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“Minc***”. Giletti è una furia e perde le staffe in diretta: mai visto così

Pubblicato: 22/09/2026 11:32

La trasmissione procede tra documenti, intercettazioni e ricostruzioni di una vicenda giudiziaria che continua a sollevare interrogativi. In studio il confronto si sposta su un elemento preciso, una conversazione registrata che riguarda il nome di un carabiniere e il riferimento a un presunto sistema nel quale, secondo quanto raccontato nell’audio, il denaro avrebbe potuto servire per ottenere aiuto durante un’indagine.

È in questo contesto che il tono del dibattito si accende. Il conduttore richiama anche un altro elemento già emerso nella vicenda, un appunto trovato in casa della famiglia dell’indagato. La diversa spiegazione fornita sul significato di quelle parole porta così a un confronto diretto tra le ricostruzioni, con il legale di Andrea Sempio che interviene per contestare l’interpretazione attribuita al suo assistito.
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L’intercettazione di Andrea Sempio

La vicenda riguarda Chiara Poggi e le nuove attività investigative che coinvolgono Andrea Sempio, indicato nel testo come considerato dalla Procura di Pavia responsabile dell’omicidio. Durante la puntata di Lo Stato delle Cose andata in onda su Rai 3 lunedì 21 settembre, Massimo Giletti ha presentato un’intercettazione inedita nella quale Sempio fa riferimento al carabiniere Silvio Sapone.

Nell’audio, Sempio afferma: «Questo Sapone mi ha chiamato una volta perché, a quanto mi hanno detto, c’era anche un sistema in cui loro cercavano di prendere le persone che erano sottoposte a indagine e… se mi dai i soldi ti aiuto».

Il passaggio ha attirato l’attenzione perché contiene il riferimento a un presunto “sistema” nel quale, secondo le parole pronunciate nell’intercettazione, una persona sottoposta a indagine avrebbe potuto ricevere aiuto in cambio di denaro. Si tratta di un elemento che viene ora accostato ad altri aspetti della vicenda investigativa e giudiziaria.

Tra questi c’è anche un appunto sequestrato circa un anno fa e attribuito al padre di Sempio. Sul foglietto comparivano le parole: «Venditti GIP archivia x 20. 30. €».

Il significato dell’annotazione era già stato affrontato da Andrea Sempio nel novembre dello scorso anno, durante un’intervista con Bruno Vespa. In quell’occasione aveva spiegato: «Era un appunto che si era preso mio padre, penso fosse legato a quanto costasse ritirare le carte dell’archiviazione. Anche perché, cosa che non è passata sui media, in casa mia hanno trovato un appunto dove mio padre aveva segnato tutte le spese espresse in migliaia di euro».

Il confronto sull’appunto

Proprio sulla spiegazione dell’appunto si è concentrato Massimo Giletti durante la trasmissione. Il conduttore ha ricordato anche quanto riferito dal padre di Sempio nel corso di un interrogatorio alla fine di settembre. In quella circostanza, secondo la ricostruzione proposta in trasmissione, l’uomo aveva parlato di soldi destinati agli avvocati.

Giletti ha quindi evidenziato quella che, a suo giudizio, sarebbe una differenza tra le due versioni, arrivando a rivolgersi direttamente ai protagonisti del caso con toni molto duri.

«Questo è quindi “una contraddizione con quello che dice il figlio. Perché uno dice una cosa e il padre ne dice un’altra? Non giriamo attorno alle minc**, o facciamo i seri o non ci stiamo in questi programmi”».

La ricostruzione proposta in televisione viene però contestata dall’avvocato Liborio Cataliotti, attuale difensore di Andrea Sempio. Il legale ha infatti sottolineato che le parole utilizzate da Sempio non rappresenterebbero una certezza sul contenuto dell’appunto, ma una semplice ipotesi.

«In quella trasmissione televisiva lui dice ‘credo che’, evidentemente non ha contezza del motivo per cui sia stato scritto quell’appunto, non lo ha scritto lui, ma il padre, ed è il motivo per cui fa una supposizione».

La posizione dell’avvocato di Sempio

Cataliotti ha quindi distinto la posizione di Andrea Sempio da quella degli altri componenti della famiglia, sostenendo che le dichiarazioni del padre non possano essere utilizzate per attribuire al figlio una responsabilità rispetto al significato dell’annotazione.

«Si è rivelata infondata perché il padre ha dato un’altra versione, ne prendo atto, ma la posizione del padre non mi interessa, io e l’avvocato Taccia difendiamo Andrea Sempio».

Il legale ha poi contestato anche l’eventuale collegamento tra il contenuto dell’appunto e una presunta corruzione, chiedendo di distinguere le posizioni individuali all’interno della famiglia.

«Se si dice ‘loro forse sono stati ingannati’, ma io individualizzerei ogni affermazione, esiste il signor Giuseppe Sempio, la signora Daniela Ferrari, e il mio assistito, su di lui è giusto dire che non sia mai stato sfiorato da alcuna accusa relativa a questa supposta corruzione».

Il confronto televisivo si è quindi concentrato su due elementi distinti ma finiti nello stesso dibattito: da una parte la nuova intercettazione di Andrea Sempio, con il riferimento a Silvio Sapone e a un presunto sistema basato sui pagamenti; dall’altra l’appunto sequestrato nella casa della famiglia Sempio e le differenti spiegazioni fornite sul suo significato.

Sono proprio l’interpretazione di questi elementi e la distinzione tra le posizioni dei diversi componenti della famiglia a rappresentare il punto centrale dello scontro andato in scena durante Lo Stato delle Cose.

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