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Garlasco, Garofano perde il controllo in tv, poi la frase shock: “Il Dna sui pedali: ecco cos’è successo”

Pubblicato: 29/09/2026 20:58

«Basta accusarci di essere il braccio armato tecnico di una Procura che voleva incastrare Alberto Stasi». Luciano Garofano, ex comandante del Ris dei carabinieri di Parma, rompe il silenzio sulle polemiche che stanno investendo le indagini del 2007 sull’omicidio di Chiara Poggi e respinge con forza qualsiasi ipotesi di un’azione deliberata per indirizzare gli accertamenti contro l’allora fidanzato della vittima.

Garofano ne ha parlato durante la registrazione della puntata di Porta a Porta in onda martedì 29 settembre su Rai 1. Le sue dichiarazioni arrivano dopo che la nuova inchiesta della Procura di Pavia su Andrea Sempio ha riportato l’attenzione sulle analisi effettuate all’epoca sui pedali della bicicletta di Stasi. I pm hanno reso noto che due corse elettroforetiche del 20 settembre 2007 avevano dato esito negativo e che di questi risultati non è stata rinvenuta traccia negli atti del procedimento contro Stasi.

«Sono stati gli indizi a portarci verso Alberto Stasi e noi e la dottoressa Muscio non avevamo alcun interesse a incastrare Stasi», ha ribadito Garofano, riferendosi anche all’allora pm di Vigevano Rosa Muscio.

Garofano: «Il Dna di Chiara sui pedali c’era»

Al centro della nuova controversia ci sono le analisi genetiche effettuate sui pedali della bicicletta Umberto Dei sequestrata a Stasi. Secondo quanto comunicato dalla Procura di Pavia, il profilo genetico attribuito il 19 settembre 2007 a Chiara Poggi risultò seguito, il giorno successivo, da due corse elettroforetiche negative, delle quali non sarebbe stata trovata traccia negli atti del procedimento. La difesa di Stasi considera questi risultati un elemento potenzialmente favorevole al proprio assistito.

Garofano contesta però l’interpretazione secondo cui quei risultati avrebbero cancellato il precedente dato positivo.

«Escludo categoricamente che ci fosse un dato che poteva negare la presenza del Dna di Chiara Poggi su quei pedali», ha affermato.

L’ex comandante del Ris fornisce una spiegazione tecnica: «Alcune analisi inizialmente erano negative, perché i campioni erano stati prelevati dai pedali. Poi le ulteriori analisi, purificando quei campioni, hanno dato positività. Quindi il dato positivo non è assolutamente in discussione, rispetto ai tanti dati negativi».

Garofano richiama inoltre la consulenza del genetista Carlo Previderè, consulente della Procura nella nuova inchiesta, sostenendo che nella relazione vengano considerati presenti profili genetici di Chiara Poggi in due prelievi dei pedali.

Il nodo delle contro-analisi mai entrate nel processo

È proprio su questo passaggio che si concentra lo scontro. La Procura di Pavia ha comunicato che delle due corse elettroforetiche negative del 20 settembre 2007 «non si è rinvenuta traccia» negli atti del procedimento e dei processi celebrati contro Alberto Stasi. La difesa dell’ex bocconiano sostiene che quelle analisi avrebbero dovuto essere messe a disposizione delle parti.

La questione assume rilievo anche perché la presenza del Dna di Chiara sulla bicicletta entrò nel materiale processuale. Nella sentenza di primo grado del 2009 si leggeva infatti che era processualmente accertata la presenza del Dna della ragazza su almeno uno dei pedali, pur senza poter stabilire con certezza quando e in che modo vi fosse finito.

A Bruno Vespa, che gli ha domandato perché le contro-analisi non siano finite nel procedimento, Garofano ha risposto di non essere in grado di fornire una spiegazione.

«Questo non lo so, perché dovrei avere tutte le carte. Gli atti spesso si perdono in fascicolo, quindi ci possono essere mille ragioni che io non conosco e non ho elementi che mi possano far dare una spiegazione».

«Se ci fosse stata un’ombra l’avremmo segnalata»

L’ex comandante del Ris respinge soprattutto l’ipotesi che il risultato delle analisi possa essere stato deliberatamente nascosto.

«Non credo di dover difendere la mia reputazione, che certo è stata offesa strumentalmente e tutti coloro che l’hanno offesa saranno da me denunciati sia in via penale che civile», ha annunciato.

Secondo Garofano, gli atti sarebbero sufficienti a dimostrare «la linearità e la trasparenza» dell’attività svolta dal Ris. E aggiunge: «Se ci fosse stato un dato, anche all’ultimo momento, che metteva in discussione la positività di quel profilo, noi l’avremmo segnalato immediatamente alla Procura della Repubblica».

Garofano sostiene inoltre che il comunicato della Procura di Pavia non attribuisca esplicitamente al Ris una volontà di occultare o depistare, ma segnali la mancata presenza dei dati negli atti del procedimento. La Procura ha infatti riferito di aver acquisito i dati grezzi nel corso della nuova inchiesta, sulla quale negli ultimi giorni sono stati ascoltati anche alcuni degli investigatori che lavorarono agli accertamenti scientifici dell’epoca.

Lo scontro con gli avvocati di Alberto Stasi

Le parole pronunciate a Porta a Porta arrivano dopo il duro confronto televisivo avuto da Garofano con Giada Bocellari e Antonio De Rensis, avvocati di Alberto Stasi.

La difesa sostiene che le due contro-analisi negative avrebbero dovuto essere conosciute e valutate già nel procedimento originario. I legali chiedono ora che siano accertate tutte le eventuali responsabilità legate alla mancata presenza di quei risultati negli atti.

Garofano parla invece di una «strumentalizzazione» e ritiene possibile che alla base della controversia ci sia un problema di interpretazione tecnica e cronologica dei dati.

«Credo che ci sia stata un’erronea interpretazione dei dati grezzi da parte dei consulenti della difesa Stasi e da parte dei consulenti della Procura e quindi mi aspetto ora un approfondimento», ha dichiarato, richiamando anche la posizione di Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi presente durante gli accertamenti dell’epoca.

La nuova inchiesta su Andrea Sempio

Il confronto sulle vecchie analisi si inserisce nella nuova indagine della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi, per il quale Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni di reclusione.

La Procura ha notificato ad Andrea Sempio un nuovo avviso di conclusione delle indagini, dopo gli ulteriori accertamenti disposti negli ultimi mesi. Sempio è indagato per omicidio aggravato e la chiusura delle indagini non equivale a una condanna né al rinvio a giudizio: la sua posizione dovrà affrontare gli ulteriori passaggi previsti dal procedimento.

Proprio Garofano, che in passato è stato anche consulente di Sempio, è stato ascoltato il 25 settembre dalla Procura di Pavia nell’ambito degli accertamenti sulle indagini scientifiche del 2007.

Sul punto che oggi divide accusa, difese e consulenti, l’ex comandante del Ris mantiene comunque una posizione netta: «Se sulle analisi ci fosse stata una minima ombra, noi ne avremmo parlato e io oggi lo avrei ricordato. Non c’è stato un momento di tentennamento su quel dato».

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