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Deficit al 3,1%, Giorgetti: “Rammarico”. Salvini rilancia: “Serve uno scostamento di bilancio”

Pubblicato: 22/09/2026 15:36

Il deficit italiano resta al 3,1% del Pil e sfuma così l’ipotesi di un’uscita anticipata dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. Il dato definitivo diffuso dall’Istat conferma sostanzialmente la stima precedente e costringe il governo a rinviare al 2027 l’obiettivo di rientrare pienamente nei parametri europei. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non nasconde la delusione, mentre il vicepremier Matteo Salvini rilancia chiedendo apertamente uno scostamento di bilancio per finanziare investimenti, pensioni e stipendi.

“Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto deficit-Pil 2025”, ha commentato Giorgetti. Il ministro ha aggiunto che l’Italia non potrà uscire già quest’anno dalla procedura per deficit eccessivo, come auspicato dall’esecutivo, ma che questo obiettivo resta possibile nel 2027, in linea con quanto previsto nel Documento di finanza pubblica.

Deficit confermato al 3,1%, Pil rivisto al rialzo

L’Istat ha confermato per il 2025 un rapporto tra indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche e Pil pari al 3,1%, contro il 3,4% del 2024. È stato invece rivisto leggermente al rialzo il dato sulla crescita economica, portato allo 0,6%, un decimo in più rispetto alla precedente stima.

Sale anche la pressione fiscale, che nel 2025 si attesta al 42,9% del Pil, con un aumento di 0,7 punti rispetto all’anno precedente. Il miglioramento del deficit rispetto al 2024 non è quindi stato sufficiente a riportare il rapporto sotto la soglia del 3%, quella che avrebbe consentito di accelerare il percorso di uscita dalla procedura europea.

Per il governo si tratta soprattutto di un’occasione mancata sul piano dei margini di manovra. Un deficit sotto il 3% avrebbe rafforzato la posizione dell’Italia nei confronti di Bruxelles e potenzialmente aperto spazi maggiori nella preparazione della prossima legge di Bilancio.

Giorgetti: “L’uscita dalla procedura slitta al 2027”

Il ministro dell’Economia ha scelto toni misurati ma non ha nascosto la delusione. Giorgetti aveva spiegato alla vigilia di non essere “fiducioso, ma speranzoso” in una revisione favorevole del dato, ma la conferma del 3,1% ha chiuso la porta all’uscita anticipata.

“Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato”, ha spiegato il ministro, precisando però che il rientro potrà avvenire nel 2027.

La linea del titolare del Tesoro resta quindi quella della prudenza sui conti pubblici, ribadita anche nelle ultime ore con l’avvertimento sui rischi legati a un debito troppo elevato. Per Giorgetti, perdere il controllo del debito significa ridurre la possibilità dello Stato di decidere autonomamente come utilizzare le proprie risorse.

Salvini: “Non possiamo dipendere dallo zero virgola”

Di tutt’altro tono la reazione di Matteo Salvini, che ha contestato apertamente il peso attribuito ai vincoli europei. “È surreale che nel 2026 la seconda potenza industriale d’Europa, la quinta potenza esportatrice al mondo debba dipendere da meccanismi e logiche dello zero virgola per capire se può o non può investire nel suo futuro”, ha dichiarato.

Per il leader della Lega, lo 0,1% che separa l’Italia dalla soglia del 3% non dovrebbe condizionare le scelte economiche del governo. “Non sarà questo 0,1 a limitare la nostra voglia di investire, innovare, mettere in sicurezza”, ha aggiunto, chiedendo che la prossima manovra sia orientata alla crescita e non soltanto al rispetto dei parametri.

Salvini ha indicato tra le priorità gli investimenti, la riforma delle pensioni e l’aumento degli stipendi, sostenendo che il governo debba essere disposto ad aumentare il deficit per finanziare queste misure.

“Servono miliardi di scostamento”

Il passaggio più rilevante riguarda proprio la richiesta di uno scostamento di bilancio. Salvini sostiene che la prossima legge di Bilancio non possa limitarsi a mantenere gli equilibri esistenti, ma debba trovare nuove risorse per finanziare interventi considerati strategici.

Il vicepremier ha spiegato che soltanto per il ministero delle Infrastrutture servirebbero 8 miliardi di euro entro la fine dell’anno per pagare lavori già realizzati. “È evidente che serve uno scostamento di bilancio da miliardi”, ha affermato.

La posizione apre un confronto interno alla maggioranza, perché Giorgetti continua a difendere una linea molto più prudente sulla finanza pubblica. Il nodo sarà capire quanto spazio il governo riterrà possibile utilizzare nella manovra senza compromettere il percorso concordato con Bruxelles.

Il Pd: “Uno smacco per Meloni e Giorgetti”

Le opposizioni hanno immediatamente utilizzato il dato Istat per attaccare il governo. Antonio Misiani, responsabile economico del Partito Democratico, ha definito la conferma del deficit al 3,1% “una notizia non positiva per l’Italia e uno smacco per Meloni e Giorgetti”.

Secondo Misiani, il governo avrebbe puntato molto sulla stabilità dei conti pubblici aumentando contemporaneamente la pressione fiscale e comprimendo alcune voci di spesa. La critica del Pd è che questa strategia non abbia prodotto un’accelerazione sufficiente della crescita economica.

Il senatore dem chiede quindi che la prossima legge di Bilancio eviti interventi frammentati e punti invece su una strategia strutturale per la crescita, sostenendo che un’economia debole rischia nel medio periodo di rendere più difficile anche la gestione del debito e del deficit.

M5S: “Quattro anni di austerità non hanno portato a nulla”

Molto duro anche il Movimento 5 Stelle, che legge il dato come la dimostrazione del fallimento della politica di rigore seguita dall’esecutivo. I parlamentari M5S delle commissioni Bilancio di Camera e Senato sostengono che anni di avanzo primario, tagli e maggiore pressione fiscale non abbiano prodotto il risultato promesso.

Secondo i Cinque Stelle, il quadro resta caratterizzato da deficit sopra il 3%, debito pubblico elevato e pressione fiscale ai massimi degli ultimi anni. Da qui la richiesta al ministro Giorgetti di trarre le conseguenze politiche del risultato.

Anche Pasquale Tridico ha attaccato il titolare del Mef, definendo la sua strategia una “cura” che non starebbe producendo i risultati attesi. La maggioranza ha replicato contestando le responsabilità dei precedenti governi e, in particolare, le misure introdotte durante la stagione del Reddito di cittadinanza.

Bonelli: “I numeri smontano la propaganda”

Critico anche Angelo Bonelli, che punta soprattutto sull’aumento della pressione fiscale. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra sottolinea che il dato è salito al 42,9%, con un incremento di 0,7 punti in un anno, e sostiene che questo contraddica la promessa del centrodestra di ridurre le tasse.

Per Bonelli, il problema non è soltanto il deficit ma la composizione della spesa pubblica. Avs contesta in particolare l’aumento delle risorse destinate alla difesa e chiede maggiori investimenti in welfare e politiche sociali.

Anche in questo caso si tratta di una lettura politica dei dati, che alimenta uno scontro destinato a diventare ancora più acceso con l’avvicinarsi della manovra.

Ora il vero confronto si sposta sulla legge di Bilancio

La conferma del deficit al 3,1% chiude una partita e ne apre immediatamente un’altra. Il governo dovrà preparare la legge di Bilancio sapendo di non poter contare sull’uscita anticipata dalla procedura europea e dovrà decidere quanto spazio concedere alle richieste di maggiori investimenti provenienti soprattutto dalla Lega.

Da una parte Giorgetti insiste sulla necessità di mantenere sotto controllo debito e deficit; dall’altra Salvini chiede di non sacrificare crescita e investimenti per uno “zero virgola”. È una differenza di impostazione che potrebbe diventare uno dei principali temi del confronto nella maggioranza nelle prossime settimane.

Il dato Istat, quindi, non cambia soltanto il rapporto dell’Italia con Bruxelles. Riapre anche il confronto interno al governo su quanto deficit utilizzare, quali spese finanziare e quale equilibrio cercare tra rigore dei conti e sostegno alla crescita.

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