
Fino a pochi mesi fa insegnava letteratura italiana e grammatica agli studenti dell’istituto Tommaso D’Oria di Ciriè, nel Torinese, accompagnandoli fino all’esame di maturità. Oggi Nicole Formichetti, 47 anni, si trova in carcere, accusata di favoreggiamento e soppressione di cadavere nell’inchiesta sulla morte di Fabio Colapietro, 39 anni, ucciso nell’abitazione della docente alla periferia nord di Torino.
Un cambiamento radicale che ha lasciato sotto shock anche chi la conosceva nell’ambiente scolastico. Secondo quanto ricostruito da Repubblica, Formichetti, originaria di Rieti e trasferitasi al Nord dopo aver vinto un concorso, dal primo settembre aveva presentato un certificato di malattia e non aveva ripreso l’attività scolastica. Poche settimane più tardi la sua abitazione sarebbe diventata il teatro del delitto per il quale ha confessato Christian Matheus De Oliveira Morando, 26enne italo-brasiliano.
È quest’ultimo ad aver rivolto agli inquirenti una frase particolarmente pesante nei confronti della docente: «La professoressa è Satana». Si tratta, tuttavia, della versione fornita dall’uomo che ha confessato l’omicidio e non di un fatto accertato in via definitiva.
Nicole Formichetti, dalla scuola alla notte dell’omicidio
La vicenda precipita nella serata di domenica 20 settembre. Nell’abitazione della professoressa in via Gulli 46, secondo la ricostruzione investigativa riportata dalla stampa, si trovavano Formichetti, Morando, Keith Butig e Fabio Colapietro.
La serata sarebbe stata caratterizzata dal consumo di diverse sostanze stupefacenti. Colapietro, secondo quanto ricostruito, era conosciuto nell’ambiente della droga come un cosiddetto “cavallino”, termine utilizzato per indicare chi trasporta sostanze in cambio di dosi.
È in questo contesto che sarebbe scoppiata la lite culminata nell’omicidio. Nella sua confessione Morando ha ammesso di aver strangolato Colapietro, sostenendo di aver reagito dopo essersi convinto che il 39enne gli avesse sottratto 50 euro e un bracciale d’oro.
L’accusa: «La professoressa prese in mano la situazione»
La posizione di Formichetti riguarda ciò che sarebbe accaduto dopo la morte del 39enne. Secondo quanto riferito da Morando agli investigatori, sarebbe stata la docente a «prendere in mano le redini della situazione», contribuendo a organizzare quanto necessario per disfarsi del cadavere.
Il corpo di Colapietro sarebbe rimasto nell’abitazione mentre il gruppo cercava un modo per farlo sparire. Secondo le ricostruzioni emerse dall’inchiesta, il cadavere sarebbe stato successivamente sezionato utilizzando diversi strumenti, mentre sarebbero stati impiegati teli di plastica, candeggina e profumatori.
La Procura dovrà accertare nel prosieguo dell’inchiesta il ruolo effettivamente avuto da ciascun indagato nelle diverse fasi successive all’omicidio.
Le avances al killer dopo l’omicidio
Tra gli elementi più inquietanti contenuti nella ricostruzione riportata da Repubblica c’è anche quanto sarebbe accaduto nelle ore immediatamente successive alla morte di Colapietro.
Secondo questa versione, mentre il corpo del 39enne si trovava ancora nell’abitazione, Formichetti avrebbe fatto avances sessuali a Morando. Il 26enne le avrebbe respinte, giudicandole «di cattivo gusto».
Anche questo episodio fa parte delle dichiarazioni e delle ricostruzioni confluite nell’inchiesta e dovrà essere valutato nell’ambito degli accertamenti giudiziari.
Il gip: pensavano al cadavere e a procurarsi altra droga
Nei giorni successivi il gruppo avrebbe continuato a spostarsi tra l’appartamento e alcune zone di Torino frequentate per l’acquisto e il consumo di droga, in particolare nell’area del Sempione, tra Barriera di Milano e Borgo Vittoria.
Un elemento sottolineato anche dal gip Antonio Borretta nell’ordinanza di custodia cautelare. Secondo quanto riportato, gli indagati, in una situazione descritta come di grave tossicodipendenza, pensavano «tanto a disfarsi del cadavere quanto a consumare e reperire stupefacente».
È in questo scenario che sarebbe maturato il tentativo di eliminare le tracce del delitto e di disfarsi del corpo della vittima.
Nicole Formichetti in carcere, non risponde al giudice
La docente è ora detenuta nel carcere di Torino con le accuse di favoreggiamento e soppressione di cadavere. Durante l’udienza di convalida ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Formichetti non è accusata, sulla base della ricostruzione disponibile, di aver materialmente ucciso Colapietro: per l’omicidio ha confessato Morando. La sua posizione riguarda invece il presunto contributo fornito dopo il delitto. Le responsabilità degli indagati dovranno comunque essere accertate nel corso del procedimento.
La professoressa e quella doppia immagine sui social
A rendere la vicenda ancora più difficile da comprendere per chi la conosceva è il contrasto tra quanto emerge dall’inchiesta e la vita precedente della 47enne.
Fino allo scorso luglio Formichetti era regolarmente a scuola e aveva accompagnato i suoi studenti fino alla maturità. Poi, con l’inizio del nuovo anno scolastico, il certificato di malattia e l’assenza dalle lezioni.
Anche i suoi profili social restituiscono un’immagine complessa. Da una parte compaiono messaggi dedicati agli animali, appelli per trovare una famiglia a cuccioli e fotografie insieme al suo cane Felix. Dall’altra emergerebbero vecchi messaggi lasciati da amici che già in passato manifestavano preoccupazione per lei: «Che fine hai fatto? Siamo preoccupati».
Frammenti che da soli non consentono di ricostruire cosa sia accaduto nella vita della docente e che non possono essere letti come spiegazione del delitto. Sarà l’inchiesta a dover stabilire con precisione quale sia stato il suo ruolo nei giorni successivi alla morte di Fabio Colapietro e quali responsabilità possano esserle attribuite.


