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“Incredibile, è ancora viva!”. Condanna a morte eseguita: ma qualcosa va storto

Pubblicato: 01/10/2026 08:26

Per alcuni minuti tutto sembra procedere secondo un copione già stabilito. La procedura è iniziata, la condannata ha perso conoscenza e nella stanza cala il silenzio. Ma qualcosa non va come previsto: le funzioni vitali non si fermano e il tempo continua a scorrere mentre chi assiste alla procedura si rende conto che l’iniezione letale non sta producendo l’effetto atteso.

La situazione diventa rapidamente un caso d’emergenza. Il cuore continua a battere anche dopo la somministrazione di due dosi del farmaco e dalla sala arrivano segnali che rendono necessario un intervento immediato. I legali della detenuta presentano un ricorso mentre l’esecuzione è ancora in corso, chiedendo di fermare la procedura e consentire l’intervento dei medici.

È quanto è accaduto a Christa Pike, 50 anni, durante l’esecuzione presso la Riverbend Maximum Security Institution di Nashville, in Tennessee. La donna, sottoposta a iniezione letale, aveva perso conoscenza ma continuava a respirare. Secondo la difesa, nella sala si sentiva anche il suo russare.
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Il fallimento dell’iniezione letale

Dopo la somministrazione delle due dosi di pentobarbital, il cuore di Pike continuava a battere. Di fronte al mancato arresto delle funzioni vitali, gli avvocati hanno presentato un ricorso d’urgenza mentre la procedura era ancora in corso.

I media presenti sono stati fatti uscire dalla sala e le tende dell’area destinata ai testimoni sono state chiuse per due volte. Successivamente, il giudice distrettuale Clifton L. Corker ha accolto la richiesta della difesa e autorizzato l’intervento dei medici.

Pike è stata quindi trasferita d’urgenza in un ospedale esterno per ricevere cure salvavita.

Il team legale della donna ha contestato le modalità con cui è stata eseguita la procedura, parlando di un protocollo problematico e poco trasparente. Tra le contestazioni figurano le difficoltà nell’accesso venoso e presunti problemi legati ai farmaci utilizzati.

Il dottor Joel Zivot, docente di medicina alla Emory University e consulente della difesa, ha sostenuto che la quantità di pentobarbital arrivata nell’organismo della detenuta non sarebbe stata sufficiente a provocare l’arresto respiratorio e cardiovascolare. Secondo Zivot, inoltre, il ritardo nell’avvio delle manovre di rianimazione potrebbe avere provocato lesioni cerebrali permanenti.

Il Dipartimento di Correzione del Tennessee ha invece difeso l’operato del personale. Attraverso la portavoce Dorinda Carter, l’amministrazione ha affermato che la procedura è stata condotta seguendo rigorosamente il protocollo approvato dall’Ufficio del Procuratore Generale.

La condanna per l’omicidio di Colleen Slemmer

La vicenda giudiziaria di Christa Pike risale al 1995, quando la donna aveva 18 anni. Secondo la ricostruzione alla base della condanna, Pike partecipò insieme al fidanzato dell’epoca, Tadaryl Shipp, all’aggressione contro la diciannovenne Colleen Slemmer.

L’omicidio avvenne a Knoxville, all’interno di un centro di formazione professionale per giovani problematici. Slemmer venne picchiata, torturata e infine uccisa. Il caso attirò una forte attenzione mediatica anche per la presenza di un pentacolo rovesciato inciso sul petto della vittima, particolare che Pike ha sempre negato di avere realizzato.

Nel 1996 Christa Pike è stata condannata alla pena di morte. La sua recente richiesta di grazia, presentata nel tentativo di evitare l’esecuzione, è stata respinta dal governatore del Tennessee.

Nella richiesta, Pike ha sostenuto di non avere mai avuto intenzione di uccidere Slemmer. Ha inoltre descritto la propria condizione all’epoca dei fatti facendo riferimento ai gravi abusi sessuali subiti durante l’infanzia e a disturbi mentali che, secondo la sua versione, avevano caratterizzato la sua vita quando aveva 18 anni.

La difesa aveva chiesto un riesame del caso proprio per consentire alla giuria di valutare queste circostanze, che secondo i legali non erano state considerate nel processo originale del 1996.

La decisione della Corte Suprema

L’esecuzione era stata definitivamente autorizzata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Nella stessa mattinata di mercoledì, i giudici avevano rimosso la sospensione temporanea concessa dalla Corte d’Appello del Sesto Circuito.

Il caso di Christa Pike presenta inoltre una particolare rilevanza nel quadro della pena capitale in Tennessee. La donna è infatti indicata come l’unica donna condannata alla pena di morte nello Stato del Tennessee negli ultimi duecento anni.

Dal 1976 a oggi, su oltre 1.600 esecuzioni portate a termine negli Stati Uniti, soltanto 18 hanno riguardato donne.

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