del Movimento 5 Stelle possa trasformarsi in una resa dei conti interna alla coalizione. Bonelli ha quindi rilanciato una sorta di “metodo regionali”, con una candidatura condivisa costruita attraverso la trattativa tra i partiti.

Il Pd frena sull’ipotesi del federatore

Dal Partito democratico è arrivata una reazione immediata. Sandro Ruotolo ha chiesto di rispettare il percorso già stabilito: prima il confronto sulla legge elettorale e sul programma comune, poi la scelta del metodo con cui individuare la leadership. L’idea è evitare che ogni forza politica proponga quotidianamente soluzioni differenti, alimentando ulteriore incertezza.

Ma che il tema esista anche dentro il Pd lo conferma Filippo Sensi, secondo il quale diversi esponenti dem guardano con interesse alla possibilità di una candidatura alternativa, pur restando lui favorevole alle primarie. Dietro questa discussione pesa soprattutto l’ipotesi che ai gazebo possa prevalere Conte, consentendo al M5S di conquistare la guida della coalizione nonostante il Pd mantenga nei sondaggi un consenso nettamente superiore.

Al Nazareno continua comunque a prevalere la convinzione che Schlein possa vincere le primarie e che anche sulla politica estera sia possibile raggiungere un compromesso. Il nodo principale resta infatti l’Ucraina, terreno sul quale le distanze tra Pd e Movimento 5 Stelle rimangono evidenti.

Ucraina, la distanza tra Conte e gli alleati

Il presidente dei senatori dem Francesco Boccia prova a tenere aperto il confronto, sottolineando che Conte non avrebbe mai sostenuto l’abbandono di Kiev, ma avrebbe invece contestato la politica del riarmo. Per il Pd, però, il sostegno all’Ucraina continua a comprendere anche l’assistenza militare, insieme agli aiuti economici, alla ricostruzione e alla ricerca di una soluzione diplomatica.

Conte continua invece a rivendicare la linea emersa dalla convention del Movimento, mostrando disponibilità al tavolo sul programma ma senza arretrare sulla richiesta di modificare l’approccio alla guerra. Una posizione che rischia di creare problemi anche con le componenti più europeiste del campo progressista.

Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha infatti avvertito che il suo partito non potrebbe partecipare a una coalizione nella quale prevalesse la linea del M5S sulla Russia e sull’imperialismo di Vladimir Putin. Il confronto sulla leadership si intreccia così con quello sul programma: prima ancora di scegliere chi guiderà il campo largo, la coalizione dovrà capire se esiste davvero una politica comune capace di tenere insieme tutte le sue anime.

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