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Garlasco: “I Ris di Parma sapevano che Stasi era innocente già nel 2007, ma nascosero la prova del Dna sui pedali”

Pubblicato: 28/09/2026 17:02

La Procura di Pavia ha ufficialmente chiuso la seconda tranche di indagini sul delitto di Chiara Poggi, notificando l’avviso di conclusione delle indagini al trentottenne Andrea Sempio, ritenuto ora l’unico e vero autore del crimine. L’atto firmato dal pool guidato da Fabio Napoleone si spinge però ben oltre la posizione del nuovo indagato, sollevando pesanti interrogativi sull’operato del passato e tirando in ballo i militari dell’Arma. Secondo la tesi della Procura, «i carabinieri del Ris di Parma agli ordini del generale Luciano Garofano sapevano che il test del Dna sui pedali della bici di Stasi era negativo ma nascosero i risultati che provavano la sua innocenza».

Gli inquirenti evidenziano come già nel 2007, prima dei provvedimenti restrittivi, l’innocenza di Alberto Stasi emergesse chiaramente da due test di controllo sul materiale biologico rinvenuto sulla celebre bicicletta Umberto Dei, i cui esiti sarebbero stati colpevolmente occultati dagli atti ufficiali. Interpellato sulla vicenda, il generale Luciano Garofano ha preferito trincerarsi dietro un rigoroso silenzio: «Ho letto le notizie di stampa, ma in questo momento non rilascio dichiarazioni».

Le nuove prove biologiche e i consulenti tecnici della Procura

Con la notifica del provvedimento, la difesa di Andrea Sempio, rappresentata dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, avrà a disposizione venti giorni per depositare le proprie memorie prima della richiesta formale di rinvio a giudizio. A supporto dell’ipotesi accusatoria figurano ora nuovi e pesantissimi tasselli scientifici, tra cui gli accertamenti del professor Carlo Previderè sul profilo genetico estratto dalle unghie della vittima, ricondotto in sede di incidente probatorio alla linea paterna di Sempio.

A completare il quadro interviene l’integrazione antropometrica firmata dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, studio che rafforza la compatibilità della presenza dell’indagato sulle scale della villetta di Garlasco, proprio nel punto macchiato dall’orma insanguinata e dalla celebre impronta palmare catalogata come traccia 33. Con questi elementi sul tavolo, la Procura pavese si prepara a scrivere l’atto finale di una lunghissima e travagliata vicenda giudiziaria.

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