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È morta Silvia D’Amico: cinema italiano in lutto

Pubblicato: 25/09/2026 11:17

Ci sono carriere che si sviluppano davanti alla macchina da presa e altre che prendono forma dietro le quinte, seguendo passo dopo passo la nascita di un film, di una serie televisiva o di un documentario. È un lavoro fatto di rapporti, intuizioni, organizzazione e presenza quotidiana, spesso lontano dai riflettori ma decisivo per trasformare un progetto in un’opera compiuta.

In questo mondo Silvia D’Amico aveva costruito il proprio percorso professionale, attraversando decenni di cinema italiano e lavorando con registi, sceneggiatori, attori e troupe. Una presenza costante, legata anche a una particolare attenzione per le persone che partecipavano alla realizzazione dei film, fino alla cura della vita quotidiana sul set.

Silvia D’Amico è morta a Roma il 25 settembre 2026, all’età di 85 anni. Nata nella capitale il 2 dicembre 1940, era figlia della sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico e del musicologo Fedele D’Amico. Fin dall’infanzia aveva respirato l’ambiente cinematografico frequentando la cerchia di amici e colleghi della madre.
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Gli inizi con la William Morris

Il suo ingresso nel mondo professionale del cinema arrivò nel 1960, quando, su invito di Carol Levi Guadagni, partecipò alla nascita della prima agenzia italiana di attori, la William Morris.

Dopo alcuni anni D’Amico lasciò l’agenzia e iniziò una nuova fase della propria attività lavorando con Alfredo Giannetti. Da questa collaborazione nacquero diversi progetti cinematografici e televisivi.

Tra i film realizzati ci furono La ragazza in prestito, del 1964, e Correva l’anno di grazia 1870, del 1972, quest’ultimo seguito da D’Amico anche come produttrice. Alla televisione lavorò invece alle serie La famiglia Benvenuti, trasmessa tra il 1968 e il 1970, e Tre donne, del 1970, con Anna Magnani.

Proprio La famiglia Benvenuti rappresentò uno dei passaggi più importanti del suo percorso televisivo. Il progetto nasceva da un’idea della stessa D’Amico e raccontava la vita di una famiglia moderna. Il successo ottenuto dalla serie contribuì a rafforzare il suo rapporto professionale con la Rai.

Come soggettista e sceneggiatrice firmò successivamente Dedicato a un pretore, nel 1973, e Vita di Antonio Gramsci, nel 1981, scritto insieme alla madre Suso Cecchi d’Amico.

Il lavoro con Roberto Rossellini

Nel cinema D’Amico seguì anche la produzione di Il Messia, film del 1975 diretto da Roberto Rossellini. La collaborazione professionale si accompagnò a una relazione personale tra i due, durata dal 1974 al 1977.

Insieme progettarono inoltre Lavorare per l’umanità, un film dedicato all’amicizia giovanile tra Karl Marx e Friedrich Engels. Il progetto rimase però incompiuto dopo la morte del regista.

Il rapporto con Rossellini rappresentò quindi una parte importante del percorso professionale di D’Amico, che continuò negli anni successivi a occuparsi di produzione cinematografica attraverso proprie società.

Le produzioni per il cinema italiano e internazionale

Con le società Excelsior e Bendicò, D’Amico partecipò alla realizzazione di diversi titoli del cinema italiano e internazionale.

Tra le produzioni figura State buoni se potete di Luigi Magni, del 1983. Quattro anni più tardi arrivò Oci ciornie, diretto da Nikita Michalkov, film nel quale Marcello Mastroianni ottenne il premio per l’interpretazione al Festival di Cannes.

Nel 2001, attraverso Parus Film, D’Amico produsse inoltre Il cielo cade, diretto da Antonio e Andrea Frazzi. Il film ottenne il Globo d’oro come miglior opera prima.

Il suo modo di lavorare prevedeva una partecipazione diretta alle diverse fasi della produzione, dall’ideazione fino all’edizione finale. La presenza sul set era quindi parte integrante della sua attività, con un’attenzione che andava oltre gli aspetti strettamente produttivi.

D’Amico si occupava infatti anche della vita della troupe. Era solita, racconta il percorso professionale ricostruito nella sua filmografia, cucinare per i collaboratori, con l’obiettivo di creare sul set un ambiente caratterizzato da armonia e condivisione.

I documentari dedicati al cinema

Una parte della sua attività è stata dedicata anche ai documentari biografici sui protagonisti del cinema.

Tra questi figura Ritratto di sconosciuto – Marcellus Dominicus Vincentius, realizzato nel 2006 da Roberto Meddi e Gioia Magrini e dedicato a Marcello Mastroianni.

Nel 2007 arrivò invece Suso. La signora del cinema italiano, diretto da Luca Zingaretti, dedicato alla madre Suso Cecchi d’Amico, una delle figure centrali della sceneggiatura italiana.

È anche attraverso questi lavori che il percorso di Silvia D’Amico si lega alla memoria del cinema e alle persone con cui aveva condiviso gran parte della propria vita professionale.

La sua carriera si è sviluppata così tra produzione cinematografica, televisione, sceneggiatura e documentari, mantenendo sempre un rapporto diretto con il lavoro sul set. Dalla nascita della William Morris alle collaborazioni con Alfredo Giannetti e Roberto Rossellini, fino alle produzioni realizzate attraverso Excelsior, Bendicò e Parus Film, D’Amico ha attraversato diverse stagioni dello spettacolo italiano.

La morte, avvenuta a Roma a 85 anni, chiude un lungo percorso professionale vissuto all’interno del cinema e della televisione, in continuità con quell’ambiente nel quale era cresciuta fin dall’infanzia accanto alla madre Suso Cecchi d’Amico.

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